La musica italo dance anni ’90: le canzoni che hanno fatto storia

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C’è stato un tempo, nella musica dance, in cui noi italiani eravamo i numeri uno a livello mondiale. Un tempo ben preciso, che inizia nella prima metà degli anni ’90 e finisce agli inizi degli anni 2000, un arco di tempo parecchio lungo in cui la dance aveva scoperto la formula perfetta che euforizzò tutti. Fu una delle ultime volte in cui la dance divenne mainstream oltre il limite di guardia, uno di quei casi tipici in cui un insieme di coincidenze specifiche porta quella musica a una popolarità stratosferica, talmente devastante che viene subito seguita da un periodo di rifiuto, in cui quel tipo di musica verrà a lungo demonizzata dall’opinione generale: era successo vent’anni prima con la disco music, succederà vent’anni dopo con l’EDM di Guetta, Avicii & co.

Gli anni ’90 dance sono una delle cose più riconoscibili per i grandicelli che li hanno vissuti. Era una musica definibile e identificabile in maniera inequivocabile, con linee vocali melodiche ben sviluppate, ritmi parecchio energici (che spesso non disdegnavano di sforare nella trance) e suoni emblematici, come quel tuba bass che spesso bastava da solo a creare un successo di classifica (a volte era sufficiente applicarlo a una vecchia hit ed era fatta, come accaduto nel 2003 a Voglio Vederti Danzare di Franco Battiato). Probabilmente fu quello il punto debole di quel periodo: una struttura fatta di pochi elementi funzionali, che si prestava bene ad essere esemplificata e plastificata per la produzione di massa, quella che tipicamente porta alla qualità inferiore e all’inflazionamento sul pubblico.

Nel periodo più florido, però, fu una delle fasi più aggreganti ed euforizzanti della storia della dance. L’Europa fu culla e traghettatrice per tutta la durata di quell’onda, con Belgio e Germania sempre ai primi posti nelle classifiche mondiali. I migliori, però, eravamo noi italiani. Sarà perché quando si tratta di metterci un po’ di faccia tosta, siamo quelli che riescono a farlo senza troppi sensi di colpa e con la giusta dose di divertimento. Esiste uno stuolo di tracce che si ricordano di quel periodo, che hanno conquistato le classifiche mondiali e che non tutti sanno essere un prodotto di realtà artistiche italiane. Perché erano fatte con tutti i crismi, e quasi sempre cantate in inglese, cosa che istintivamente farebbe pensare a produzioni britanniche o americane. Nulla di più sbagliato: a quei tempi l’Italia dava due piste sia all’Inghilterra che agli Stati Uniti, e nessuno dei due era in grado di produrre le tempeste perfette fatte da noi italiani.

Quelle che trovate qui sotto sono alcuni esempi storici di successi made in Italy che hanno sconvolto le classifiche dance anni ’90, in Italia, in Europa e nel mondo. Rigorosamente limitate agli anni ’90 e ai dodici mesi dell’anno 2000 (musicalmente ancora appartenente a quell’era), distribuite tra successoni che sicuramente conoscete (e riconoscerete) come produzioni italiane, altri che forse avrete dimenticato e altri ancora che ricordavate benissimo ma non avreste mai immaginato come prodotti italiani. Rigorosamente in ordine di uscita, in modo da apprezzarne anche l’evoluzione. Italians do it better.


Cappella – U Got 2 Let The Music

Cappella è il progetto ideato da Gianfranco Bortolotti, una colonna della scena dance italiana già dagli anni ’80. La composizione del progetto cambierà negli anni, ma nel loro periodo di massima visibilità i frontman sono due inglesi, Kelly Overett e Rodney Bishop. U Got 2 Let The Music è del 1993 e raggiungerà la seconda posizione delle classifiche britanniche.


Playahitty – The Summer Is Magic

Dietro Playahitty si nasconde Emanuele Asti, produttore friulano nato artisticamente in quegli anni e presente ancora oggi dietro le storie commerciali del nostro paese (è stato anche uno dei produttori del primo album di Valerio Scanu). La voce femminile è quella di Jenny B, catanese, la stessa che originariamente cantava The Rhythm Of The Night dei Corona (che incontreremo più avanti). The Summer Is Magic è uscita nel 1994 ed è stata un tormentone estivo praticamente in ogni nazione d’Europa.


