Diamond Dogs e Young Americans: storia dei film perduti di David Bowie

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Questa è la storia di quello che poteva essere e non è stato, la storia di due progetti abbandonati che avrebbero fatto prendere una piega diversa alla carriera di David Bowie. Questa è la storia di Diamond Dogs e Young Americans: non gli album, che vennero pubblicati è riscossero un notevole successo, ma i film che l’artista aveva in programma di trarre da essi.

1973. David Bowie si trova in quella che probabilmente è la fase artisticamente più florida e variegata della sua carriera. Il personaggio di Ziggy Stardust è stato abbandonato da una manciata di settimane alla memoria dei nostalgici del glam rock, e per Bowie è arrivato il momento di archiviare l’esperienza che gli ha portato fama e fortuna ed avventurarsi in territori completamente nuovi.

Tutto è fonte d’ispirazione per il ventiseienne inglese: dal capolavoro Arancia Meccanica di Stanley Kubrick (1971) che gli aveva già fornito ispirazione per parte del look di Ziggy (le celeberrime tute colorate di Ziggy e Starman, “ultraviolenza in tessuto liberty”, ispirate ai costumi di Alex e i drughi) Bowie prende questa volta un concetto di base, come la pericolosità di un governo liberticida e i suoi effetti sulla popolazione. Sempre tra le fonti che già lo avevano aiutato a plasmare alcuni aspetti di Ziggy, Bowie decide di riprendere in mano anche The Wild Boys: a book of the dead di William S. Borroughs (anch’esso del 1971) romanzo in cui si ipotizza una società distopica alla fine del XX secolo, nella quale una gang di ragazzi omosessuali progetta il crollo delle più importanti istituzioni mondiali: se nel 1972 il romanzo di Borroughs aveva suggerito a Bowie l’idea di un mondo sull’orlo dell’estinzione (Five Years, celeberrima apertura di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars), questa volta gli porta alla mente il concetto di gang giovanile, come del resto aveva già fatto anche Arancia Meccanica.

Verso la fine dell’anno Bowie incontra Borroughs per un’intervista leggendaria, nella quale rivela due importanti notizie: la prima notizia è che sta mettendo a punto una nuova tecnica di scrittura dei testi, importando in musica il cut-up borroughsiano (il primo risultato di questi esperimenti sarà la straordinaria suite di nove minuti Sweet Thing, del 1974) e la seconda è che sta lavorando ad un colossale musical per il teatro, ispirato a 1984 di George Orwell.

Con le fonti citate in precedenza, l’approdo in territori orwelliani era quasi scontato ma si presenta un problema a frenare i piani di Bowie, che nel frattempo aveva già iniziato a comporre brani ispirati al romanzo capolavoro: la vedova di Orwell non concede i diritti di utilizzo di 1984 al futuro Duca Bianco, che è costretto ad annullare i piani per un musical teatrale (esperienza inseguita per tutta la vita e che riuscirà a portare a termine solo nel 2015 con Lazarus).

L’unica strada percorribile rimane a questo punto quella di un progetto originale: a completare le ispirazioni di Bowie e a dare il via ufficiale alla sua passione per il cinema e l’arte espressionista, che tanto peso avranno nei suoi successivi tre anni di carriera, arriva (il giorno del suo ventisettesimo compleanno, grazie ad Amanda Lear) la visione di uno dei massimi capolavori della storia del cinema: Metropolis, di Fritz Lang (1927) pietra miliare del cinema muto e tuttora una delle migliori rappresentazioni cinematografiche in assoluto di una città futuristica (insieme a Blade Runner). La visione del film fornisce a Bowie il luogo immaginario in cui ambientare la sua futura opera: una gigantesca metropoli di nome Hunger City, costruita ed in seguito quasi distrutta da macchine che si sono ribellate all’uomo: una città popolata da mutanti, umani e semiumani, ratti giganteschi e mostri terrificanti, in un’interessante contaminazione della fantascienza ‘alta’ con personaggi e creature dei fummetti e della letteratura ‘bassa’.

