Inception: la spettacolare indagine sul pensiero umano di Christopher Nolan

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Questo articolo rivela la trama e la spiegazione dettagliata di Inception, il film di Christopher Nolan, svelandone i significati e gli eventi descritti. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Ogni generazione ha avuto un proprio regista di riferimento, con delle pellicole divenute vere e proprie pietre miliari, capaci a loro volta di saltare le generazioni stesse divenendo opere senza tempo. Se gli anni ’70 e ’80 hanno visto i fenomeni Kubrick (su tutti), Spielberg, Scott e Cameron, si può tranquillamente affermare che i cosiddetti millenials abbiano nelle sorelle Wachowski e in Christopher Nolan i cineasti della propria generazione. Proprio quest’ultimo dai primi anni del duemila ha abituato il pubblico a manifestazioni estetiche sempre migliori. Dallo scrittore e il ladro del bellissimo The Following (1998), primo cortometraggio nel quale già si possono percepire le linee stilistiche di Nolan, passando per Memento (affine a The Following per profilo narrativo) arrivando al grande lavoro di riscrittura del franchise Batman nella sua trilogia capolavoro. Proprio a cavallo del successo planetario del pipistrello e più precisamente del secondo capitolo, quell’opera d’arte chiamata The Dark Knight si frappone un film molto importante, probabilmente il suo migliore: Inception.

Un gruppo di persone, dei ladri professionisti guidati da Dom Cobb, il magnifico Estrattore (Leonardo Di Caprio) riescono ad ottenere attraverso le loro abilità preziose informazioni. Un potente uomo d’affari dapprima metterà alla prova le loro capacità per poi ingaggiarli in una missione  per eliminare la concorrenza diunrande rivale in affari. La missione, di vitale importanza per Cobb, gli garantirà come premio l’immunità al rientro negli Stati Uniti dai quali era dovuto fuggire per l’accusa dell’omicidio di sua moglie. Ritornando negli USA, Cobb potrà riabbracciare i suoi figli, ma avrà bisogno del supporto di tutta la sua squadra. Fino a qui una trama interessante, complessa ed esaustiva, ma il salto verso la ridefinizione del concetto di complessità (o meglio il “calcio”, per utilizzare un termine più contingente) è costituito dal mondo nel quale agiscono i protagonisti e dal relativo modus operandi. Ed è propro qui che Christoper Nolan mette in atto un’opera tanto ambiziosa quanto grande per plausibilità e perfezione.

L’ambiente nel quale “operano” i protagonisti di Inception è infatti costituito dalla mente delle persone e le informazioni cui vengono in possesso sono a sua volta “estratte” attraverso un dispositivo con un timer e dei cavi che collegano il gruppo e che permette loro di operare in un “sogno condiviso”. Il potente uomo d’affari è il giapponese Mr Saito “Il Turista”, e la richiesta per l’ottenimento al ritorno negli USA di Cobb questa volta è rappresentata dalla pratica opposta all’estrazione, ovvero l’innesto. Il gruppo è chiamato nella difficile impresa di entrare nella mente del suo più grande rivale in affari e convincerlo a frazionare l’impero industriale che presto erediterà dal padre.

L’assoluta ed evidente maestria di Nolan nell’amministrare ambienti e nozioni non di facilissima fruizione rende Inception e la sua struttura uno spettacolo visivo che va oltre la dimensione dell’intrattenimento. A proposito di struttura, la configurazione della missione “innesto” viene concepita come un grande sogno a più livelli e con lo scorrere dei minuti la visione diviene un vero e proprio viaggio nel quale i protagonisti diventano compagni di squadra dello spettatore e pur sapendo che la missione “non è strettamente legale”, il processo empatico e di familiarizzazione non tarda ad arrivare. Non è la prima volta, da C’era una volta in America a Il Padrino, il cattivo può essere simpatico.

I personaggi protagonisti del sogno vengono introdotti dalla regia con tempismo e padronanza assoluti. Ad ogni elemento della squadra appartiene un differente livello di sogno. Troviamo dunque Arianna, la spaziale Ellen Page di Juno. Arianna è l’architetto responsabile della creazione delle ambientazioni del sogno, viene reclutata da Cobb in Francia nello stesso ateneo dove è professore, suo suocero Miles. L’incarico cui la squadra è sottoposta risulta molto complesso e delicato e diversi sono gli elementi che nel corso della missione dovranno essere gestiti, dalla fisica delle ambientazioni nei vari livelli alla  connessione e concentrazione che tutto il gruppo dovrà avere per il buon esito del piano stesso. A tal fine viene chiamato in causa Yusuf il Chimico, il quale concepirà uno speciale e potente sedativo in grado di veicolare i protagonisti del sogno in un profondo sonno. Il suo ruolo si rivelerà chiave sia per il composto che somministrerà al gruppo stesso in grado di dare profondità e stabilità al sogno sia perché fattivamente è l’amministratore fisico del primo livello del sogno.

