L’immortalità di Franco Battiato

Io credevo che Franco Battiato fosse immortale. Sarà che c’è sempre stato, sarà che quel suo cantare di viaggi interstellari si è impresso nel mio subconscio di bambina e me lo ha fatto immaginare così, in viaggio attraverso le ere cosmiche, serafico, emancipato dal caos delle cose mortali.

E invece non lo è. E fa male. Fa male come fosse uno di famiglia, un parente in comune che abbiamo tutti; è un dolore privato, fatto di ricordi personalissimi e pubblico, fatto di emozioni condivise. I sentimenti si confondono ed i ricordi affiorano a frotte. Sopravvengono le domeniche pomeriggio d’estate e l’odore di brillantina, i lunghi viaggi in macchina in cui mi addormentavo sul sedile posteriore mentre lui cantava di voli d’uccelli e indirizzava i miei sogni nello spazio tra le nuvole, i pomeriggi bambini a ruotare come dervishes turners finché girava tutto intorno alla stanza, i ritornelli radiofonici che cantavo un poco stonata senza rendermi conto che erano un’iniziazione filosofica, le borse sotto gli occhi e il freddo che entra nelle ossa, ma anche le citazioni dotte assieme alle melodie orecchiabili, le prime interrogazioni esistenziali, la metafisica, il disperato bisogno di attimi di silenzio e la miseria della vita negli abusi di potere, la sempiterna stagione dell’amore che viene e va, i desideri che non invecchiano come i sentimenti che tengono alta la vita ed ancora il traffico che ci sfianca, le strade deserte, le zone depresse e gli alberghi pieni e poi le  bandiere bianche che sventolano sui ponti e i programmi demenziali, la mente che si perde dietro i pensieri associativi e l’inglese che il giorno della fine non ci servirà e quell’animale che noi tutti ci portiamo dentro e che non ci fa vivere felici mai. Praticamente un contenitore di tutto lo scibile e le emozioni umane.

Franco Battiato si è preso la briga di prenderci per mano ed accompagnaci nella scoperta di quello che è il nostro passaggio su questo mondo. E lo ha fatto così, con quel suo assurdo essere pop ed intellettuale, la capacità esclusiva che aveva di fondere spiritualità e tormentoni, musica classica e hit da classifica, di farci interrogare sulle nostre mediocrità e di spingerci ad elevarci, ad essere consapevoli. Franco Battiato non ha inciso solo sulla nostra formazione musicale, ma anche su quella emotiva, sentimentale, intellettuale, è stato capace di farci cantare le cose che i professori cercavano di insegnarci a scuola con scarso esito, ci ha mostrato quell’inesausto senso di ricerca che ci accompagna e ci ha spinti alla scoperta di quel centro di gravità permanente che non troveremo mai.

Un po’ freak e un po’ nerd, un po’ Maestro ed un po’ discepolo, forse Franco Battiato immortale lo è davvero. E lo è attraverso le sue canzoni che oltre la sua e la nostra vita mortale, resteranno ad attraversare il tempo e lo spazio ed a parlarci di essenze e presenze, di cose materiche e di altre ultraterrene, di contemplazione, di lacrime ed arcobaleni ed a ricordarci di quanto sia difficile, ma non impossibile, trovare l’alba dentro l’imbrunire.

La tristezza, come tutte le cose della vita, è transitoria, il suo lascito invece è eterno. Grazie per sempre.

Franco Battiato su Auralcrave

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2 comments

  1. Ciao! Non mi stancherò mi di menzionare il suo primo album, Pollution, dal quale emerge il Battiato più sperimentatore. Ha precorso i tempi e di molto.
    Bellissime impressioni e bellissimi ricordi i tuoi. Grazie

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