1974. Stanley Kubrick, William Borroughs, George Orwell, Fritz Lang, i fumetti pulp sci-fi uniti alla creatività di David Bowie: il risultato di questo mix è un film colossale, un musical rock dal titolo Diamond Dogs, che Bowie intende scrivere, dirigere ed interpretare, pur senza avere ancora avuto esperienze di rilievo nel mondo del cinema. I lavori avvengono parallelamente alle registrazioni di quello che diventerà l’album omonimo (che quindi ne sarebbe stato la colonna sonora, e il cui titolo provvisorio era la storpiatura Diamond Dawgs) e Bowie, completata la componente espressionista delle proprie ispirazioni con la visione dei film Il Gabinetto del Dottor Caligari di Robert Wiene (1920) e Freaks di Tod Browning (1932) nonché dei dipinti di George Grosz ed Arnold Bocklin (la cui Isola dei morti definirà il look di Hunger City) comincia a preparare un accuratissimo storyboard scena per scena, inquadratura per inquadratura, di quello che sulla carta è il musical più folle mai pensato per il cinema.

È tutto pronto, anche il cast principale. Il film può cominciare!

Hunger City, prime luci dell’alba: l’inquadratura si apre sullo skyline della città e una data in sovrimpressione ci indica che siamo nel 1980. Una mano gigantesca appare dal lato destro dell’inquadratura e posiziona in cielo alcune lettere che formano la scritta BOWIE’S. Il sole comincia a sorgere e ci accorgiamo che gli anni stanno scorrendo parallelamente allo scorrere della giornata: tra quelle che sarebbero circa le 10:00/12:00 del mattino ci ritroviamo nel momento di massimo splendore di Hunger City, corrispondente alla decade 1990/2000, dopo la quale comincia la fase del declino (dovuto alla ribellione delle stesse macchine che l’hanno costruita o ad una guerra, non è chiaro) che ha il culmine intorno 2020.

Ora il sole è tramontato e la città ha un aspetto decisamente spettrale: da splendente Metropolis è diventata ora un’Isola dei Morti.

Ci troviamo lungo le strade della zona industriale, mentre gli operai escono dalle fabbriche e cominciano a dirigersi verso le loro case in sella a vecchie motociclette. È tra questi vicoli che fa irruzione una gang giovanile a bordo di pattini a rotelle, che si fa largo tra le motociclette: si tratta di Halloween Jack e dei Diamond Dogs, i suoi compagni. Il leader della gang stringe in mano una fiaccola accesa e si dirige a tutta velocità verso la macchina da presa, per poi scavalcare l’inquadratura e rivelare il titolo del film, DIAMOND DOGS, a caratteri cubitali.

A questo punto i Diamond Dogs avanzano verso la macchina da presa “spingendola” attraverso i vicoli di Hunger City: siamo come trascinati nella loro folle corsa. C’è uno stacco e la nuova inquadratura, perfettamente verticale dal basso verso l’alto, è posta al centro esatto di uno di questi vicoli, mostrando quindi due file di edifici ai margini verticali dell’inquadratura e una porzione di cielo al centro di essa: uno dopo l’altro, i Diamond Dogs attraversano l’inquadratura saltando e una dissolvenza comincia lentamente a trasformare gli edifici ai lati in due file di denti; il quinto diamond dog attraversa infatti quella che ormai è una bocca aperta: una carrellata all’indietro rivela il volto di un bambino, che sta combattendo violentemente con un coetaneo mentre una folla attorno li incita e scommette sul vincitore. Un nuovo stacco e la nuova inquadratura rivela un uomo dall’aspetto mostruoso che sembra attendere lungo una fila di persone: una carrellata laterale ci mostra che queste persone sono in fila per la distribuzione della mealcaine, che con ogni probabilità è una droga (cocaine) distribuita alla popolazione. Al centro di Hunger City sorge il World Assembly Building, il palazzo più alto della città, la cui insegna al neon risplende nella notte.

(Un inizio alternativo prevedeva una serie di cinque rotazioni della macchina da presa attorno al grattacielo BOWIE’S, durante le quali la giornata scorreva molto velocemente ed il palazzo invecchiava a vista d’occhio: al termine delle rotazioni, una figura umana “a cartoni animati” si sarebbe affiancata al grattacielo)

Dimenticate il Rocky Horror Picture Show (Jim Sharman, 1975) e la sua impostazione squisitamente teatrale: Diamond Dogs sarebbe stato puro cinema, con set enormi e un utilizzo massiccio di movimenti di macchina a dir poco arditi per l’epoca. La cosa che stupisce più di tutte infatti è la lucidità con la quale il regista Bowie pianifica le sequenze del proprio film: senza aver mai diretto nulla in vita sua, dimostra già dagli storyboard di avere un’enorme familiarità con carrellate, dissolvenze, zoom ecc.

