“I Still Love You”: l’ultimo saluto di Freddie Mercury su video

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La storia della malattia che condurrà Freddie Mercury alla morte è stata esposta alla risonanza mediatica dei giornali fin troppo, già negli ultimi anni della sua vita. Il leader dei Queen faceva del suo meglio per tenere privata quella parte della sua vita, ma i tabloid furono spietati nel raccontare le condizioni fisiche che deterioravano ad ogni sua nuova, sporadica apparizione.

L’HIV gli verrà diagnosticato nel 1987 e gli ci vorrà ben quattro anni, fino al 24 Novembre 1991, per portarlo alla morte per la broncopolmonite causata dall’AIDS. Ma per tutto questo tempo, Freddie Mercury mantenne il massimo riserbo sulla sua salute, rifiutandosi di rilasciare alcuna dichiarazione ufficiale. Fino a quando sentì la morte vicinissima: il comunicato stampa in cui confermava di avere l’AIDS fu diffuso poco più di 24 ore prima del suo decesso, il 22 Novembre 1991. Questa la dichiarazione ufficiale:

A seguito delle enormi congetture apparse sui giornali nelle ultime due settimane, desidero confermare di essere risultato positivo al test HIV and di avere l’AIDS. Ho ritenuto corretto mantenere riservata l’informazione fino ad ora, per proteggere la privacy di chi mi circonda. Tuttavia, è tempo che gli amici e i fan in tutto il mondo sappiano la verità, e spero che tutti mi stiano vicini, i dottori e tutti gli altri nel mondo, nella lotta a questa malattia. La privacy è sempre stata molto importante per me e sono celebre per essere restìo alle interviste. Vi prego di comprendere che questa condotta continuerà.

La verità è che Freddie Mercury non si era mai arreso. Ovviamente aveva interrotto i tour e anche le apparizioni pubbliche. L’ultima fu quella ai BRIT Awards del 1990, qui sotto.

Quella cerimonia vede un Freddie Mercury emaciato e debole, che resta in secondo piano mentre a prendere la parola è Brian May, l’altro leader dei Queen. Terminato il discorso di May, Mercury si avvicina serio al microfono per dire in maniera sbrigativa “grazie, buonanotte.”

La debolezza di cui Mercury era vittima in quei mesi era impressionante. Non esistevano cure efficaci all’AIDS in quegli anni (la vera svolta in campo medico si avrà pochi mesi dopo la sua morte), e il virus si andò “mangiando” mese dopo mese le parti del suo corpo, fino ad arrivare (secondo un’intervista rilasciata da Brian May) ad amputargli un piede. Eppure Mercury voleva resistere. Continuava, quando poteva, a frequentare gli studi di registrazione, in cui riusciva a metterci la voce per un’ora o due, per poi cedere alla stanchezza. E tutti i membri della band lo sostenevano come potevano, ovviamente. Fino ad aiutarlo ad apparire nell’ultimo video ufficiale della band, These Are The Days Of Our Lives, che contiene le ultime immagini ufficiali in assoluto di Freddie Mercury.

Brian May ha ricordato successivamente in maniera commossa le riprese di quel video. Raccontò che Freddie Mercury fu sottoposto a ore e ore di trucco, prima di poter dare l’impressione di essere sufficientemente ok. Era estremamente debole, e prendeva un bicchiere di vodka di tanto in tanto per dargli energia. Ma voleva esserci.

Negli ultimi fotogrammi di quel video si vede un Freddie Mercury smagrito, con le guance incavate, alzare il viso al cielo, facendosi investire dalla luce dei riflettori, per poi abbassare lo sguardo un attimo, guardare in camera con occhi benevoli e sussurrare le sue ultime parole al pubblico: “I Still Love You”. Vi amo ancora.

Era il Maggio 1991. Sei mesi dopo Freddie Mercury morirà nel letto di casa sua in Kensington, a Londra. Qualche tempo dopo, Brian May racconterà che “Freddie Mercury sussurra anche un ‘addio’, a modo suo, nelle immagini di quel video.”

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