La vera storia di Billy Milligan, l’uomo dalle 24 personalità che ha ispirato Split

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Split, il film del 2016 di M. Night Shyamalan, è stato un lavoro coraggioso che ha messo in scena un personaggio dotato di una malattia molto particolare: un disturbo di personalità multiple estremamente raro, che porta il soggetto ad avere 24 personalità diverse dentro di esso, ognuna perfettamente sviluppata (hanno anche un nome e una professione), indipendente dalle altre e a conoscenza le une delle altre. Osservare una persona di trent’anni alternare identità tanto diverse tra loro, dal piccolo bambino all’adulto manipolatore alla donna che si prende cura delle altre personalità, è uno squarcio nel mondo delle malattie mentali per certi versi affascinante. Ed è un portale di accesso a quel mondo talmente fedele da aver riscosso anche critiche da professionisti e vittime di quel tipo di disturbo, sia per gli effetti che un film del genere può avere su chi ha un problema simile in forma latente (sono più di quel che possiamo pensare), sia per la spettacolarizzazione orientata al cinema di quella che è una vera e propria malattia, di cui sono affette molte persone al mondo.

L’aspetto più particolare del film è che il protagonista è ispirato a una persona realmente esistita. Si chiamava Billy Milligan ed è uno dei casi più celebri della storia di disordini da personalità multipla, conosciuto da molti negli Stati Uniti perché finito nei giornali negli anni ’70: è stato infatti il primo caso nella storia giudiziaria dei Stati Uniti ad essere scagionato da un reato grave (stupro) per infermità mentale, adducendo come ragione che l’individuo non poteva considerarsi responsabile perché a commettere i reati erano state altre personalità dentro di lui, fuori dal suo controllo.

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Billy Milligan sul Pittsburgh Press, 1983

È l’Ottobre del 1977 quando tre ragazze vengono violentate nel campus dell’Università di Stato dell’Ohio. Una delle tre ragazze aveva facilmente identificato l’autore delle violenze perché ne aveva visto il volto tra le fotosegnaletiche diramate dalla polizia in relazione ai soggetti in libertà con propensione ai reati di natura sessuale: era Billy Milligan, una vecchia conoscenza per la polizia di stato in quanto condannato due anni prima per stupro e rapina a mano armata, e poi rilasciato sulla parola. Il triplo stupro del ’77 ovviamente concludeva automaticamente la libertà sulla parola, e Billy tornò subito in carcere, con un nuovo processo a suo carico in partenza.

Durante la preparazione del processo, sono partiti i primi esami psicologici sul soggetto, e la situazione in cui si sono ritrovati gli psichiatri di stato fu ai limiti dell’incredibile: ad ogni colloquio Billy sembrava una persona completamente differente. In certi casi era infantile e fragile, in altri risoluto, altre volte era aggressivo, altre ancora apatico. Fu diagnosticata una forma acuta di schizofrenia, subito seguita da un’analisi più accurata che mostrò uno dei casi più complessi di disturbo da personalità multiple della bibliografia scientifica a tema.

L’infanzia di Billy, d’altronde, non era stata per nulla facile: era il figlio del secondo matrimonio di sua madre, suo padre non era esattamente un modello paterno e, tra depressione ed alcolismo, si suicidò quando lui aveva quattro anni. Per di più, uno dei successivi mariti della madre (quattro in totale) fu accusato di abusare di Billy quando era piccolo. Secondo Daniel Keyes, autore del best-seller internazionale Le menti di Billy Milligan, le prime personalità dissociate di Billy vennero fuori quando aveva cinque anni, probabilmente come meccanismo di difesa per sopravvivere nel difficile contesto familiare. È un meccanismo psicologico tipico, peraltro coperto in molti film (un esempio recente è Compliance, per aspetti leggermente diversi): in una condizione razionalmente difficile da accettare, la mente fabbrica facilmente una personalità alternativa che viva quegli eventi, nel tentativo di preservare la salute mentale dell’io.

