Palestine Underground: i muri non fermano la musica

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La musica come forma di resistenza. Lo sanno bene i ragazzi palestinesi di Jazar Crew che, nonostante i vincoli imposti dal governo israeliano, ogni giorno fanno del loro meglio per affermare la propria cultura e la propria identità.

Palestine Underground è un documentario di 25 minuti realizzato da Boiler Room. Girato lo scorso giugno, il film documenta la scena musicale underground del territorio palestinese occupato, la Cisgiordania. Negli ultimi dieci anni, il collettivo palestinese Jazar Crew ha lavorato attivamente alla crescita di una nuova scena musicale ad Haifa, come alternativa alla tradizionale scena club in Israele. È proprio grazie alla Rete che hanno avuto la possibilità di collaborare con artisti di Ramallah, in Palestina, e hanno sfidato il muro di separazione per recarsi in Cisgiordania e organizzare eventi in grado di coinvolgere le varie culture che popolano quel complesso territorio.

La regista della BBC e Channel 4 Jess Kelly, oltre a documentare una sottocultura musicale poco conosciuta in Europa, ha seguito per una settimana la vita di questi artisti, documentando le difficoltà e i disagi dovuti alle restrizioni politiche di Israele. Secondo la regista, uno dei momenti più significativi del documentario è stato proprio il viaggio che li ha portati, assieme alla Jazar Crew, da Haifa a West Bank:

“I palestinesi con passaporto israeliano, hanno il privilegio di poter viaggiare liberamente da Israele verso la Cisgiordania, ma le persone in Cisgiordania non possono fare il contrario. Per lasciare anche la West Bank devono chiedere alle autorità israeliane un permesso che spesso viene negato. Era davvero importante per me catturare il loro umore durante quel viaggio, che era un misto di eccitazione, rabbia e disagio per il fatto che dovevano attraversare quel muro di separazione per arrivare dai loro amici. Li fa sentire come degli estranei”.

 In Palestina, gli artisti rischiano la vita per esprimere la propria identità e la propria cultura. Questo concetto è evidente fin dalla scena di apertura del documentario, in cui Dj Odds scavalca il muro di separazione in Israele e mentre ci passa sopra, dicendo: “non puoi costruire un muro e dire che non puoi andare a fare questo, è musica, ed è un diritto per tutti.”

Palestine Underground rappresenta egregiamente il complesso ambiente socio-politico della Cisgiordania: da un lato le assurde contraddizioni di un conflitto politico-militare che dura da settanta anni e dall’altro una fiorente scena musicale underground che ogni giorno lotta pacificamente per affermare le proprie radici e le proprie libertà individuali.

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