Dentro la filosofia di Andrej Tarkovsky: cosa muove l’uomo in Solaris e Stalker

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Il film, quando non è un documentario, è un sogno. È per questo che Tarkovskij è il più grande di tutti.

Ingmar Bergman

Ingmar Bergman preferiva definirlo così, Andrej Arsen’evič Tarkovskij: il più grande di tutti. D’altronde non è di un semplice regista che stiamo parlando, Tarkovskij è prima di tutto un filosofo, uno dei più grandi pensatori del secolo scorso: colui che maggiormente – tra i cineasti del ‘900 – riuscì a coniugare l’arte audiovisiva con la profonda fragilità emotiva e spirituale dell’essere umano. Seppur pochi sono i film che ha lasciato ai postumi – solamente sette (la sua attività è racchiudibile nell’arco di vent’anni, dal 1966 al 1986) – le esperienze vissute in ognuna di queste pellicole sono uniche, esperienze di carattere onirico, non materiale; l’uomo spogliato di tutto si mostra davanti la cinepresa e si riflette in noi: debole, esanime, abbandonato. Cos’è che muove l’eroe Tarkovskijano, i suoi desideri e il suo sacrificio?

Per rispondere a questa domanda scomodiamo un filosofo e psicanalista contemporaneo, Slavoj Žižek, che spesso ha trattato il cinema e le digressioni filosofiche ad esso connesse col suo personalissimo stile: utilizzando l’amalgama di vecchio e nuovo, muovendosi abilmente tra psicanalisi Lacaniana e principali tematiche del XXI secolo. Ed è proprio utilizzando le sue grandi conoscenze su Lacan che ha pubblicato un saggio tanto breve quanto profondo su una delle tematiche del cinema di Tarkovskij, intitolato “La cosa dallo spazio profondo”.

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Stalker (1979)

Aggiungiamo altre domande al nostro quesito, così da poterlo interpretare meglio: cos’è la Cosa? Perché è così importante nel cinema di Tarkovskij?

Lacan nel Seminario VII, dedicato all’Etica della Psicanalisi, sostiene che: “L’arte in quanto tale è sempre organizzata attorno al Vuoto centrale della Cosa impossibile e reale”. Ma non è sul Vuoto che Žižek vuole soffermarsi, bensì su “in che modo il motivo della Cosa compare nello spazio diegetico della narrativa cinematografica”. In breve, vuole parlare di quei film dove la narrazione tratta “di una Cosa impossibile è/o traumatica”.

Fatta questa breve premessa è ora di concentrarci meglio sugli elementi da analizzare così da poter fornire una risposta – vorrei dire chiara e concisa, ma posso limitarmi a dire esaustiva – ai quesiti precedenti: i lungometraggi cardine del regista sovietico da prendere in analisi sono i due più iconici della sua filmografia, Solaris (1972) e Stalker (1979).

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Solaris (1972)

Citiamo nuovamente Žižek: “La Cosa come spazio, come Zona sacra e proibita, in cui il divario tra Simbolico e Reale si chiude, ovvero, in parole povere, una zona in cui i nostri desideri si materializzano direttamente”.

Analizzando Solaris e Stalker vediamo come siano due pellicole l’una l’antitesi dell’altra – nonostante vari punti in comune – ma che ben ci riassumono cos’è la Cosa in Tarkovskij.

Entrambi ispirati, più che tratti, da due romanzi: Solaris dall’omonimo romanzo di Stanislaw Lem del 1961 e Stalker da Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Arkadij e Boris Strugakij del 1971. Tarkovskij li ha rimodellati con la sua poetica ed il suo stile, facendoli diventare così parte integrante del suo disegno attraverso la psiche dell’essere umano.

Solaris narra la storia di Kris Kelvin, scienziato che sarà inviato su Solaris, un pianeta ricoperto da un misterioso oceano gelatinoso, fonte di studi, che non hanno prodotto risultati concreti, da decenni.

Stalker invece – ambientato in un futuro apocalittico – racconta la traversata della cosiddetta “Zona”, un luogo inaccessibile se non agli Stalker, degli uomini che la conoscono perfettamente e che guidano, chiunque li paghi, attraverso di essa fino ad arrivare alla Stanza in cui si possono avverare “i desideri più intimi e segreti”.

