Giovanni Lindo Ferretti: storia di un reduce che è tornato a casa

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Giovanni Lindo Ferretti artista tra i più emblematici e anomali del panorama italiano. Nasce a Cerreto Alpi, un paesino di poche anime situato nel cuore delle Alpi reggiane. E come lui stesso afferma:

“Un postaccio in alto, scosceso e aspro, sporco d’umanità e di bestiame”. È qui che ha vissuto e che vive quella Bella gente d’appennino”..

Ha lavorato per cinque anni come operatore psichiatrico, esperienza questa che lo marca profondamente, tanto da fornirgli un’attitudine ad accettare la vita nella sua complessità. Questo disagio psichico e fisico l’ha indotto a diventare un cantante punk, quasi come un volersi ritrovare.

Berlino è la città dove si trasferisce e nel 1986 inizia la nuova avventura, dando vita ai CCCP. Dopo la dissoluzione dell’impero sovietico e le sue ideologie portanti, il gruppo si ricrea nel 1992 con i CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti). Intraprendono un viaggio in Mongolia in sella alla lunga e affasciante transiberiana. Un mondo nuovo o semplicemente un ritorno alle origini. Tabula Rasa Elettrificata, disco frutto proprio di questo viaggio, inizia già a delineare il ritorno a casa. L’ultimo gruppo da lui creato è PGR (Per Grazia Ricevuta), che negli anni 2000 segnano la pace con se stesso e con Dio.

 

 

 

Tutto questo percorso non è stato di certo facile e senza spossamenti. La sua storia è di fatto unica, come unica la vita di ogni uomo. Vera, viscerale. La messa in discussione del proprio io iniziando dal porsi vere domande e ottenendo risposte non sempre valide o assicurate. Da vero poeta, il Paroliere Emiliano affronta nei suoi testi argomenti pieni di denuncia.

Una delle frasi che forse potrebbe illuminare il tutto appare in Depressione Caspica (1990) dei CCCP e recita così:

“Se l’obbedienza è dignità, fortezza
La libertà una forma di disciplina
Assomiglia all’ingenuità la saggezza”

 

La libertà è in sostanza una forma di (in)disciplina. Il perfetto compimento si raggiunge solo se presente il suo opposto, il suo complemento. In questo modo nascono forme autonome, originali poiché sono pregne di tutto: rigorose, disciplinate, ma nello stesso tempo insubordinate, quasi anarchiche. Vi è di tutto. Un po’ come la sua vita. Un reduce che ha provato l ‘esistenza di vari mondi, prima le origini in cui è nato e cresciuto, poi la carriera di cantante e infine il ritorno a casa, per colmare l’insoddisfazione della propria esistenza.

Lui ha fatto pace con la propria famiglia ed è tornato sui monti. Ma questo tutto sommato è lo scopo di tutto: stare bene con se stessi. Il fine giustifica i mezzi, poco importa se altri lo denigrano, gli danno del traditore, i suoi testi restano pregni di parole a cui non si può essere indifferenti se si possiede quel minimo di sensibilità che è obbligatorio quando si ascolta o si legge. In caso contrario tutto diventa superficiale e senza senso.

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