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Billy Milligan da piccolo

Prima del processo, fu tentata una psicoterapia molto particolare, che invitava le diverse personalità a “tenere sveglio Billy” e cercare di fondersi con lui, nel tentativo di affrontare il processo nel migliore dei modi.  La terapia sembrò funzionare per un po’, ma prima del processo Billy ebbe un nuovo crollo e si dissociò in due delle sue personalità alternative principali, Arthur (un signore inglese esperto di scienza e medicina) e Ragen Vadascovinich (un comunista jugoslavo che avrebbe commesso le rapine con uno spirito “alla Robin Hood”). Nel processo Milligan fu dichiarato “non colpevole per infermità mentale”, elevando per la prima volta nella storia degli Stati Uniti i disturbi dissociativi di identità a vere e proprie patologie invalidanti e riconosciute a livello giudiziario.

Billy Milligan passò i successivi dieci anni in istituti statali di salute mentale, dove gli vennero identificate dieci personalità principali e altre quattordici “indesiderate”, per un totale di 24 personalità perfettamente sviluppate, in uno dei casi più complessi della psichiatria moderna. Tra le personalità principali, oltre ai già citati Arthur e Ragen, c’erano Allen (una personalità manipolatrice), Tommy (un artista) e Adalana (una diciannovenne lesbica bisognosa di affetto, colei che avrebbe commesso gli stupri). Per i più curiosi, l’elenco completo delle 24 personalità di Billy Milligan è dettagliato su Wikipedia.

La differenza tra le personalità “desiderabili” e quelle “indesiderabili” era legata all’esistenza di cinque regole, concordate tra le sue diverse personalità per agevolare la convivenza tra loro. Cinque regole che, se violate, marchiavano immediatamente la personalità come indesiderata:

  • Non dire bugie.
  • Proteggere le donne e i bambini.
  • Osservare la castità.
  • Mantenersi intellettualmente attivi, coltivando interessi molteplici e studiando un proprio campo di specializzazione.
  • Non violare la proprietà delle altre personalità.

Nel 1991 Milligan viene rilasciato dal sistema giudiziario e dichiarato “sano”. Andò a vivere in California, dove si dedicò a molteplici attività tra cui programmazione (ha ideato un programma avanzato di intelligenza artificiale chiamato Harsesis), produzione cinematografica (aveva fondato la Stormy Life Productions, con la quale avrebbe dovuto realizzare un cortometraggio – in realtà mai uscito), disegno e diverse attività a sfondo sociale, soprattutto legate ai diritti dei bambini. Lui stesso si dichiarerà ancora dissociato in quel periodo, sebbene non più costretto ad atti illegali. Il suo legale dirà: “in alcuni muri di casa sua ci sono degli affreschi bellissimi, in altri formule matematiche complesse: sapere tutto di Billy Milligan va oltre ogni capacità umana.”

Billy morirà di cancro nel 2014, a 59 anni. Alcune caratteristiche legate alle sue personalità e ai suoi comportamenti sono ancora rimaste senza risposta: uno degli individui dentro di lui (Tommy), ad esempio, era dotato di uno straordinario talento nell’evasione, simile a Houdini, e non si è mai potuto spiegare dove avesse appresso tale abilità. Inoltre, in alcune conversazioni con le sue vittime, Billy spiegava di essere un partigiano e di essere stato “assoldato come killer”, il che lasciò pensare ad alcuni medici che in Billy potessero esserci altre personalità, non ancora rivelate, che potevano essere propense ad atti criminali.

Split si è ispirato alla sua storia, ma non è legato esplicitamente alla vita di Billy Milligan. Un film che racconta la storia della sua vita è stato invece in lavorazione per lungo tempo, fin dai primi anni ’90, per mano di James Cameron, ma il progetto naufragò perché lo stesso Milligan citò in giudizio Cameron per una questione di diritti. Cameron abbandonò il progetto e la Warner Bros continuò a spingere per portare avanti il film, dal titolo The Crowded Room (“La Stanza Affollata”), contattando negli anni registi come Joel Schumacher e David Fincher. Nel 2015 è stato confermato che il film si farà e Leonardo DiCaprio vestirà i panni di Billy Milligan (replicando dunque dopo Shutter Island un ruolo potenzialmente eclatante di malato mentale). Il film è ancora nelle fasi iniziali di preparazione e non si sa nient’altro.

“Adesso mi rendo conto […] che quando la polizia venne a prendermi a Channigway, in realtà non sono stato arrestato. Sono stato salvato. Mi dispiace che delle persone abbiano dovuto soffrire prima che ciò accadesse, ma mi sento come se dopo ventidue anni alla fine Dio avesse deciso di sorridermi.”

Billy Milligan

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