Un discorso a parte va invece fatto per il cast completamente folle che Bowie aveva in mente. Questo recitano i suoi appunti:

“Ben Gun” è Halloween Jack, leader dei Diamond Dogs
Cyrinda Foxe è Mach, la moglie di Halloween Jack
Lindsay Kemp è Charge, amico e mentore di Halloween Jack
David Bowie è Harpie, membro dei Diamond Dogs

Ora, pare che non esista alcun riferimento online né cartaceo al fantomatico “Ben Gun” che avrebbe dovuto interpretare Halloween Jack (forse uno pseudonimo di qualcuno? Dello stesso Bowie? Non è chiaro, anche se alcune voci di corridoio sostengono che si trattasse di Iggy Pop) mentre sono molto interessanti i coprotagonisti: membro della Mainman, reduce dalla partecipazione allo storico videoclip di The Jean Genie (diretto da Mick Rock nel 1973) all’epoca fiamma di Bowie e futura moglie di David Johansen dei New York Dolls prima e di Steven Tyler degli Aerosmith poi, Cyrinda Foxe sarebbe stata la compagna di Halloween Jack, Mach o Magge The Lion a seconda dei vari appunti, nonché madre del suo unico figlio. Il ruolo del mentore, Charge, era invece stato affidato a Lindsay Kemp, a riprova di quanto siano state fondamentali per Bowie le lezioni del celeberrimo attore teatrale, mimo e maestro di danza recentemente scomparso. Il misterioso Harpie, invece, sarebbe dovuto essere interpretato dallo stesso Bowie: è un personaggio ricorrente nei vari storyboard, anche se non è del tutto chiara la sua importanza in relazione alla trama ed al protagonista.

Dai frammenti di storyboard finora resi pubblici (esposti presso la mostra itinerante David Bowie Is) possiamo ricostruire solo l’inizio ed alcuni piccolissimi frammenti delle vicende narrate, come un bizzarro concorso di bellezza per eleggere “Mr e Mrs Robot”, o una scena in cui una donna anziana viene bendata e fatta roteare violentemente su sé stessa, ricordando certi episodi di ultraviolenza di Arancia Meccanica che sembrano suggerire un comportamento di Halloween Jack e dei Diamond Dogs molto simile a quello di Alex e dei Drughi. Ci sono inoltre alcuni vaghi accenni ad una sorta di rito di iniziazione che Halloween Jack deve superare ad un certo punto del racconto. Non sappiamo quando e come il Grande Fratello entra nella storia, se sia già presente all’inizio (e sia per sua volontà che venga distribuita mealcaine alla popolazione) o se, come invece sembra suggerire la scaletta del Diamond Dogs Tour, sia una presenza che sorge solamente nel finale o poco prima.

Quello che sappiamo con certezza è che anche questo progetto, così come i precedenti musical dedicati a Ziggy Stardust e 1984, viene abbandonato in fretta. In fondo, si sa, anche ammesso che Bowie fosse riuscito a trovare i fondi per la realizzazione di un film del genere (cosa comunque difficile) c’è da considerare la notevole quantità di tempo che questa pellicola avrebbe richiesto: pubblicato l’album Diamond Dogs, Bowie assunse in prima persona il ruolo di Halloween Jack nel colossale tour nordamericano che ne seguì, e che era la sintesi di tutti i musical teatrali e cinematografici progettati negli ultimi due anni, ma quel tour fu un fenomeno relativamente breve in quanto molto presto fu completamente rivoluzionato dalla nuova passione di Bowie per la musica Soul.
La straordinaria bulimia artistica di David Bowie in quella precisa fase della propria carriera non concedeva spazio ai progetti a lungo termine

1975. Il periodo Soul, si diceva. Le leggendarie sessioni di The Gouster, Ava Cherry, Carlos Alomar, Luther Vandross, Geoff McCormack, l’incontro con John Lennon, la cocaina a fiumi.. canzoni straordinarie e momenti cupissimi nella propria vita privata.

David Bowie si appresta a conquistare gli States come avevano fatto i Beatles nel decennio precedente e i rapporti con Tony DeFries e la Mainman si stanno deteriorando sempre di più: nei suoi diari accenna alla possibilità e alla volontà di abbandonare il manager che lo sta truffando economicamente e, a pochi mesi dalla chiamata per interpretare l’iconico Thomas Jerome Newton in L’Uomo che cadde sulla Terra di Nicholas Roeg (1976) inizia a progettare un nuovo film.