Robert Miles – Children

Robert Miles nasce in Svizzera ma è di fatto un italiano, cresciuto artisticamente in Italia, figlio di genitori italiani. Children, uscita nel 1995, sarà la canzone con cui tutti lo ricorderanno, rimasta in classifica in Italia per sei mesi e entrata in quelle internazionali di ogni continente. Quella produzione era dedicata ai bambini vittime della guerra civile in Jugoslavia, e quel suo paso sognante fu il miglior contraltare agli eccessi dei rave che imperversavano in quel periodo. Morto di tumore nel 2017, ci ricordiamo ancora di lui per questa canzone e per il carattere che ha messo nelle sue produzioni.


Corona – Baby Baby

La mente dei Corona era Checco Bontempi, mentre il volto era soprattutto quello della cantante brasiliana Olga Souza. Alla fine diventarono uno dei nomi associati per primi alla eurodance anni ’90, in tutto il mondo. Baby Baby uscì nel ’95, lo stesso anno in cui uscì l’album con cui finirono al secondo posto nella Billboard chart americana.


Netzwerk – Memories

I Netzwerk sono Fulvio Perniola, Gianni Bini, Marco Galeotti e Maurizio Tognarelli. Produssero solo cinque singoli, dal ’92 al ’97, e per due di essi di avvalsero della voce della cantante statunitense Simone Jay. Memories fu una delle hit più ballate nelle discoteche italiane nel ’95.


Alexia – Summer Is Crazy

Alexia è Alessia Aquilani, ligure, salita alla ribalta tra il ’95 e il ’96 con pezzi dance spigliati che arrivarono primi nelle classifiche italiane nonostante nessuno ancor aconoscesse il suo nome. Summer Is Crazy esce nel ’96, prodotta da Roberto “Robyx” Zanetti, e arriverà in top ten anche in Spagna e Finlandia, risultato replicato col suo singolo successivo Number One. Poi arriverà Uh La La La e il suo volto pop, che in realtà spopolerà ancora di più. Ma la prima Alexia era piena efficacia italo-dance.


Gala – Freed From Desire

Lei è Gala Rizzato, milanese, in quegli anni considerata la migliore voce dance d’Italia, capace di vantare diversi riconoscimenti in tutta Europa. Freed From Desire esce nel 1996, e dietro c’è lo zampino sapiente di altri due esperti italiani, Molella e Phil Jay. Nel ’98 uscirà Come Into My Life, album con cui venderà sei milioni di dischi in tutto il mondo. Ancora oggi Freed From Desire, Come Into My Life e Let a Boy Cry restano tra le canzoni dance più ricordate di quella decade, non solo in Italia.


Neja – Restless

Neja è Agnese Cacciola, cantante torinese che cominciò in quegli anni una carriera che continua ancora nei giorni nostri. Restless esce nel ’98, il produttore è Alex Bagnoli e la canzone finirà prima nella classifica dance italiana, ricevendo popolarità anche nel resto d’Europa.


The Tamperer feat. Maya – Feel It

The Tamperer feat. Maya è uno dei tanti progetti musicali ideati da Fargetta durante i suoi anni in radio. Insieme a lui qui ci sono Alex Farolfi e la cantante americana Maya Davis. Feel It esce nel ’98 e sarà un successo in tutta Europa, finendo prima in Inghilterra, Irlanda e Belgio.


Eiffel 65 – Blue (Da Ba Dee)

Blue (Da Ba Dee) è ancora oggi una delle canzoni rimaste più scolpite nella memoria di chi frequentava le disco commerciali negli anni ’90, in tutto il mondo. Gli Eiffel 65 (Gianfranco “Jeffrey Jay” Randone, Maurizio Lobina e Gabry Ponte) si formarono praticamente solo per comporre questa canzone, nel ’98, senza grosse aspettative circa il suo successo. Dopo essere emersa dall’underground in Italia, venne pubblicata anche all’estero e divenne un successo ovunque. Fu l’ultima volta che un artista o gruppo italiano mandò un singolo in cima alla Eurochart Hot 100, classifica generale che include tutti i generi. Prima di loro ci era riuscito solo Zucchero, nel 1987, con Senza Una Donna.


The Soundlovers – Surrender

The Soundlovers è la collaborazione di Molella e Phil Jay (gli stessi di Gala) con Roby “RSDJ” Santini e Gianni Fontana. Surrender fu uno dei loro più grandi successi, pubblicato prima in Italia nel ’98 (prima in tutte le classifiche dance) e poi replicata anche nel resto del mondo. In Italia la ballammo per mesi.