Una volta reso il “viaggio” permanente ed equilibrato fondamentale è l’ausilio di una figura concreta e pragmatica, un lavoratore concentrato ed imperturbabile, un Manovratore. Jason Gordon Levitt è Arthur, colui che in sostanza monitora costantemente con massima attenzione l’andamento delle operazioni. Lewitt rende il suo personaggio credibilissimo pur muovendosi tra concetti e dimensioni problematiche da trasporrere e rendere verosimili nella recitazione. Come nel Robin del Cavaliere Oscuro, una performance controllata ed estremamente produttiva. Nella sceneggiatura Arthur oltre al braccio destro di Cobb è colui che controlla il secondo livello del sogno, “un sogno dentro  un sogno”.  

Nolan decide di affidare un altro passaggio chiave ad un grande performer. Tom Hardy. L’attore britannico ha un ruolo sostanziale nelle dinamiche della storia, interpreta infatti il Falsario Eames. Il suo è un personaggio esperto e versatile con la peculiarità di simulare false identità. Sarà infatti proprio Eames, attraverso la proiezione del padrino del giovane miliardario ovvero Browning, a far palesare all’ereditiero il suo interesse per la cassaforte e quindi il testamento contenuto al suo interno. Tutti i passaggi relativi a Fischer oltre che da Eams vengono continuamente monitorati da Cobb, che riesce perfettamente a innestare la necessità in Fischer di conoscere la natura dell’interesse delle informazioni alle quali aspira Browning. Questo passaggio giustifica a sua volta il terzo livello del sogno, dove Fischer riuscirà ad accedere ad una camera blindata con al suo interno suo padre morente e la famosa cassaforte. Il terzo livello viene controllato da Eams, che deve far fronte all’attacco del subconscio di Fischer materializzato in un commando di difesa militarizzato, e contestualmente controllare Mal, la moglie di Cobb. Ebbene si, perché non poteva mancare a complicare la già articolata trama, la proiezione del subconscio di Cobb, la complessa e tormentata Mall Cobb, morta suicida a causa di un innesto errato per mano dello stesso protagonista Dom Cobb. Il personaggio di Mal, un impeccabile Marion Cotillard è fondamentale, a più riprese si insinua prepotentemente nelle dinamiche della storia con un moto costante, disperato e distruttivo.

Tra i più grandi pregi del lavoro di Christopher Nolan in Inception vi è quello “contenitivo” e il regista inglese riesce perfettamente a controllare gli universi concepiti disciplinandoli con una raffinatezza e puntualità chirurgica, anzi introducendo gradualmente durante la visione concetti e costrutti sicuramente di non facile fruizione o immediata lettura.

La composizione del soggetto di matrice non lineare come per Memento e The Folllowing (con il quale condivide il nome del protagonista “Cobb”) costituisce il primo step comprensivo da affrontare e i continui riferimenti onirici sui quali poggia l’intero concept sicuramente non aiutano lo spettatore e la sensazione a fine visione è quella di un incantevole vertigine emozionale.

I protagonisti del “sogno condiviso” hanno un compito estremamente complesso, arrivare alla recondita essenza di un pensiero umano, comprenderne il significato ed instillarvi un’idea, in questo caso l’anatomia del concetto è la separazione.

Il viaggio verso questo “innesto” è quanto mai complesso e profondo, ma non vi è praticamente mai durante lo svolgimento delle azioni un momento nel quale la costruzione risulta artefatta o priva di logica, pur accarezzando lidi nei quali la distanza tra inconcepibile-ma-coerente e fantastico-e-improbabile risulta assai minima. Rischio che, ad esempio, esplode invece nel colossale e pretenzioso Cloud Atlas delle sorelle Watchoski, il fantascientifico tentativo nel quale proprio le molte informazioni e forse un impianto di scrittura poco compatto e debole hanno contribuito alla sua stessa implosione. Per Inception la storia è differente. I passaggi tra i tre differenti livelli di sogno annesso un ipotetico quarto che nella pellicola costituisce il limbo, vengono espressi e rappresentati  attraverso la lente dell’equilibrio e con una tempistica perfetta.