Come per Diamond Dogs, Bowie intendeva avere le redini in mano di tutto il progetto, che non solo avrebbe ripreso alcuni elementi del precedente film abortito, ma che gli sarebbe stato somigliante anche nel fatto di essere tratto dall’album del momento: stiamo infatti parlando del film di Young Americans, del quale è stato diffuso solamente un foglio di appunti che ne descrive le sequenze iniziali. Pare inoltre che proprio in questo progetto (non si sa in quale ruolo) fosse coinvolto Marc Bolan, storico ex rivale e grande amico di Bowie, leader indimenticato dei T. Rex.
Non è tutto, perché il protagonista principale del film sarebbe stato una vecchia conoscenza dei fan di Bowie, un personaggio partito per un viaggio spaziale tanti anni prima e che in questo film avrebbe fatto finalmente ritorno..

Il film comincia con un’inquadratura ad alcune migliaia di metri dal suolo: in lontananza avvertiamo il ronzio di un aereo mentre una mano gigantesca posiziona in cielo le lettere che formano la scritta BOWIE’S.
L’aereo entra nella visuale e con un gran rumore colpisce la scritta, che sparisce dall’inquadratura e prosegue indisturbato il proprio volo.
Entra nuovamente in scena la mano che questa volta posiziona il titolo del film, YOUNG AMERICANS, cui segue l’ingresso in inquadratura di una versione a cartoni animati di Major Tom, l’astronauta protagonista della celeberrima Space Oddity. Le lettere cadono fuori dall’inquadratura. Il maggiore Tom è rientrato sulla terra dopo essersi perso nello spazio profondo per alcuni anni ed ora lo ritroviamo a bordo dell’aereo, immerso nella lettura di un quotidiano inglese: è difficile capire cosa stia provando.
Lo ritroviamo poco dopo a New York, sotto una leggera pioggia, quando viene prelevato in tutta fretta da un veicolo militare e portato dritto ad una base, dove gli viene fatta indossare la propria divisa e dove lui chiede di poter contattare un ufficiale della propria ambasciata. Il permesso gli viene negato, dopodiché egli è condotto all’incontro con un alto ufficiale e tre astronauti in divisa ufficiale…

Questo è tutto quello che sappiamo di questo progetto. Potrebbe non esserci nient’altro a riguardo, o altri appunti: per il momento possiamo sapere solo che, con ben cinque anni d’anticipo rispetto ad Ashes to Ashes, Bowie stava già pianificando il grande ritorno di Major Tom e che questo sarebbe dovuto avvenire in un film tratto da Young Americans, con la partecipazione di Marc Bolan. Due film, Diamond e Young Americans, che probabilmente avrebbero cambiato per sempre la carriera di David Bowie, facendo prendere all’artista una direzione diversa da quella che poi è stata. Ma la storia non si fa con i se: quello che possiamo augurarci è che tutto il materiale relativo a questi progetti sia un giorno messo a disposizione del pubblico, per poter godere ancora una volta dell’incredibile creatività della mente di David Bowie.

2015. Il videoclip di Blackstar è indubbiamente uno dei migliori mai realizzati da David Bowie anche per merito della bellezza incredibile delle sue scenografie, che sembrano ideate in preda ai sogni più folli dell’artista. Scheletri di astronauti, teschi ricoperti di gioielli, una donna mutante con la coda di scimmia, uomini tremanti e un sinistro sacerdote con gli occhi bendati, il tutto in uno scenario da incubo post apocalittico: non si può fare a meno di pensare a Blackstar osservando i concept realizzati per Diamond Dogs oltre quarant’anni prima e mai più ripresi in mano.

In particolare colpisce questo disegno realizzato per Hunger City (1974):

Che non si può fare a meno di associare a questa inquadratura di Blackstar (2015):

Così come del resto questo schizzo preliminare per la copertina dell’album Young Americans (poi abbandonato) ricorda palesemente la misteriosa figura di Bowie bendato che appare sia nel videoclip di Blackstar che in quello di Lazarus:

Suggestioni, idee di quarant’anni prima riprese in mano dopo essere rimaste a lungo in un cassetto, in attesa di una giusta occasione. Non possiamo sapere con certezza (e probabilmente non lo sapremo mai) quanto questi vecchi progetti fossero importanti per Bowie ma risulta abastanza logico supporre che, per quello che è stato il suo grande addio alla scena musicale e alla vita terrena, il Duca Bianco abbia voluto chiudere un ulteriore cerchio col proprio passato e portare in scena alcuni frammenti di due grandi progetti che non hanno mai visto la luce e che noi oggi possiamo solo vagamente immaginare.

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