Sulla Soglia dell’Eternità è il film definitivo su Vincent Van Gogh

Lo abbiamo visto nei panni di tantissimi personaggi. Dall’agente speciale Alan Ward in Mississippi Burning – Le radici dell’odio a Gesù ne L’ultima tentazione di Cristo, fino all’indimenticabile cattivo Goblin nella trilogia di Spider-Man. Ma possiamo affermare con certezza che Willem Dafoe quest’anno ha raggiunto un ulteriore apice con Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità.

È vero, di film e lungometraggi sul pittore olandese ce ne sono stati tanti, non ultimo Loving Vincent, il film di Dorota Kobiela interamente dipinto ad olio. Ma a quanto pare era necessario l’occhio di un pittore – oltre che di un regista – per avere, forse, il film definitivo su Van Gogh. E qui entra in campo Julian Schnabel, che a oltre 20 anni dal suo esordio cinematografico, al di là di delineare l’uomo Vincent Van Gogh nell’ultimo periodo della sua vita, dal trasferimento ad Arles, nella famosa Casa Gialla, fino alla sua morte, si sofferma sulla figura del pittore e lo fa con gli occhi dell’artista stesso. Questo è evidente già dai primi frame del film, dalle inquadrature, a volte deformi, dalle riprese spasmodiche e irrequiete – come l’animo del protagonista – dall’abuso, in alcuni momenti, della camera a mano.

Come rivela Dafoe alla rivista Rolling Stone al Festival di Venezia:

“Non ho mai pensato a essere Van Gogh, ho pensato a dipingere. Per il film sono stati importanti due riferimenti: Van Gogh – The Life di Steven Naifeh e Gregory White Smith e le lettere che Vincent scriveva al fratello Theo. Ho letto il libro, ho preso nota di quello che mi sembrava interessante e alcuni passi sono stati inseriti, è stato un esercizio molto bello. Poi i dialoghi: molte cose che i personaggi dicono vengono dalle lettere, altre prendono spunto da fatti noti, altre ancora sono state inventate. Vincent scriveva parole bellissime, anche se stava facendo i conti con le battute finali della sua vita. Quello che sa la maggior parte delle persone di lui è riduttivo.”

In effetti il risultato della pellicola è quello di raccontare l’artista e la sua pittura, ma soprattutto cosa significhi essere talentuosi e innovativamente creativi in un periodo storico particolare, dove l’arte era ancora radicata alla religione, ai suoi dogmi o a stili completamente classici. Proprio l’interpretazione che Schnabel decide di dare alla narrazione giustifica la sua volontà di fornire alla storia una versione non del tutto verosimile a quella storica, soprattutto con riferimento alla morte, discostandosi da quella verità che i libri ci hanno sempre raccontato: l’ipotesi del suicidio. O almeno così pare. È lo stesso protagonista, infatti, a sottolineare che si tratta di un film e che nel momento dello sparo il pittore è assente dall’inquadratura. Quindi ognuno sarà libero di prefigurarsi l’esito che più naturalmente gli appartiene.

Van Gogh è agli occhi del regista un artista incompreso al suo tempo, un Gesù della pittura che verrà apprezzato, acclamato e studiato solo anni dopo la sua scomparsa. È proprio questo che intriga il regista che grazie ai dialoghi evocativi ed intimi che l’artista faceva anche tra sé e sé spiega allo spettatore che i tratti artistici del pittore olandese non furono amati e che la sua creatività e il suo talento furono spesso motivo di isolamento. È solo con la pittura che si riesce a comprendere cosa provasse realmente dentro di sé Vincent, ecco perchè il regista/pittore fa della pittura stessa una cooprotagonista che recita tramite le mani e lo sguardo di Dafoe.

“Non avrai altro Van Gogh all’infuori di Willem Dafoe”, si è letto in giro per il web nei giorni scorsi. In effetti l’attore statunitense interpreta un personaggio complesso e i primi piani del suo viso, pieno di rughe, pensieri e magia fanno sì che il suo volto assuma quasi le vesti di un’opera d’arte, simile ai numerosi autoritratti che Van Gogh fece di sè. Non c’è da stupirsi se la sua prova attoriale gli è valsa la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile al Festival del Cinema di Venezia 2018, la candidatura ai Golden Globe 2019 nonchè quella agli Oscar come miglior attore protagonista. Chissà, magari anche l’Oscar stesso.

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