Il traning che Cobb fa ad Arianna a Parigi in Francia per introdurla al mondo delle estrazioni oniriche è espresso attraverso un cinema straordinario e maestoso, ma non si ripete mai né è mai superfluo. Ricorda vagamente per perfezione e lucida bellezza quel leggendario training di un certo Morpheus ad un certo Neo all’interno del programma Struttura nel capolavoro Matrix.

La sequenza sempre all’interno del sistema di addestramento di Arianna nella quale la studentessa inizia a “giocare con la fisica” degli elementi è un regalo altissimo ed assoluto e la scena della sovrapposizione fisica di un intero quartiere è poesia pura, una manifestazione di strapotere estetico e registico dove tutto parla di perfezione e nulla è criticabile.

Il secondo livello del sogno e le relative intere sequenze nell’albergo rappresentano un’altra sintesi perfetta tra azione ed equilibrio. Per la realizzazione fu concepito un corridoio di trenta metri con una costruzione mobile ancorata a otto enormi cerchi concentrici equidistanti tra loro con due relativi motori che davano energia alla struttura dando la sensazione dell’assenza di gravità.

Una certa critica ha espresso in più occasioni l’impressione di un cinema, quello di Nolan, mancante della capacità di emozionare, tale è la ricerca della perfezione estetica e della logica dei concetti che vengono trattati nei suoi film. Bene, Cobb è accusato di aver ucciso sua moglie e vive questo dramma con un terribile e costante senso di colpa. Le ha impiantato l’idea che il mondo onirico che aveva creato non fosse reale e che l’unica opzione possibile fosse il suicidio. Mal, una volta tornata alla realtà, non sapeva più quale fosse il sogno o il mondo reale cosi si toglie la vita gettandosi da una palazzo, nella realtà, sotto gli occhi di Cobb. L’intensità del dramma che vive Cobb, il suo senso di colpa e l’immenso amore che prova per la moglie si percepiscono anzi perfettamente, sensazioni che vivono in perfetta simbiosi con il monumentale blocco scientifico visivo in una rara e nitida armonia. Il passaggio nel limbo nel quale Cobb incontra Mal è un quadro profondo e adeguato e parla di sentimenti, probabilmente gli stessi del padre industriale morente, che esprime disappunto nel vedere suo figlio sentirsi obbligato a prendere le orme paterne.

Inception e il suo universo, l’impeccabile prova degli attori protagonisti, la magnifica direzione di Christopher Nolan fanno del film un momento da ricordare. Sicuramente nello svolgersi delle diverse visioni si possono apprendere e metabolizzare completamente le “nozioni radicali” di un film che probabilmente ha nel suo chirurgico equilibrio uno dei suoi punti di forza.

Parallelo alla storia vi è il gigantesco impianto sonoro con il quale il compositore Hans Zimmer riceve una nomination agli Oscar. Cosi come la trama e le azioni, anche le musiche assumono un ruolo determinante. Gli effetti straordinari ed i campionamenti audio hanno condizionato pesantemente i trend sonori dei film e dei trailer post Inception. Sull’iconico “Braam” è stato creato un breve caso mediatico ed in particolare sulla sua paternità.

Alcune affermazioni dello stesso Zimmer che si appropriava totalmente della creazione del pezzo infastidirono uno dei compositori, Mike Zarin che per primo venne contattato (BLT Communications) per la realizzazione delle musiche. Alla stampa lo stesso Zarin fece chiaramente comprendere che era più opportuno parlare di un lavoro corale, che in ogni modo lui aveva iniziato e che poi passò per le mani di Zimmer e Hemsey.  Al di là della creazione di un singolo o corale, dal main theme “Braam” di Zarin perfezionato sul suo modello da Zack Hemsey in Mind Heist e con la direzione generale della squadra di Zimmer, l’ost di Inception rimane una prova musicale eccellente, contribuisce oltremodo al coinvolgimento nella storia. L’idea di partire da Non, Je ne regrette rien di Edith Piaf da parte di Nolan, e rallentarla progredendo nei vari livelli di coscienza, è un altro geniale tassello di un puzzle incantevole.

In Inception c’è tutto quel che lo spettatore moderno possa desiderare al cinema, esposto in una modalità che resterà imbattuta ancora per molto.

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