Le migliori colonne sonore di Clint Mansell

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“Credo che Clint Mansell sia sostanzialmente la noce moscata del cinema: puoi mettere la sua roba su qualsiasi cosa e ne migliorerà il sapore”
(Duncan Jones)

“La noce moscata ha effetti psicotropi se ingerita in grandi dosi. L’effetto può durare 1-2 giorni e può essere allucinogeno come l’LSD. Non provatelo a casa, gente!”
(Clint Mansell)

Questo botta e risposta tra Clint Mansell e Duncan Jones, pubblicato su Twitter lo scorso gennaio durante la promozione del quarto film di Jones Mute, contiene una grande verità: le composizioni di Mansell contribuiscono in meniera significativa alla riuscita dei film in cui appaiono, creano fascino ed atmosfera, enfatizzano i momenti più rilevanti del film e, cosa più importante di tutte, non sono mai banali o ripetitive. Insomma, non sappiamo se la sua musica possa avere effetti psicotropi se ascoltata in grandi quantità, ma sicuramente una colonna sonora firmata da lui rende decisamente migliore il sapore di un film.

Nato il 7 gennaio 1963 a Coventry, Inghilterra, Clinton Darryl Mansell muove i primi passi nel mondo della musica durante gli anni ’80, quando diventa il frontman del gruppo industrial Pop Will Eat Itself, con il quale militerà fino al 1996. Amico di Trent Reznor, partecipa anche alle registrazioni dell’album dei Nine Inch Nails The Fragile del 1999.

Il destino di Mansell non è però quello di diventare una grande rockstar e nel suo futuro c’è il cinema: nel 1998, con il film  π – Il teorema del delirio, inizia infatti la sua carriera come compositore di colonne sonore al fianco di un altro esordiente destinato a far parlare di sè, Darren Aronofsky, con il quale inizia una collaborazione lunghissima che ad oggi lo ha portato alla realizzazione di ben sei colonne sonore per il regista americano.

In bilico tra Philip Glass e John Carpenter, tra la musica contemporanea, l’elettronica, l’industrial e il rock, i lavori di Mansell (che nelle interviste spiega di accettare solamente i progetti che sente vicini alla propria sensibilità artistica) sono sempre degni di essere ascoltati anche separatamente rispetto ai film per i quali sono stati composti, cosa che non si può dire di buona parte delle score che vengono pubblicate ogni anno e finiscono in fretta nel dimenticatoio.

Quella che segue non è una classifica ma piuttosto un piccolo viaggio musicale attraverso alcuni dei lavori migliori del compositore, per ripassare quelli più noti e magari scoprirne di nuovi.


Requiem for a Dream

Per un film impossibile da dimenticare come questo capolavoro del 2000 firmato Darren Aronofsky serviva un tema che fosse altrettanto impossibile da dimenticare, cosa che infatti è stato Lux Aeterna: uno splendido incubo orchestrale che tutti (anche chi non conosce il film in questione) prima o poi hanno sentito, dal momento che nel corso degli anni è stato riutilizzato numerose volte tra trailer di film in uscita, servizi televisivi e remix di ogni tipo. Per la monumentale colonna sonora di questo film, trentatrè tracce suddivise come il film in tre parti (15 brani per Summer, 9 rispettivamente per Fall e Winter), Mansell si avvale della presenza prestigiosa del Kronos Quartet in sala di registrazione: un motivo in più per riprendere in mano questo album e lasciarsi guidare ancora una volta nella spirale di autodistruzione che il film (e queste musiche) hanno saputo creare così bene.


Moon

Atmosfera completamente diversa per l’esordio cinematografico di Duncan Jones del 2009. Siamo sul lato oscuro della luna, insieme all’operaio Sam Bell (Sam Rockwell) e al suo aiutante robot Gerty (Kevin Spacey) al termine di un periodo lavorativo durato tre anni, tra strane allucinazioni e la scoperta di un segreto terribile. Per la musica di questo acclamato thriller fantascientifico Mansell sceglie un tema principale basato su un giro minimalista di pianoforte dall’andamento ipnotico, sul quale sviluppa un’intera soundtrack in cui le parti orchestrali e quelle elettroniche si fondono alla perfezione dando vita ad atmosfere quasi carpenteriane, tese e claustrofobiche come richiede un soggetto di questo tipo, ma anche capaci di generare momenti di grande intensità emotiva, come nel caso della ninna nanna The Nursery e delle struggenti Memories e We’re not programs, Gerty, we’re people.


