Il Grande Sonno: analisi completa e spiegazione del film

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Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione de Il Grande Sonno di Howard Hawks, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Quando si guarda per la prima volta Il Grande Sonno è necessario rilassarsi: capire qualcosa del suo intreccio è praticamente impossibile e resta comunque difficile anche dopo numerose visioni, tanto che potrebbe quasi nascere una nuova sfida che consiste nel guardare il film e segnare il minuto esatto in cui si comincia a perdere il filo.

Uscito nel 1946, Il Grande Sonno è tratto dal romanzo omonimo nonché opera prima di Raymond Chandler, pubblicato nel 1939, che vede come protagonista l’iconico detective privato Philip Marlowe. Sia il romanzo che il film sono fondamentali nei loro rispettivi campi: entrambe le opere rappresentano gli archetipi del genere hard-boiled, quella branca del poliziesco classico (a partire dalla quale si svilupperà anche il noir, che abbandona il protagonista poliziotto) che si stacca dal più antico giallo deduttivo (il whodunit) e si caratterizza non tanto per la presenza di un enigma complicato da risolvere, ma per la rappresentazione cruda e realistica della violenza, degli ambienti criminali e delle tematiche più scabrose.

Come nei romanzi di Agatha Christie, anche ne Il Grande Sonno c’è un mistero cui venire a capo ma la differenza è nel come se ne viene a capo: al contrario di Poirot, Marlowe è un detective che preferisce l’azione alla deduzione logica di stampo positivista, che si sporca le mani e che soprattutto non ha la minima esitazione ad uccidere quando questa azione si rivela necessaria. Marlowe è il detective hard-boiled per antonomasia: è un investigatore privato, è un vero duro, lavora sempre solo, è il re dei cinici, è un gran bevitore e, cosa più importante, non c’è donna che sappia resistere al suo fascino e dalla quale lui non sia affascinato.

Per interpretare questo personaggio negli anni quaranta non poteva che esserci Humphrey Bogart, nel suo ruolo più memorabile dopo quello di Rick Blaine in Casablanca (1942) di Michael Curtiz, che in questa avventura è affiancato da una Lauren Bacall dalla bellezza semidivina, con la quale forma la coppia detective – dark lady più iconica mai vista sul grande schermo: la tensione erotica tra i due (che si erano sposati da poco nella vita reale) raggiunge livelli mai visti fino a quel momento e il feeling è perfetto tanto quanto è ambiguo il loro rapporto.

A dirigere un duo così esplosivo c’è un veterano leggendario della Vecchia Hollywood come Howard Hawks, che aveva fatto incontrare i due coniugi per la prima volta due anni prima, sul set dell’avventuroso Acque del Sud (1944) e che nel corso di una carriera lunghissima si è contraddistinto per essere in grado di creare capolavori con qualsiasi genere, dal gangster movie di Scarface (1932) alla commedia di Susanna! (1938), fino alla fantascienza orrorifica di La Cosa da un altro mondo (1951) e all’indimenticabile western Un dollaro d’onore (1959). La regia ritmata di Hawks, aiutata dalla fulminante raffica di dialoghi della sceneggiatura e unita alla sottile ironia onnipresente nel corso della pellicola, rende unica l’atmosfera di questo film che, oltre a rappresentare la vetta più alta dell’hard-boiled cinematografico classico (che di lì in avanti avrà Il Grande Sonno come massimo punto di riferimento) è anche la principale fonte di ispirazione per due dei più grandi classici del cinema neo-noir moderno, come Il Grande Lebowski (1997) dei Coen Brothers (che lo omaggia già a partire dal titolo) e soprattutto Vizio di Forma (2014) di Paul Thomas Anderson, che ne rielabora in chiave comico-grottesca la complessità narrativa; due film che senza il contributo fondamentale dell’opera di Hawks non sarebbero nemmeno potuti essere immaginati dai propri autori.

La trama

Quando Hawks girava Il Grande Sonno lui e Bogart ebbero una discussione a proposito di uno dei personaggi, se cioè veniva assassinato o si suicidava. Mi mandarono un telegramma chiedendolo a me e, maledizione, non lo sapevo neppure io

Raymond Chandler

Il logo classico della Warner Bros. cede il posto a dei meravigliosi titoli di testa in cui le silhouette di Bogart e Bacall sono una di fronte all’altra: le due sagome sono intente a fumare e sembrano guardarsi negli occhi, prima di posare le loro sigarette in un posacenere. La vicenda comincia con Philip Marlowe (Bogart), che si reca presso l’abitazione dell’anziano e ormai prossimo alla fine generale Sternwood (Charles Waldron), che ha un caso da affidargli. Giunto alla casa di Sternwood, Marlowe fa subito la conoscenza di Carmen (Martha Vickers), la figlia minore del generale che, oltre ad essere irrefrenabilmente attratta dal detective, dimostra fin dai primi istanti una certa scaltrezza.

