La Voce del Padrone: come Franco Battiato sconvolse la musica italiana

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Oggi, se si accende una radio, difficilmente non ci si trova davanti a un brano di Francesco Gabbani, il quale ha vinto l’ultimo Festival di Sanremo con una canzone che univa l’alto e il basso, il pop e il citazionismo, riuscendo a piacere a piccoli e grandi, dopo anni di gavetta nei dintorni di Massa Carrara.

Qualcuno a questo proposito ha gridato al miracolo, dimenticando però un fatto fondamentale. Questo miscuglio di generi, di “piacioneria” ed intellettualismo allo stesso tempo non è frutto di questo ragazzo toscano, ma deriva – e lui stesso l’ha ammesso – da un grande cantautore che ha sconvolto la vita di migliaia di persone con le sue canzoni.

Siamo nel 1981. E un uomo siciliano, che nella vita ha sempre sperimentato, decide di avvicinarsi al mondo del pop unendo le sue canzoni a melodie ballabili in un album che ancora oggi chi lo rivede sugli scaffali dei vinili, difficilmente non lo acquista.

La Voce del Padrone di Franco Battiato è diventato un cult, una di quelle perle che pochissimi cantautori possono fregiarsi di avere composto.

L’album comincia con “un’estate su una spiaggia solitaria” che vuole essere un luogo sia metafisico sia nostalgico e reale, sulla strada tra la gioventù e l’età adulta, tra i ricordi e i rimpianti.

Un ponte che guida l’ascoltatore verso una delle vere e proprie canzoni che hanno saputo raccontare l’Italia di allora e continuano a profetizzare l’Italia odierna. Bandiera Bianca è una raccolta di citazioni e di brevi slogan che riescono a rendere l’idea del Paese dove il cantautore vive. Tra i grandi compositori classici e l’americano Bob Dylan (qui chiamato “Mister Tamburino”, ispirato a una sua celebre canzone) “c’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero” (lo stesso Battiato).

La musica piano e orchestra si fa ritornare a un’intimità e Gli Uccelli non è altro che un’ode al volo reale e al volo onirico dei sogni degli uomini “di questo Sistema Solare”.

E se i sogni fanno andare la mente al futuro, Cuccurucucù fa tornare al passato, all’adolescenza, alle prime esperienze e alla musica che si ascoltava negli anni Sessanta. Un brano dove il citazionismo la fa da padrone, che quasi sembra di sfociare nel cut-up di Burroughs.

La canzone successiva, invece, è ispirata alla filosofia di Gurdjeff, al quale pensiero Battiato si era molto avvicinato nei mesi prima all’uscita del disco. Segnali di vita è una di quelle ballate che faranno la fortuna del Battiato successivo, forse leggermente più pop ma sempre a un livello alto di composizione, tra La Cura e Apriti Sesamo.

E veniamo al balletto che ha ispirato Gabbani, e prima di lui Silvestri, e prima di loro molti altri. Centro di Gravità Permanente è una di quelle canzoni che ha cambiato veramente la visione del significato nelle canzoni. Perché se da una parte è forse meno misteriosa di altre, dall’altra nasconde benissimo la visione del cantautore. E l’opzione più autorevole continua ad essere quella di una ricerca difficoltosa dell’autore della pace all’interno di sé.

L’album si conclude in un’ode esplicita al sesso con Sentimiento Nuevo.

Musicalmente, si può definire lo specchio della personalità di Battiato, che dietro a un comportamento e un’estetica abbastanza timida, nasconde un’anima istrionica. Quindi nel 1981 decide di mettere su disco tutti i generi di mode dell’epoca, creando il vero pop intellettuale italiano. New wave, punk e rock progressivo costruito con i sintetizzatori e hammond e vibrafono.

Un non-genere che però influenzerà tutti in Italia, e sfidiamo chiunque ad affermare il contrario. Lo sentirete ovunque. Dall’esplicitezza dei Baustelle all’intimismo di Colapesce, passando per gioco di citazioni nei cantanti di pop radiofonico, il suono di Franco Battiato si muove come un camaleonte e lo ritroviamo continuamente. Perché Battiato non è soltanto un cantautore italiano che si diverte con parole arzigogolate su musiche folli.

Battiato è la Musica Italiana.

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