Le migliori canzoni per (ri)scoprire Franco Battiato

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Quella di Battiato è una cultura vasta, immensa, senza confini. Un fattore che si immerge e condiziona totalmente quello che fa: creare dei capolavori musicali. Per questo è diventato un artista che si mostra al mondo come una continua scoperta, svelando dopo ogni ascolto piccoli particolari che precedentemente non si notavano. La sua è una discografia che è quasi impossibile da decifrare nel suo codice. Una carriera senza pause, dal 1965 a oggi, da quando un certo Gaber lo spinse “dentro” il suo mondo nel migliore dei modi. Dieci/venti/trenta canzoni per (ri)scoprire e capire Battiato non bastano, anzi, per capirlo non è sufficiente nemmeno il suo intero repertorio musicale. Ed è proprio questa la cosa che affascina di più. Eppure entrare in parte dentro al suo mondo è possibile, ed è quello che cercheremo di fare con le canzoni di questo articolo. Un modo per coprire le diverse facce di un artista pieno di risorse.


Energia

“Negli anni ’80 nessuno avrebbe mai pubblicato il mio Fetus”. Fetus è il nome del suo primo lavoro, quello elettronico puro, coraggioso, con suoni campionati e impensabili per l’epoca. Battiti rapidi di cuori, chitarre, fiati e chitarre. Il brano Energia è sicuramente l’emblema della sua fase iniziale e la testimonianza di quanto Battiato si trovi in forte anticipo sui tempi, con una mente da visionario geniale.


L’era del Cinghiale Bianco

Un’altra situazione analoga alla precedente ma più “light” è quella che si presenta in seguito nel 1979, con l’album L’era del Cinghiale Bianco e con la sua omonima hit. Un lavoro che ruota attorno alla creatura del cinghiale. Alla base di tutto Paolo Jachia trova l’ostilità contro i falsi idoli e le false religiosità. Nella religione celtica il cinghiale era simbolo dell’autorità spirituale e Battiato è molto diretto e chiaro con le parole: spero che ritorni presto l’era del Cinghiale Bianco. E se qui si trovano i primi tratti contro il falso religioso, i primi passi verso la ricerca di Dio – costante della vita di Battiato – in Bandiera Bianca del 1981 noteremo la lotta contro i falsi idoli, una lotta contro ogni forma di potere che non rispetta l’uomo e la sua persona.


Prospettiva Nevski

L’intelletto umano ha una forte centralità per Battiato e lo si nota nel lavoro Patriots (1980). Un album che dimostra l’esistenza senza confini del cantautore siciliano, con arrangiamenti arabeggianti e forti critiche al pop senza contenuto. Qui troviamo Arabian Song, il primo brano che fa capire l’alchimia tra Battiato e il mondo arabo. Nello sesso album c’è anche Prospettiva Nevski: e il mio maestro mi insegnò quanto è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”.


Gli Uccelli 

Cosa c’è dopo la morte? In altri pianeti esistono uccelli, chissà se il nostro sistema solare è unico come crediamo che sia. La prima frase è una di quelle domande che Battiato si farà spesso durante la sua vita, prima e dopo il “pieno” della sua fase filosofica, mentre la seconda è una frase tratta da Gli Uccelli (La Voce del Padrone, 1981). Una semplice ballad, classica, delicata, che descrive il volo degli uccelli. Un brano geniale e ancora oggi uno dei pilastri della musica italiana.


Radio Varsavia

Nel 1982 Battiato si trova nel vivo della sua carriera. L’Arca di Noé, l’album in cui si trova l’immensa Voglio Vederti Danzare, segna il periodo meno compreso della carriera del cantautore siciliano. Brani come l’esodo e Radio Varsavia creano un significato distorto nel collettivo. Radio Varsavia venne criticata molto – in particolare dalla Stampa – con l’accusa di aver inserito nel disco “la cultura della nuova destra”. Battiato si difenderà in seguito dicendo che anche Bertoli – schierato a sinistra – tratterà l’analogo argomento e che il significato associato dal cantautore siciliano è esattamente l’opposto.


La Stagione dell’Amore

La Sicilia, come ogni terra “lasciata”, torna sempre nel cuore di chi è andato via. Orizzonti Perduti (1983) è un album di chiara ispirazione siciliana e l’emblema lo troviamo nel brano un’altra vita. Orchestre, sound elettronici, continue fughe dalla realtà, sono i pilastri di questo capolavoro “battiatiano”.


No Time No Space

Se nel 1983 la fuga dalla realtà era solo un desidero, nel 1985 con No Time No Space (Mondi Lontanissimi) diventa reale. Da Via Lattea a L’animale Battiato riproporrà al mondo – che resterà a bocca aperta – un ambiente futuristico, con visione positive della tecnologia, astronavi e stelle.


E Ti Vengo a Cercare

Per tre anni ci sarà una pausa, verranno create delle raccolte – una in spagnolo – ma nessun lavoro inedito. Nel 1988 nasce Fisiognomica, il suo quindicesimo album. Qui Battiato ritorna alla musica leggera, al sentimento popolare di E ti vengo a cercare. Un capolavoro senza tempo che mostra ancora il suo modo di pensare, la sua ricerca della “luce”, del divino. E ti vengo a cercare insieme a Nomadi e l’Oceano di Silenzio verranno eseguiti successivamente alla presenza di Giovanni Paolo II. Nulla è lasciato a caso e questo fa capire molto.


Povera Patria

Il sedicesimo album arriva nel 1991, successivamente a Giubbe Rosse, un suo album dal vivo. Si chiama Come un cammello in una grondaia ed è diviso in due parti: opere di Battiato e lieder di autori di musica classica. L’album di Povera Patria, un lavoro politico per “spiegare” la situazione italiana. Lo strapotere, l’oligarchia, un’Italia morente.


La Cura

Dal 1965 al 1991 i capolavori sfornati sono stati molti, forse troppi per l’attuale situazione. Non siamo pronti e non lo eravamo. Per questo, il miglior modo di concludere questa riscoperta è con altre due canzoni-simbolo del cantautore siciliano. Una è La Cura, dal suo album L’Imboscata (1996). che non ha bisogno di spiegazioni e analisi.


L’Ombra della Luce

L’Ombra della Luce appartiene invece ancora a Come un cammello in una grondaia (1991). Il brano definito da Battiato come uno dei punti più alti della sua carriera, il più maturo, quello più vicino alla luce. Quella luce tanto ricercata per tutta la vita e ritrovata grazie allo studio della filosofia buddhista, quella del libro tibetano dei morti, una immensa fonte d’ispirazione del nostro cantautore. L’ombra della luce è lo stato migliore della vita terrena, non possiamo vederlo ma soltanto intuirlo. La famosa quarta dimensione.

“È tempo di lasciare questo ciclo di vite”. Ci sono molte vite da vivere secondo questa concezione e forse è l’unico modo per poter capire e apprezzare davvero questo immenso cantautore.

 

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