Condotto dal maggiordomo (Charles D. Brown) all’appuntamento col generale, che si svolge all’interno di una torrida serra per orchidee (“la loro carne assomiglia troppo a quella umana e il profumo è la putrida dolcezza della corruzione”) dove il generale è costretto a passare quasi tutto il suo tempo a causa delle condizioni di salute. L’uomo, che implora Marlowe di fumare in modo da potere almeno sentire l’odore del tabacco, illustra all’investigatore il suo problema: le sue due figlie, che a detta dell’anziano padre sono due corrotte che possiedono tutti i vizi più ovvi più altri che si sono inventate, hanno la tendenza a mettersi costantemente nei guai, in particolar modo la più piccola Carmen, che da qualche giorno è ricattata (per la seconda volta in pochi mesi) da un uomo di nome Arthur Gwynn Geiger, che possiede un negozio di libri nei pressi di Hollywood. Nei mesi precedenti, Carmen era già stata ricattata da un altro uomo di nome Joe Brody (Louis Jean Heydt) e del caso se ne era occupato l’ora scomparso Sean Regan, vecchia conoscenza di Marlowe e amico intimo del generale. Prima di iniziare la propria indagine, Marlowe è condotto dal maggiordomo ad incontrare Vivian Sternwood Rutledge (Bacall), la figlia maggiore e divorziata del generale. L’incontro tra i due è memorabile: Marlowe è coperto di sudore e la bellezza della donna è ammaliante; i due sembrano quasi sfidarsi a poker, con Vivian che cerca di farsi rivelare quale incarico sia stato affidato a Marlowe dal padre e l’investigatore che rimane ancorato al segreto professionale.

Come prima mossa della sua indagine, Marlowe si reca (opportunamente camuffato) presso il negozio di Geiger e fa la conoscenza di una commessa di nome Agnes Lozelle (Sonia Darrin). Intuendo subito che la donna non è ciò che sembra (le ha parlato di antiche edizioni inesistenti e lei non se ne è accorta), Marlowe si reca nel vicino Acme Book Shop, dove grazie alla complicità di una vera libraia (Dorothy Malone) riesce ad ottenere preziose informazioni su Geiger, anche se l’uomo che sta cercando non si fa vivo nel suo negozio, dall’altra parte della strada. Viene individuato un giovane di nome Carol Lundgren (Tommy Rafferty), descritto dalla libraia come “l’ombra di Geiger” (in realtà è il suo amante, cosa che negli anni quaranta non poteva essere detta esplicitamente nei film).

Dopo aver pedinato a lungo Lundgren, il detective riesce a raggiungere la casa in cui vive Geiger. Appostatosi per vedere cosa succede, Marlowe nota un’altra auto arrivare presso la casa: è quella di Carmen Sternwood. Passato un po’ di tempo, dall’interno della casa di Geiger cominciano a provenire urla e spari, mentre due auto si allontanano dall’abitazione. Precipitatosi all’interno Marlowe trova il cadavere di Geiger (Theodore von Eltz) in compagnia di Carmen, seduta accanto a lui in stato confusionale e vestita soltanto con un kimono. Cercando indizi per la casa Marlowe trova una macchina fotografica senza più il rullino, posizionata all’interno della statua di un Buddha e puntata verso Carmen (che stava posando per una serie di scatti pornografici al momento dell’omicidio), nonché un taccuino cifrato sul quale legge il nome Sternwood in una pagina. Dopo aver riportato Carmen a casa ed essersi raccomandato sia col maggiordomo che con Vivian di non dire niente dell’accaduto al vecchio generale, Marlowe torna nella casa di Geiger e scopre che il suo cadavere è scomparso nel nulla. Mentre è a casa sua intento a decifrare il taccuino, Marlowe riceve la visita di un ispettore della squadra omicidi, Bernie Ohls (Regis Toomey), suo buon amico, che lo informa di uno strano caso di morte legato agli Sternwood: Owen Taylor, autista privato della facoltosa famiglia, è precipitato in acqua dal porto con la sua auto (che aveva l’acceleratore tirato) e da un primo esame presenta una frattura alla testa che potrebbe non essere compatibile con l’incidente. Omicidio o suicidio?

