I più grandi attori del cinema muto di Hollywood

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Hollywood ha sempre amato circondarsi di stelle da creare e lanciare sul mercato, su cui poi costruire le proprie fortune. Se oggi ci sembra scontato mitizzare nomi e assistere a veri e propri fenomeni di culto della personalità, in realtà tutto è nato agli inizi dell’industria dello spettacolo, quando i grandi attori del cinema muto statunitense sono diventati icone. Il cinema negli Stati Uniti, dopo i suoi artigianali inizi di inizio secolo, divenne in pochi anni un polo di attrazione per ingenti capitali: durante gli anni ’10 si formarono le prime compagnie di produzione, che portarono una maggiore e migliore distribuzione delle pellicole, mentre negli anni 20 si ebbe un perfezionamento dei teatri e delle tecniche di ripresa, oltre all’arrivo di molti artisti europei.

Tra i tanti protagonisti di quegli incredibili anni, soprattutto dieci si sono distinti e sono sopravvissuti alla polvere dei decenni.


Buster Keaton

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Buster Keaton è stato il più muto tra gli attori del cinema muto: geniale e surreale attraversò gli anni dell’assenza del sonoro primeggiando assieme a Chaplin e Lloyd.

Capace di acrobazie incredibili e perennemente con il volto segnato da un’inguaribile malinconia, Keaton cominciò a esibirsi fin da piccolo assieme ai suoi genitori. Esordì al cinema grazie al suo grande amico Roscoe “Fatty” Arbuckle e in poco tempo la sua carriera decollò, facendolo passare da spalla a protagonista assoluto di pellicole di cui era, oltre che interprete, anche sceneggiatore e regista.

Tra i tanti suoi film pieni di trovate ingegnose e idee innovative, Come vinsi la guerra resta il capolavoro assoluto. Purtroppo l’avvento del sonoro, l’approdo alla Metro Goldwin Mayer (che ne limitò fortemente la libertà d’azione) e i gravi problemi personali lo portarono a rifugiarsi nell’alcool e a perdere il suo status di stella assoluta.

Dopo una lunga battaglia per restare sobrio, Keaton tornò a lavorare a metà anni trenta, ma ormai aveva perso ogni credito presso le case di produzione, che lo accolsero solo come comparsa.

Negli anni ’50 fu riscoperto e partecipò a varie trasmissioni televisive, ma ormai la gloria era passata.

La sua maschera impassibile e apparentemente ignara degli avvenimenti che gli accadono intorno è diventata il simbolo dell’innocenza dell’uomo di fronte ai grandi fatti della storia, spesso troppo grandi per essere compresi.


Greta Garbo

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Greta Garbo è stata il sex symbol assoluto della storia del cinema di quegli anni (e forse anche oltre): la svedese fu l’ultima icona a imporsi prima dell’avvento del sonoro, che con la fine degli anni ’20 avrebbe spazzato via molti protagonisti del cinema muto.

Dopo aver debuttato in Svezia, la “Divina” si trasferì negli Stati Uniti dove conquistò i favori del pubblico con La carne e il diavolo: i ruoli da seduttrice si susseguirono uno dietro l’altro, costringendola a uno stereotipo che alla lunga la fece allontanare dalle scene.

Girò il suo ultimo film nel 1941 e a soli 36 anni disse basta a Hollywood e alla sua sua gabbia d’oro, sparendo dai radar ed entrando definitivamente nel mito.


Stan Laurel & Oliver Hardy

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La coppia più famosa della storia del cinema non può essere scissa e Stanlio e Ollio trovano posto insieme in questa rassegna.

Stan Laurel e Oliver Hardy iniziano separatamente a calcare le scene e solo dopo anni di gavetta vengono messi assieme nel 1927, grazie alla felice intuizione di Hal Roach.

I due comici dominarono gli ultimi anni del muto con le loro gag strampalate, che riuscivano a sfruttare al meglio le possibilità dell’assenza del sonoro, costruendo continue situazioni divertenti attraverso l’uso di oggetti.

L’alchimia e la capacità di adattamento portarono Laurel & Hardy a sopravvivere al tramonto della stagione del muto per tutti gli anni 30.

Il declino della coppia iniziò con il decennio successivo, anche a causa della comparsa di acciacchi e malattie, che ne condizionarono pesantemente e progressivamente gli ultimi anni e li portarono a ritirarsi dalle scene nel 1956.


Harry Langdon

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Harry Langdon costruì il suo successo sul personaggio dell’uomo ingenuo e innocente dalla faccia da bambino, che non sapeva rapportarsi con la spietatezza della vita.

Gli anni 20 furono il suo periodo d’oro, in cui si conquistò il favore del pubblico, ma sul finire del decennio alcune scelte sbagliate e l’incapacità di adattamento al sonoro lo costrinsero a un prematuro declino artistico.

Alla fine del 1944 morì improvvisamente, dopo anni di emarginazione da parte di Hollywood, che non gli perdonò l’insuccesso dopo la gloria.

A differenza di tanti suoi colleghi presenti in questa lista non ebbe neanche in sorte di essere rivaluto negli anni dal pubblico, nonostante la gran parte della successiva generazione di comici attinse a piene mani dal suo repertorio.


Harold Lloyd

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Harold Lloyd fu uno dei grandi attori del cinema muto che riuscì a contrastare il predominio di Charlie Chaplin.

