E gira tutt’intorno la stanza: quando Battiato invase anche le notti in discoteca

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Anno 1982. Chi c’era ricorda una scena cantautoriale italiana in leggero declino e il nome di un unico artista che spiccava sugli altri per originalità e capacità di entusiasmare il pubblico: Franco Battiato. Il suo più grande successo era uscito giusto l’anno prima, La Voce del Padrone, l’album con cui Battiato sconvolse la musica italiana. La risonanza di singoli come Centro di Gravità Permanente, Cuccurucucù e Bandiera Bianca si faceva ancora sentire e intanto l’autore siciliano libera un’altra hit destinata al successo globale: Voglio Vederti Danzare, singolo apripista dell’album L’Arca di Noé. Un’album che verrà preso di mira dagli intellettuali del tempo come vicino alla cultura di destra, travisando completamente le vere intenzioni di Battiato, ma che venderà comunque oltre mezzo milione di copie. E il successo di quella canzone sarà tale da portarlo a scriverne una versione in inglese e una in spagnolo, che verranno pubblicate successivamente in dischi dedicati ai mercati esteri.

Il video faceva già sfoggio esplicito della volontà di inglobare suoni esotici e testi colti, caratteristica sempre presente nel Battiato di quegli anni. Ma l’elemento che la rese tanto popolare era quel riff ripetuto con diversi strumenti lungo la durata la canzone, alternato ai versi tanto catchy del ritornello. La componente etnica era netta, ma a quella melodia non gli si poteva negare una certa componente ascendente. A voler usare un termine tecnico unico, verrebbe da dire progressive. Azzardato? Mica tanto, e la dimostrazione la si avrà diversi anni più tardi.

Anno 2003. L’Italia sta di nuovo esportando produzioni musicali per il successo in tutto il mondo, ma stavolta in un ambito completamente diverso, probabilmente meno nobile di un tempo. Sono gli anni di massimo successo della cosiddetta italodance e una rete ben connessa di furbi produttori italiani si sta mostrando come la più affiatata comunità al mondo capace di produrre il suono dance del momento. Sarà un periodo di euforia collettiva che prestò verrà superato, rifiutato, demonizzato per poi essere rivalutato in tempi più recenti. I nomi dei DJ italiani del tempo si fanno strada nei mercati internazionali, spinti soprattutto dalla Germania che a quel tempo propugnava quel tipo di sound: Gigi D’Agostino, Effeil 65 e Gabry Ponte sono nomi che ancora oggi gli appassionati dance dell’epoca ricordano con piacere, anche (soprattutto) all’estero. E Prezioso & Marvin, ovviamente: un trio milanese che esplode nel 1999 con Tell Me Why e continua in quegli anni a ribadire i tratti caratteriali di quello specifico sottogenere dance. Nel 2003 pubblicano la loro ultima hit di grande successo: Voglio Vederti Danzare, il remix della canzone di Battiato.

I grandicelli storceranno ovviamente il naso, ma la storia è piena di ascoltatori giovani che scoprono questa canzone in questo modo, e solo da adulti finiranno per stupirsi a scoprirne l’autore originale. La cosa più interessante è vedere come la canzone originale resti praticamente invariata, e con il semplice utilizzo dell’hardbeat e l’uso del tuba bass che caratterizzava le produzioni dance del tempo diventi di nuovo una hit internazionale, stavolta su una generazione di ascoltatori tutta nuova.

Il successo delle produzioni italiane di quel periodo era dato da una combinazione di elementi ben precisa: voci pitchate che cantano melodie positive, ritmo techno stretto che rincorre le bassline senza pudore e quel riconoscibilissimo suono della tuba, campionato a frequenza più alta, che caratterizzerà per sempre quel periodo dance. Erano elementi semplici e c’era da stupirsi che resistettero così a lungo. D’altronde il mondo delle discoteche funziona per istinti più che per esigenze evolutive, e il grande pregio/difetto dell’Italia fu quella di sposare quella combinazione senza freni, con quella tipica sfacciataggine che in elettronica & dance il mondo ha sempre apprezzato di noi italiani.

Erano tante le denominazioni tecniche che giravano a quel tempo per definire le diverse tendenze dance: l’eurodance era il contenitore generale, l’italodance la branca nostrana, mediterranean progressive, hard trance e dream progressive le varianti che imperversavano negli stessi ambienti. Progressive, appunto. La costante restava quell’aspirazione verso l’alto, quel crescendo che generava sensazioni positive in maniera tanto efficace. Voglio Vederti Danzare di Battiato condivideva quel carattere, lo stesso che gli aveva già dato successo più di vent’anni prima, e vederlo partecipare all’onda lunga della dance italiana anche con la generazione successiva conferma quella certa immortalità che si racconta sulla sua musica. Poi la moda dell’eurodance passò, quei suoni iniziarono ad essere ascoltati con fastidio e rimpiazzati da un ritorno di fiamma dell’underground, i cicli storici tornarono a ripetersi. La costante, in questo caso, fu la dimensione inafferrabile di un artista che ha sempre guardato oltre.

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