Il giorno dopo Marlowe trova Vivian ad attenderlo davanti al suo ufficio. La donna, che continua a cercare di capire per cosa l’ha ingaggiato l’anziano padre, vuole informare il detective della morte di Taylor (scopriamo che l’uomo era innamorato di Carmen ed intendeva sposarla) ma lui sa già tutto. Subito dopo, Vivian mostra a Marlowe una fotografia compromettente della sorella: qualcuno ha rubato il rullino dalla casa di Geiger la notte prima e ora sta nuovamente ricattando la ragazza, chiedendo cinquemila dollari per far sparire le foto. Dopo essere tornato al negozio di Geiger per mettere sotto torchio Agnes, Marlowe decide di seguire a distanza la donna, che è in compagnia di due uomini tra cui Lundgren: al termine del pedinamento scopre che si sono recati nel palazzo in cui vive Joe Brody, il primo ricattatore di Carmen.

Tornato presso la casa di Geiger, Marlowe incontra Carmen (che al momento è ancora inconsapevole di essere di nuovo sotto ricatto), che si è recata a casa del defunto nel tentativo di recuperare le sue fotografie, senza sapere che sono già sparite. Mentre i due stanno parlando (Carmen sembra continuare a depistare Marlowe con le sue parole), fa irruzione nella casa un uomo di nome Eddie Mars (John Ridgley), vero proprietario dell’abitazione, che fa perquisire Marlowe da due suoi scagnozzi non troppo intelligenti. Mars, proprietario di una bisca, sembra non essere coinvolto nel caso ma c’è qualcosa che non torna nei conti di Marlowe: l’uomo ha un problema con la moglie, che sembra essere scomparsa insieme a Sean Reagan, il detective che aveva aiutato il generale Sternwood nel precedente caso di ricatto ai danni di Carmen.

In serata Marlowe ritorna al palazzo di Joe Brody. Entrato nel suo appartamento scopre che c’è nuovamente lui dietro al ricatto nei confronti di Carmen: Brody è infatti in compagnia di Vivian (che poco prima aveva detto a Marlowe per telefono di non avere ancora ricevuto telefonate dai ricattatori), che sta ricattando insieme ad Agnes. Nasce una lunga discussione (nel frattempo è entrata in scena anche Carmen, armata, determinata a riottenere le proprie foto) che culmina con una parziale ricostruzione del caso: Geiger è stato ucciso da Owen Taylor, l’autista innamorato di Carmen, che aveva recuperato le foto della ragazza e si era messo in fuga inseguito da Brody (le due auto che Marlowe aveva visto fuggire dopo l’omicidio di Geiger) che era poi riuscito a raggiungerlo e a metterlo fuori gioco rubandogli le fotografie. Che Brody abbia ucciso Taylor o che quest’ultimo si sia suicidato successivamente non verrà mai chiarito, anche perché subito dopo la mezza confessione Brody viene raggiunto da alcuni colpi di pistola sparati da Lundgren, determinato a vendicare l’omicidio dell’amante Geiger.

Dopo aver inseguito e raggiunto il giovane Lundgren, Marlowe riesce a ricondurlo presso la casa di Geiger, dove lo lega in attesa della polizia e dove ritrova il cadavere dell’uomo in una stanza in cui non aveva cercato la volta precedente. Consegnato l’assassino di Brody alla polizia e chiarito che Geiger era stato eliminato da Taylor sembra che il caso sia stato brillantemente risolto: durante una cena di congedo Vivian consegna a Marlowe un generoso assegno da parte del padre per i suoi servigi, ma c’è qualcosa che non torna nella ricostruzione del detective: la scomparsa di Sean Reagan e il suo legame con la moglie di Eddie Mars non convincono in pieno Marlowe, che continua ad interrogare Vivian scoprendo poi che la donna è un’assidua frequentatrice della bisca di Mars, presso la quale scommette e (spesso) perde, ritrovandosi indebitata.

Dopo aver ottenuto un appuntamento con Eddie Mars presso la sua bisca, Marlowe vi trova al suo interno Vivian, intenta a scommettere, che vince un’ingente somma di denaro. Dopo aver sventato un tentativo di furto ai danni di Vivian fuori dal locale di Mars, Marlowe è sempre più convinto che i due gli stiano nascondendo qualcosa (tentando di depistarlo con una serie di mosse, tra cui una finta vincita alla bisca e un finto tentativo di furto) e che ci sia inoltre un forte legame tra i ricatti e la scomparsa nel nulla di Reagan. Marlowe si ritrova in un vicolo cieco e non si fida più di nessuno: dalla procura gli ordinano di abbandonare il caso degli Sternwood, ma lui sa che dietro le bugie di Vivian, Carmen ed Eddie Mars si nasconde qualcosa.