High-Rise – La rivolta

Dopo un periodo di pausa dalle composizioni dovuto alla prematura scomparsa della compagna, Mansell torna al lavoro nel corso del 2015 realizzando una delle sue score migliori in assoluto, quella di High-Rise – La rivolta, diretto da Ben Weathley e con Tom Hiddleston come interprete principale. Basato sul romanzo capolavoro Il Condominio di J. G. Ballard, High-Rise è la cronaca grottesca della vita all’interno di un palazzo talmente grande da diventare una vera e propria città, in cui scoppierà una guerra tra piani alti (i benestanti) e piani bassi (il proletariato) destinata a far emergere gli istinti più selvaggi delle persone coinvolte, generando una continua regressione dell’umanità. Per una storia così particolare Mansell dà libero sfogo alla sperimentazione sonora, tra maestosi arrangiamenti orchestrali ispirati al suo nume Philip Glass (Critical Mass) e momenti più intimi e dalle atmosfere quasi western (come in Silent Corridors e The Vertical City) fino allo splendido crescendo d’archi finale di Blood Garden.


Filth 

Con Filth, adattamento del 2013 dell’omonimo romanzo di Irvine Welsh (Il Lercio nell’edizione italiana) diretto da Jon S. Baird e con James McAvoy nei panni del protagonista, il detective scorretto e sopra le righe Bruce Robertson, Mansell firma quella che ancora oggi è la colonna sonora che ama di più. Rispetto ai lavori già elencati, Filth si distingue per il maggior spazio assegnato ad arrangiamenti pop-rock, ma non mancano comunque ottime composizioni orchestrali (Poliswork) e momenti grandiosi in cui il rock incontra la sezione d’archi (Reeperbahn Madness). Il momento maggiormente degno di nota di tutto il lavoro però è la lunghissima Same Rules Apply, brano di chiusura della colonna sonora: quindici minuti di durata durante i quali vengono fuse insieme tutte le numerose influenze del compositore inglese. Da non perdere.


Il cigno nero

Per la sua quinta collaborazione consecutiva con Aronofsky, avvenuta col dramma psicologico Il Cigno Nero del 2010, ambientato nel mondo del balletto classico newyorkese, Mansell sceglie di osare ciò che potrebbe intimidire qualsiasi compositore e decide di basare l’intera colonna sonora su una sua reinterpretazione de Il lago dei cigni di Čajkovskij: la soundtrack riceve un riscontro estremamente positivo ma non può essere candidata all’Oscar dal momento che è basata su una composizione pre-esistente. Poco male, perchè il risultato è entusiasmante: difficile immaginare un accompagnamento musicale più azzeccato per questo ottimo thriller con una grande Natalie Portman nei panni di una ballerina mentalmente disturbata, in cui musica classica e contemporanea si fondono per dar vita a un’atmosfera che risulta familiare ed inquietante allo stesso tempo. La musica di Čajkovskij emerge quasi in ogni traccia ma è costantemente rielaborata, a volte in maniera meno evidente, come nel brano di apertura Nina’s dream, altre volte in maniera molto più radicale come avviene nella splendida Night of terror.


Loving Vincent

Nel corso della sua carriera Mansell ha dimostrato più volte di essere un compositore più interessato ai progetti innovativi che ai successi commerciali garantiti, per questo non stupisce vederlo impegnato nella realizzazione della colonna sonora del primo film interamente dipinto ad olio della storia del cinema: per le musiche di Loving Vincent, il film d’animazione le cui inquadrature sono state letteralmente dipinte su tela, basato sulle opere di Vincent Van Gogh (e di cui ricostruisce la storia), Mansell compone una soundtrack delicatissima e minimale, in cui ognuna delle quattordici tracce prende il nome da un noto dipinto del grandissimo artista olandese. Non deve essere facile tentare di tradurre in musica le opere di Van Gogh, ma ascoltando brani come Starry night over the Rhone, Wheatfield with crows e Five suflowers in a vase si ha la netta sensazione che il tentativo abbia prodotto un risultato molto interessante.


