La ricerca dell’unità con il mondo secondo Wittgenstein e i Radiohead

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Ludwig Wittgenstein e i Radiohead: il primo è uno tra i più grandi e rivoluzionari pensatori del Novecento filosofico; gli altri hanno sezionato il rock anni ’90 per portare la musica anti-pop verso una nuova direzione artistica e tematica. Sono i migliori nel loro campo, ma nessuno si sarebbe mai potuto aspettare che questi percorsi fossero incrociabili. Ed invece ci sono dei concetti interessantissimi che accomunano i loro lavori e che meritano di essere approfonditi in un movimentato viaggio (non ordinato cronologicamente, sia chiaro!), che inizia diversi anni fa.

1998: Thom Yorke aveva denunciato in Ok Computer la rapidità e la “sconnessione” emotiva del mondo contemporaneo. Paradossalmente, i grandi incassi dell’album, la grande attenzione generale, gli impegni estenuanti del tour, accentuano questa difficile situazione personale, provocando un periodo di forte stress. Tutti questi fattori, uniti alla scarsa ricezione del messaggio dell’ultimo lavoro musicale dei Radiohead – tanto da essere questo appiattito in un «ronzio fastidioso», dice Yorke – avevano soffocato la possibilità di una vita autenticamente normale. Questa è la vita in una casa di vetro, che ora i membri della band sono costretti a vivere, descritta nel brano di chiusura di Amnesiac; vita nella quale ogni cosa è ripresa e giudicata, e tutti sono attori di una parte ben studiata:

Once again I’m in trouble with my only friend
She is papering the window panes
She is putting on a smile
Living in a glass house

Once again packed like frozen food and battery hens
Think of all the starving millions
Don’t talk politics and don’t throw stones
Your royal highness’s

Life in a Glasshouse

La depressione provoca in Thom una incapacità nel dialogo e nella scrittura creativa durante e dopo il tour: quella espressa nelle poche frasi apparentemente no-sense di Everything in its Right Place.

Serve una rottura completa, sia da un punto di vista musicale, che personale. E le due dimensioni vanno di pari passo: disilluso ormai dal rock, Yorke svolta verso l’ascolto di musica elettronica (Aphex Twin & Co.) e nelle strutturazioni tematiche e geometriche nuove, nell’assenza di voci riscopre l’emozione che la musica sa suscitare. Costruisce una casa in Cornovaglia e lì dipinge, scrive, suona il pianoforte che ha appena comprato. I nuovi strumenti elettronici sono però l’arma in più, perché, nonostante l’iniziale diffidenza del resto della band, aprono nuovi incredibili possibilità: da qui parte il lavoro di registrazione di Kid A.

1913: Ludwig Wittgenstein è uno studente di ingegneria che si appassiona agli studi di logica, grazie ai lavori di Frege e Russell, e abbandona gli studi ingegneristici a Manchester per seguire le lezioni di quest’ultimo a Cambridge. Frege e Russell riconoscono subito in Ludwig una mente geniale, capace di portare avanti la logica, sino a renderla fondamento incontrastato di ogni conoscenza “vera”. Dopo aver perciò messo in crisi le fondamenta dei lavori dei suoi predecessori, Wittgenstein cominciò a scrivere il suo trattato e, in difficoltà nella mondanità inglese, decise di isolarsi per un anno in Norvegia, per pensare e scrivere. 

L’evento che però scosse sicuramente il giovane Wittgenstein fu lo scoppio della grande guerra: Wittgenstein si arruolò come volontario – secondo la sorella, per avere qualcosa su cui lanciarsi anima e corpo, e che interrompesse il complesso e stressante lavoro di scrittura – dopo aver rinunciato a tutti i suoi averi per finanziare il lavoro di giovani artisti austriaci in difficoltà economiche (Rilke, Kokoschka tra questi). Non pochi, dato che proveniva da una delle famiglia più ricche di Vienna: il padre si era arricchito con l’industria e divenne un mecenate che commissionò diverse opere di illustri artisti – tra cui Klimt, che dipinse la figlia. L’esperienza della guerra fu tragica e accompagnata da una ineliminabile depressione e da intenti suicidi, ma fu proficua da un punto di vista filosofico: le esperienze tragiche della guerra allargarono il campo d’indagine: non più solo la logica, ma anche etica, estetica nella loro connessione con la domanda sul “senso del mondo”:

