Queen, Innuendo: l’album dell’addio di Freddie Mercury

1990. Era da poco terminata la promo di The Miracle, quando i Queen tornarono subito a lavoro per realizzare il quattordicesimo album in studio dove trascorsero gran parte dell’anno: stiamo parlando di Innuendo. Il disco fu pubblicato in Gran Bretagna e in molti paesi del globo il 4 febbraio 1991, circa 10 mesi prima che Freddie morisse a causa dell’Hiv scoperta pochi anni prima, nel 1987, ma comunicata ai suoi compagni di viaggio solo nel 1989 quando ormai era divenuta Aids.

“Dopo le parole di Freddie ho sentito un freddo dentro le ossa che non proverò mai più” . Con queste parole Bryan commentò quell’incontro nella casa londinese del cantante.

Apprezzato dai più come uno degli album migliori della storia della musica rock, Innuendo rappresenta sicuramente uno dei prodotti discografici più iconici della band britannica, soprattutto per lo spirito sotteso e per il contesto a cui è legato. Perché, nonostante tutto, questo album rappresenta un testamento per i Queen e soprattutto per Freddie Mercury, frontman che mai nessuno eguaglierà nella storia della musica, per il suo trascorso, il suo carisma, la sua voce, le sue parole, le sue poesie e i suoi messaggi.

You can be anything you want to be
Just turn yourself into anything you think that you could ever be

Queen – Innuendo

Sono solo alcuni versi di Innuendo, title-track che dà il nome al disco e che, come molte canzoni post ’86, mai è stata eseguita live dalla band al completo. Venne, invece, eseguita dal vivo al Freddie Mercury Tribute Concert del 1992 insieme a Robert Plant in una versione che comprendeva anche alcune citazioni da Kashmir e di Thank You – dei Led Zeppelin – e che eliminava completamente l’assolo di chitarra acustica.

Ma al contrario delle aspettative, le pessime condizioni di salute di Plant furono motivo di una performance non esattamente all’occhiello, tale che fu proprio lui a chiedere espressamente agli altri che la canzone non fosse inserita nelle edizioni video dell’evento. Ultima, ma solo nella tracklist dei 12 brani del disco, The Show Must Go On viene considerata un epitaffio del cantante di origini parsi/ indiane, sebbene il testo fosse stato scritto interamente da May. Il videoclip, invece, venne realizzato unendo vecchi video, concerti e altri momenti della band perché ormai lo stato di salute di Mercury era peggiorato.

Il cantante aveva già realizzato il suo ultimo video il 31 maggio 1991, quello di These Are The Days of Our Lives, un vero e proprio congedo forzato dalla vita e dal destino più che mai beffardo. Roger scrisse il testo pensando ai propri figli, ai ricordi, alla vita, ma ovviamente all’epoca assunse un significato completamente diverso. Freddie cantando quel pezzo stava dando il suo ultimo addio al mondo intero.

These are the days of our lives
they’ve flown in the swiftness of time
these days are all gone now but some things remain
When I look and I find, no change

Those were the days of our lives, yeah
The bad things in life were so few
Those days are all gone now but one thing’s still true
When I look and I find, I still love you
I still love you

Queen – These Are The Days Of Our Lives

Impossibile restare inermi all’ascolto di questi versi, struggenti. Se solo pensiamo a quante emozioni un artista simile ci avrebbe ancora potuto regalare, a partire dalle sue ispirazioni, dai suoi testi e perché no, anche dalla sua vita, non sempre perfetta, anzi spesso sul filo di un rasoio, ma vissuta, piena e intrisa di significati e messaggi sociali che ad oggi mancano come il pane. D’altronde Freddie stesso dichiarò:

“Ho vissuto alla grande e se morissi domani non mi importerebbe nulla. Ho vissuto pienamente”

E a noi piace ricordarlo così.

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