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Il pianeta di Solaris e la Stanza di Stalker sono due modi diversi di interpretare e concepire il desiderio più recondito di ogni essere umano, che vengono espressi dal regista Sovietico: in Solaris ci troviamo di fronte una materia pensante (l’oceano gelatinoso) in grado di materializzare continuamente – con fattezze umane, seppur con una composizione biologica diversa – la moglie suicida, prima della partenza per Solaris, del protagonista Kris. In Stalker invece la Stanza esaudisce qualsiasi desiderio che viene interiormente pensato da chi ci entra; da un lato troviamo quindi la costrizione del desiderio, Solaris, dall’altro la paura del desiderare, Stalker.

Žižek, in riferimento a Solaris afferma: “Questa Cosa-Altro, implica un corto circuito psicotico: mandando in corto circuito la dialettica della domanda e della risposta, del bisogno e della sua soddisfazione, esso offre, o meglio, ci impone, una risposta ancor prima che la domanda venga posta tramite la materializzazione diretta delle fantasie più intime che sostengono il nostro desiderio”.

L’esatto opposto invece avviene in Stalker, dove non è la risposta a suscitare l’angoscia degli uomini ma la domanda, qual è infatti il desiderio più recondito che abbiamo? A questa domanda nessuno può darsi una vera e propria risposta (non siamo esseri puri; siamo corrotti e deviati): i desideri cambiano in base alle situazioni, si modificano, svaniscono. Solo un desiderio ci pervade da sempre, ma siamo sicuri di sapere quale?

Analizzando queste due teorie – opposte nelle pellicole – e sempre seguendo la linea tracciata da Žižek, possiamo affermare che la Cosa-Altro rappresenta questi due luoghi sconosciuti all’essere umano (Solaris e la Stanza), mentre la problematica attorno la quale ruota la comprensione dei due film è: per Solaris l’eccessiva soddisfazione, per Stalker il credere puro e l’avere fede, tematica, quest’ultima, che sarà ripercorsa, attraverso la pratica del sacrificio che porta al raggiungimento della pura credenza, negli ultimi due film del regista: Nostalghia (1983) e, appunto, Sacrificio (1986).

Dunque, cos’è che spinge quindi l’eroe Tarkovskijano verso il desiderio e/o verso il sacrificio? La risposta è semplice e d’altro canto, arrivati alla fine, quasi intuitiva: la Cosa; Cosa che – per Lacan – è “qualcosa di alienato, di estraneo a me pur stando al centro di me” e – aggiungerei io – al centro dell’eroe di Tarkovskij, quell’eroe che, in fondo, rappresenta noi, l’uomo.

“Tarkovskij. La cosa dallo spazio profondo” di Slavoj Žižek è su Amazon. Anche Solaris e Stalker.

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4 comments

  1. Molto interessante quel saggio di Zizek, anche perché oltre ai film di T. parla anche di altre pellicole in cui emerge il tema della “cosa”… temi che poi ha ripreso nel documentario Guida perversa al cinema, che consiglio di vedere a tutti gli appassionati…

  2. Sul mio blog mi sono spesso trovato a parlare della ‘cosa’ pur senza mai ricollegarla al pensiero di Lacan, che in questo specifico frangente non conoscevo affatto, chiamandola per lo più “l’arcano” e legandola alla nozione di “alterità” immaginale, una roba che nel mio contorto modo di concepire il cinema era gemmazione diretta di un bel numero di teorie sulla visualità condensate e frantumate assieme. Che dire, ti ringrazio molto per avermi aperto questa nuova prospettiva, non vedo l’ora di leggere (più che Zizek) Lacan e di vedere cosa, nella mia ignoranza, avevo involontariamente e inconsapevolmente preso in prestito dai suoi lavori.

  3. Povero Tarkovskij, “spiegato” da Žižek e Lacan!!!!! Mancava solo questo , il blabla degli “psy”, eliminando con cura il riferimento spirituale CRISTIANO di Tarkovskij. Il “famoso” Žižek ha mai letto il “Martirologio” e altri scritti di Andrei Arsenevich ? Chiaramente no, e cosi non ha capito un bel niente all’opera del regista come la più grande parte dei “pseudo” intelletuali della sinistra europea.

    1. Ciao David, bisognerebbe leggere il libro di Zizek anziché dare un parere a priori. Nel saggio – che io reputo fatto benissimo – non trovi solo la spiegazione di Tarkovskij – che io ho riassunto in queste poche righe – ma un saggio completo riguardo “La cosa” nella cinematografia, ma senza perderci in chiacchiere Zizek ammette che la visione di Tarkovskij sia esattamente opposta alla sua e si rifà su basi Junghiane. È un po’ riduttivo mettere in mezzo la politica e la sinistra europea, il cinema non ha orientamento né rosso ne nero – sono tesi e pareri che è bello discutere e conoscere. Ciao 🙂

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