Mute

Seconda collaborazione con Duncan Jones e secondo film della trilogia del Mooniverse. Mute è ambientato nello stesso universo narrativo di Moon, ma tra le due colonne sonore c’è una differenza grande quanto quella tra i due film: per dare sostanza alla Berlino di un futuro da incubo immaginata da Jones, Mansell decide di utilizzare molto meno l’orchestra e il piano rispetto ai suoi standard e di concentrarsi quasi esclusivamente su elettronica, ambient, industrial e un rock dal sapore new wave: ispirandosi ai lavori di David Bowie (Low), Iggy Pop (The Idiot), Popol Vuh, Neu!, Ultravox e Suicide, il compositore dà vita a una delle sue colonne sonore più sperimentali e toccanti, capace di raggiungere livelli di grandissima intensità in brani come Don’t say a word e Love needs no words, per poi affondara nell’oscuro magma dei nove minuti e mezzo di Non-verbal communication. Da segnalare inoltre l’utilizzo, per la primissima volta in una registrazione ufficiale, di un nuovo strumento a percussione ricavato da tubi di pastica, il monster tubulum.


Stoker

Per questo thriller psicologico del 2013, vagamente ispirato a L’ombra del dubbio del grande Alfred Hitchcock e che vede protaginista un ottimo trio di attori composto da Nicole Kidman, Mia Wasikowska e Matthew Goode, il regista coreano Park Chan-wook (Oldboy, qui alla sua prima produzione inglese) desiderava una colonna sonora firmata da Philip Glass, ma il compositore newyorkese era coinvolto in altri progetti che gli impedivano di lavorare a tempo pieno al film. Per risolvere il problema, Glass ha composto alcuni brani suonati al piano da Mia Wasikowska nel corso del film mentre il resto della colonna sonora è stato curato interamente da Mansell, che non porta a casa uno dei suoi lavori più ispirati ma che contiene comunque brani ottimi, come la già citata Becoming e la notevole In Full Bloom.


The Fountain

Terzo film di Aronofsky e terza collaborazione con Clint Mansell, che qui firma il suo lavoro più premiato e amato dagli appassionati. Per la seconda volta dopo Requiem for a dream troviamo i musicisti del Kronos Quartet ad eseguire le composizioni di Mansell, mai malinconiche e sognanti come questa volta, ma c’è spazio anche per  dal tono decisamente teso come Tree of Life prima di giungere alla magnifica Death is the road to awe, probabilmente il brano più acclamato del compositore dopo l’insuperabile Lux Aeterna. Se il film di Aronofsky è abbastanza complesso e psichedelico da lasciare perplessa una grande fetta di pubblico e critica, la soundtrack di Mansell riceve inceve consenso unanime, confermando la sua assoluta maturità come autore.


Black Mirror: San Jupinero 

Gli appassionati di Black Mirror ricordano sicuramente San Junipero (quarta puntata della terza stagione), uno degli episodi più acclamati della nota serie e vincitore di ben due Emmy Awards, progettato dallo showrunner Charlie Brooker per essere “l’episodio della svolta” dell’intera serie. Per questo film in miniatura che racconta una storia d’amore decisamente fuori dal comune, in grado di superare i confini del tempo, la produzione ha chiesto a Mansell di curare la colonna sonora e il risultato è un piccolo capolavoro elettronico di dieci brani e 33 minuti di durata che, dopo il successo trionfale dell’episodio, è stato pubblicato anche in edizione fisica (un bel picture disc che ha fatto la gioia dei collezionisti di vinili). Il momento migliore di tutto il lavoro è Waves crashing on a distant shore of time, una perla di puro dream pop pronta ad incantare ogni tipo di ascoltatore.

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