Il mio lavoro s’è esteso dai fondamenti della logica all’essenza del mondo

Quaderni 1914-1916

Wittgenstein chiuderà il suo Tractatus logico-philosophicus, pubblicato nel 1921 dopo diverse difficoltà editoriali, con la famosa massima: «su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere». Questo non è un semplice invito a non parlare a proposito di ciò che si ignora, ma sottolinea che vi è qualcosa che sfugge alle possibilità del dire: l’«Ineffabile» sarà chiamato da Wittgenstein. Etica ed estetica (che per Wittgenstein sono tutt’uno, in quanto condividono uno sguardo trascendentale sul mondo) sono perciò impossibili come teorie, discorsi argomentativi. L’etica va piuttosto mostrata: la vita felice, etica, buona, mostra da sé la sua superiorità rispetto a quella infelice. Qualcuno potrebbe obiettare: e se io fossi felice non essendo buono? Se io fossi felice con la droga? O procurando del male? Beh, dovremmo analizzare i casi e vedere se quella menzionata è davvero felicità. La droga porta con se lo spettro della dipendenza, per esempio: più sofferenza di quei brevi e fugaci attimi di piacere, che tendono a diventare sempre più tenui. Il gioco di potere può essere sempre rovesciato.

Tornando però a Wittgenstein, rinunciare ad influire sugli eventi – vivendo nell’eterno a-temporale e quindi al di là di ogni desiderio, di ogni timore e di ogni speranza – porta ad un atteggiamento di accettazione del mondo che rende il mondo stesso un mondo felice. E l’arte stessa è il compimento di questo atteggiamento. Il suicidio, al contrario, nonostante sia stato da Wittgenstein contemplato ogni giorno , rappresenterebbe un fallimento totale – dato che il problema sarebbe la difficoltà ad «accordarsi» con il mondo. E l’arte è per Wittgenstein uno sguardo che conferisce ricchezza di senso alle cose, modificando il nostro approccio nella vita.

2000: esce Kid A, senza alcun singolo ufficiale e presentato quasi interamente sul web. Tra i vari pezzi, in chiusura vi è Motion Picture Soundtrack: l’atmosfera inizialmente triste e le prime due frasi – «red wine and sleeping pills help me get back to your arms» – sembrano suggerirci una idea suicida del protagonista. Ma Brent Schrodetzki nota la divisione tra questa parte – caratterizzata dai vizi dell’alcool, del “sesso economico” (non solo in denaro, ma anche probabilmente in “costi” affettivi) – nella quale cerchiamo di “addormentarci” e di annacquare i problemi dell’esistenza con poco; e una seconda parte magica, mistica, con un’atmosfera paradisiaca, introdotta dai sintetizzatori di Johnny Greenwood, nella quale la vita quotidiana è abbandonata per vivere in eterna «armonia» con il mondo. Schrodetzki perciò ritiene che il «they fed us on little white light» si riferisca all’originale autenticità delle esperienze religiose di alcuni uomini (che sia Gesù, o Maometto, o Buddha), che si è persa nei rigidi dogmi delle religioni. Per questo Wittgenstein stesso scrive:

Non è forse per questo che gli uomini ai quali il senso della vita divenne, dopo lunghi dubbi, chiaro, non seppero poi dire in che cosa consistesse questo senso?

Tractatus logico-philosophicus

La religione, in particolare il cristianesimo per Wittgenstein, non può essere un dogma, una verità universale, ma una pratica:

Il cristianesimo dice fra l’altro, credo, che le buone dottrine non servono a nulla. Si dovrebbe cambiare la vita. (O la direzione della vita)
Che ogni sapienza è fredda e che con essa si può mettere in ordine la vita non più di come si possa battere il ferro a freddo.
Una buona dottrina, infatti, non deve trascinare; la si può seguire, come si segue una prescrizione medica. – Qui però si deve essere trascinati e rivoltati da qualcosa. – (Almeno, così l’intendo io). E una volta rivoltati, rivoltati si deve rimanere. La sapienza è priva di passione. Al contrario, Kierkegaard chiama la fede una passione.
La religione è per così dire il fondale marino più profondo e calmo, che rimane tranquillo per quanto alte le onde siano in superficie.

Pensieri diversi

Un po’ come ciò che accade in Motion Picture Soundtrack. Il brano sembra concludersi e, dopo un minuto di assoluto silenzio, riprende con un veloce crescendo non melodico [il nome dato a questa ghost track è Genchildren, ma è una continuazione evidente della precedente traccia], che si chiude. Ancora una volta nel silenzio, prima di chiudere l’album definitivamente: questa volta durerà trenta secondi in più.

A quanto pare, in questo confronto impossibile, Yorke ha compreso l’essenza della conclusione del Tractatus wittgensteiniano e ha rinunciato ad esplicare l’esperienza di unità con il mondo, lasciandola emergere dalla sua conclusione di Kid A. Un confronto non così impossibile nell’eternità.

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