L’ennesimo depistaggio arriva da Vivian, che Marlowe trova al telefono mentre cerca di raggiungere il generale e che lo informa che Reagan si trova al momento in Messico, ferito, e che lei sta andando a raggiungerlo. Uscito dal locale Marlowe viene aggredito da alcuni uomini (mandati da Mars?) che lo lasciano a terra dopo una raffica di botte: viene a quel punto raggiunto da Harry Jones (Elisha Cook Jr.), un giovane uomo, ex contrabbandiere, che lo stava pedinando da tempo e che gli rivela di essere innamorato di Agnes, che spera di poter sposare una volta chiusa definitivamente tutta l’intricata faccenda. L’uomo vuole duecento dollari da Marlowe per rivelargli dove si nasconde la moglie di Eddie Mars, apparentemente scomparsa insieme a Sean Reagan. I due raggiungono un accordo e si danno un appuntamento poco dopo, ma nel frattempo Harry viene raggiunto ed ucciso da Lash Canino (Bob Steele), un killer al soldo di Eddie Mars.

Marlowe non ha più dubbi: dietro la scomparsa di Reagan c’è Mars. Raggiunta Agnes (che non sembra turbata dalla morte di Harry), Marlowe si fa indirizzare verso il nascondiglio della moglie di Mars: un’autocarrozzeria gestita da un tale di nome Art Huck (Trevor Bardette). Giunto sul posto Marlowe vi trova Huck e Canino, che lo stordiscono e lo immobilizzano. Riprende i sensi nell’appartamento al piano di sopra, dove trova Vivian in compagnia della moglie di Eddie (Peggie Knudsen) la quale non ha idea anch’ella di dove sia finito Reagan. Sfruttando i sentimenti che Vivian comincia a provare per lui, Marlowe (che sta per essere ucciso da Huck e Canino, che stanno tornando) riesce a farsi liberare e a mettere fuori gioco i due killer. Vivian confessa a Marlowe di avere ucciso lei Reagan e di essere stata ricattata per questo da Mars, ma i due ora sono in serio pericolo per via di quell’uomo, che vuole eliminare entrambi. Marlowe riesce però a giocare d’anticipo: si rifugia nella casa abitata da Geiger, telefona a Mars e gli dà appuntamento lì, facendogli credere di essere ancora lontano.

Mars giunge presso la casa (nella quale Marlowe lo attende al buio) e piazza i suoi scagnozzi all’esterno, pronti ad uccidere Marlowe non appena uscirà. Al suo interno viene però sorpreso dal detective che, puntandogli contro la pistola, ottiene la confessione che risolve definitivamente il caso: Sean Reagan è stato ucciso in realtà da Carmen (che ha problemi mentali), adirata per essere stata rifiutata da lui. Mars, che conosceva le due sorelle, aveva iniziato a ricattare Vivian e ultimamente aveva fatto di tutto per depistare Marlowe e convincerlo che tra lui e la bella donna non ci fosse assolutamente nulla. Il film si conclude con Marlowe che costringe Mars ad uscire dalla casa, venendo ucciso per errore dai suoi uomini. Marlowe dirà alla polizia che Reagan è stato ucciso da Mars e Vivian manderà in cura la sorella.

Analisi e stile

Insieme a Il Mistero del Falco (1941), tratto dal romanzo The Maltese Falcon di Dashiell Hammett, Il Grande Sonno (il titolo è un riferimento alla morte) è il film che definisce i canoni dell’hard-boiled su celluloide (entrambi saranno citati da Tarantino nel bellissimo C’era una volta… a Hollywood). Si tratta di un’opera archetipica, di un film imprescindibile per conoscere il genere. La trama ai limiti dell’incomprensibile è il pretesto ideale per costruire un’atmosfera indimenticabile in cui il Codice Hays viene sfidato quasi in ogni singolo minuto, tra la violenza implicita, la vicenda torbida e le continue allusioni sessuali tra Bogart e Bacall, che sono semplicemente memorabili: quando sono nel suo ufficio lui si è accorto di aver chiuso la porta a chiave, le chiede scusa per l’errore dicendole di non averlo fatto apposta e lei gli risponde “È questo il suo torto”. Durante la scena del ristorante (dove c’è la più bella inquadratura mai fatta dei due) arriva poi lo scambio di battute più audace dell’epoca (“Sa, i cavalli bisogna vederli al lavoro sul terreno. Certo, lei ha classe, però non so se resiste alla distanza”, dice lui. “Molto dipende da chi è in sella, però devo dire che lei ha l’aria di saperci fare”, risponde lei).

Hawks dirige tutto con la regia (quasi) invisibile che caratterizzava le produzioni della vecchia Hollywood: a dare movimento alla vicenda ci pensa una sceneggiatura che non lascia un attimo di respiro, fino ad un doppio duello finale al cardiopalma. Bogart entra nella storia come il miglior Marlowe mai visto sul grande schermo: ventisette anni dopo ci penseranno Robert Altman ed Elliott Gould a smitizzare a dovere il personaggio per la New Hollywood, ma questo è un altro film.

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