Mabel – Disco Disco

Mabel è il progetto del produttore toscano Marco Talini. Il primo singolo fu Disco Disco, uscito nel ’99 e subito notato anche all’estero (anche perché ormai eravamo sotto la lente di tutta Europa). In Italia fu tra i singoli più venduti dell’anno, successo replicato l’anno dopo da Bum Bum. Le vendite modeste dell’album Destination causerà la chiusura del progetto, nel 2002.


Prezioso feat. Marvin – Tell Me Why

I virtuosi del tuba bass, coloro che faranno di quel sound la vera bandiera della dance italiana. Il trio era composto da Giorgio Prezioso, Andrea Prezioso e Alessandro Moschini. Tell Me Why sarà il loro primo singolo, uscito nel ’99, e resterà il loro successo più grande, sia in Italia che all’estero. La loro onda di popolarità continuerà anche nella prima metà dei ’00 e il loro sound diventerà riconoscibile in vari paesi europei.


Kim Lucas – All I Really Want

Kim Lucas in realtà è nata e cresciuta in Inghilterra, ma la sua carriera nella musica comincia in Italia, grazie alla guida di Roberto Turatti. La regia si avvale di tutta l’esperienza maturata dalla sensibilità italo dance e il primo singolo, All I Really Want, uscirà nel ’99 e finirà in top ten in svariate classifiche europee.


Magic Box – Carillon

Con Magic Box, progetto del musicista laziale Tristano “Trix” De Bonis, si entra negli anni ’00. Carillon fu il suo primo singolo, pubblicato ufficialmente nel 2000 ma scritta da lui undici anni prima. Il suo ipnotico riff melodico gli farà scavalcare i confini, diventando nota anche in Svizzera e Francia.


Mauro Picotto – Komodo (Save A Soul)

Cresciuto artisticamente intorno alla Media Records di Giancarlo Bortolotti (quello dei Cappella all’inizio di questa lista) e presto maturato con uno stile preciso, Mauro Picotto diventerà uno dei dj italiani più richiesti e si farà un nome nelle scene techno e trance italiane ed europee. Komodo (Save A Soul) resterà il suo più grande successo, con quei riff sintetici che balleranno in tutta Europa. Raggiungerà la top ten in Austria e Svizzera e sarà disco d’oro in Germania.


Bamble B – Crime Of Passion

Vero e proprio progetto-ombra, durato per soli due singoli e poi svanito nel nulla, Bamble B è un’idea del dj palermitano Charlie Mauthe insieme a Luca Lento, Roberto Terranova e Vincenzo Callea. La cantante era Marcia Crawel e Crime Of Passion sarà una delle hit più ballate dell’estate ’00.


Billy More – Up & Down

La drag queen più scandalosa d’Italia in quegli anni era Massimo Brancaccio, un habitué delle serate meneghine e in particolare dello Zip. Fu lì che incontra Roby Santini (lo stesso dietro i Soundlovers poco sopra), che lo convincerà a gettarsi nel mondo della musica, aggiungendo presto come vocalist John Biancale (nato in Canada, figlio di immigrati italiani). La sua prima canzone fu Up & Down, uscì nell’estate 2000 e, complice il video, finirà ai piani alti delle classifiche di mezza Europa.


Gigi D’Agostino – L’Amour Toujours

Gigi D’Agostino è di diritto l’unico che può chiudere questa lista. Probabilmente il primo nome che viene in mente quando si parla di italo-dance in tutto il mondo, per molti il dj italiano per eccellenza. La sua carriera cominciò a metà anni ’90 ma il grande successo arrivò coi singoli di L’Amour Toujours, il suo doppio album del ’99, che comprendeva sia il suo volto più commerciale (c’erano Another Way, The Riddle, La Passion e The Way) che quello più techno (oltre alla hit Bla Bla Bla si distinguevano Movimento, Coca e Avana e Cuba Libre). Ma L’Amour Toujours è ancora il suo pezzo più rappresentativo e il miglior esempio di come la dance italiana riuscisse a entrare nei cuori degli appassionati e a spaccare le classifiche. Dopo questa, cominceranno ufficialmente gli anni ’00. E sarà una cosa parecchio diversa.

 

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3 comments

  1. Che Freed from the desire fosse italiana, non lo sapevo! WOW!
    Non dci dovrebbe essere pure mo-do con la mitica Eins Zwei Polizei???

  2. Noooooo pure rhythm of the night!!!!!! Mai stato cosi’ orgoglioso del mio paese. Cioe’, mettiamo rhythm of the night al posto dell’inno!!!!

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