Loving Vincent, il film a olio su Van Gogh è una gioia per gli occhi

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Loving Vincent è l’ultimo film incentrato sulla figura di Van Gogh, che ha incuriosito tutti per la particolare modalità visiva scelta per la resa finale: ogni singolo fotogramma è un dipinto ad olio realizzato da artisti provenienti da tutto il mondo, che sono volati negli studi di produzione per partecipare a questa enorme opera di omaggio a uno dei pittori più amati della storia. E nonostante non sia il primo (e neanche l’ultimo) dedicato alla affascinante vita di Van Gogh, rischia comunque di essere il più ambizioso lavoro di romantico approfondimento realizzato finora intorno al pittore olandese. Perché è bravo a girare intorno agli ultimi momenti della sua vita, dal punto di vista di un giovane ragazzo che di lui sa pochissimo, che nell’investigarne le sorti riuscirà a scoprire il messaggio nascosto nella vita e nella morte di Van Gogh.

La meraviglia di vedere un film su Van Gogh girato col suo stesso stile artistico è una gioia per gli occhi e per il cuore di chi ama l’arte, ma non è solo un espediente scenico: in quel modo lo spettatore sente di star vedendo il mondo tramite gli occhi del pittore stesso. Lo vede in bianco e nero nelle digressioni che raccontano i momenti in cui lui era ancora in vita, e lo vedono attraverso quei tratti spessi che trascendono la realtà, mentre si raccontano le ricerche del giovane Armand Roulin su come si fosse improvvisamente interrotta la vita di un artista che fino a pochi giorni prima dichiarava “sento finalmente di essere calmo e felice”. E nell’investigare le sfumature e i misteri della sua morte, nel confondersi tra versioni contrastanti e inganni indotti, riuscirà non solo a cogliere la verità dietro il mistero, ma anche la lezione dietro la ricerca: non è come è morto a contenere il messaggio, ma come è vissuto.

Come il viaggiatore fortunato che scopre la lezione di vita alla fine del suo itinerario, Roulin scoprirà che Van Gogh è un artista che ha sempre voluto dimostrare di valere qualcosa, che conduceva la propria esistenza combattendo contro l’ombra del fallimento, soprattutto in termini pratici. Passerà gran parte della propria vita grazie agli aiuti finanziari dell’amato fratello, realizzerà centinaia di opere nel giro di soli 8 anni di produzione partita dalla condizione di principiante e, come spiega il film nei titoli di coda, sebbene dopo la morte venne considerato il padre dell’arte moderna, mentre era in vita vendette un numero di dipinti amaramente misero: uno. Il suo sogno non era esattamente essere capito o apprezzato. Era fare in modo che la sua vita raggiungesse il suo significato. Anche dopo la morte, poco importa.

Portrait_of_Dr._Gachet
Vincent Van Gogh, Il Ritratto del Dr. Gachet, 1890

È questa l’immagine di Van Gogh restituita dal film. Un artista tormentato, certo, ma perfettamente cosciente della propria condizione e consapevole che, nonostante tutto, stava al mondo per conseguire una sua missione. Certe cose andavano disegnate. Era la natura stessa a comandarlo, a obbligarlo a rendere la sua visione, e ogni cosa poteva essere sacrificata a ciò. Almeno finché fosse stato possibile. A un certo punto non lo è stato più, ma in mezzo al dolore delle persone care, anche di quelle che in qualche modo si erano sentite responsabili per quanto accaduto, restava la verità: la sua esistenza ha arricchito questo mondo in molteplici modi. E tra le stelle che con tanta ammirazione dipingeva nei suoi anni migliori, ora starà riposando in pace. Anche se non ci è arrivato passeggiando, come secondo lui faceva chi moriva negli anni della vecchiaia.

Loving Vincent è al cinema il 16-17-18 Ottobre. La programmazione dei cinema che lo proiettano è su Nexo Digital.

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