Il suo personaggio ottimista, simpatico e ambizioso piacque fin da subito al pubblico, che apprezzava quell’occhialuto bravo ragazzo costantemente proiettato verso la conquista di una bella ragazza o di un lavoro.

Come Buster Keaton, Lloyd non si tirava indietro di fronte alle scene più pericolose e acrobatiche, arrivando anche a rimetterci il pollice e l’indice della mano destra dopo una esplosione accidentale.

L’avvento del sonoro e forse la Grande Depressione del ’29 ne compromisero la carriera: la positività di Lloyd, tanto amata negli anni 20, si sposava male con la crisi che viveva la gente, che di colpo gli volse le spalle.

L’immagine che lo ritrae appeso alle lancette di un orologio di un grattacielo in Preferisco l’ascensore è passata alla storia del cinema. Come lui, d’altronde.


Roscoe “Fatty” Arbuckle

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Roscoe “Fatty” Arbuckle fu il primo grande protagonista degli albori del cinema statunitense.

Solo Charlie Chaplin e Buster Keaton (di cui fu mentore per un certo periodo) potevano vantare lo stesso successo ai tempi in cui la stella di Arbuckle brillava nel firmamento cinematografico del muto.

La sua stazza notevole e la sua simpatia lo resero un beniamino del pubblico, che amava le sue comiche semplici e la sua travolgente simpatia.

Lo scandalo che lo travolse all’apice della carriera gli portò via tutto e anche quando anni dopo sembrò riaprirsi finalmente uno spiraglio come attore, un attacco di cuore se lo portò via.

Se c’è mai stato un clown tragico, questo fu Roscoe Arbuckle.


Mary Pickford

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Mary Pickford fu la prima attrice a imporsi nell’affollato panorama maschile del muto.

La sua aura d’innocenza e semplicità le fecero guadagnare i favori del pubblico, che amava definirla la “ragazza riccioli d’oro”.

Fu un’ottima imprenditrice e fondò assieme a Chaplin, Douglas Fairbanks e David W. Griffith la United Artists, una compagnia cinematografica indipendente con cui produceva e distribuiva le sue pellicole e quelle dei suoi soci.

Pian piano la sua carriera si spense dopo l’introduzione del sonoro, che come molti altri suoi colleghi prese sottogamba, stimando l’introduzione del parlato nei film come “mettere il rossetto alla Venere di Milo”. Si ritirò definitivamente della scene nel 1933.


Rodolfo Valentino

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Dopo lunghi anni di gavetta e tante parti secondarie, l’immigrato italiano che sognava il mondo dello spettacolo riuscì finalmente a coronare il suo sogno di gloria e a diventare all’inizio degli anni 20 uno dei più ambiti attori del cinema muto.

Amato alla follia dalle donne e mal sopportato (se non addirittura odiato) dagli uomini, Rodolfo Valentino toccò l’apice del successo nel 1921, con Lo Sceicco.

Purtroppo la sua carriera non sarebbe durata a lungo e una peritonite lo avrebbe ucciso nel 1926, a soli 31 anni.

Mai nessuno prima di lui era riuscito a diventare tanto celebre grazie al cinema e le scena d’isteria che ci furono durante e dopo i suoi funerali furono i primi segnali di quanto la figura di Valentino fosse destinata a essere mitizzata per sempre.


Clara Bow

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Quando si diventa motivo di ispirazione per un personaggio come Betty Boop, forse non servono molte altre parole per descrivere lo status e la fama raggiunti.

Clara Bow collezionò continui successi al botteghino durante gli anni 20, imponendo anche il proprio look come marchio di fabbrica, a cui migliaia di donne si sarebbero ispirate.

Spirito libero e trasgressiva come poche altre prima e dopo di lei, fu spesso accusata di passioni fin troppo travolgenti e di un’eccessiva libertà sessuale, che le costarono più di uno scandalo.

La sua carriera terminò nel 1933: l’avvento del sonoro mise in evidenza una voce poco adatta alla recitazione e pian piano le case di produzione iniziarono a defilarsi e a non concederle più  parti di rilievo.

Morì improvvisamente nel 1960, dopo anni passati a entrare e uscire dalle casa di cura, rimpiangendo probabilmente gli anni in cui il suo sguardo e la sua bocca a cuore facevano capolino in tutti i cinema.


Charlie Chaplin

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Tra gli attori del cinema muto Charlie Chaplin fu quello più amato e più geniale, in grado di intuire le potenzialità della cinepresa e trasformare le slapstick comedy in qualcosa di diverso dalle semplici farse.

Giunto negli Stati Uniti nel 1914 dalla natia Inghilterra, ottenne fin da subito successi e riconoscimenti, grazie alla maschera immortale del Vagabondo Charlot.

Dopo una serie infinita di corti passò ai lungometraggi, scrivendo pagine di poesia con La Febbre dell’oro, Il Monello, Luci della città, Tempi moderni, mantenendo il successo anche di fronte al minaccioso arrivo del sonoro, cui non si piegò a lungo.

La prima volta che il mondo sentì la voce del Vagabondo fu ne Il grande dittatore, ultimo grande episodio di una carriera irripetibile. Dopo il malinconico Luci della ribalta l’ignobile crociata del Maccartismo lo fece cacciare da Hollywood e un precoce declino lo fece quasi del tutto sparire dal grande schermo, ma non dall’immaginario collettivo.

Morì il 25 dicembre del 1977, un Natale tra i più tristi di sempre.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook, Twitter e Telegram.

 

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