Il 2015 in 12 singoli: #5 – Spirito easy

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E giù così, a criticare i fratelli Lawrence perché – parafrasi libera – “non sono house, per niente, ma hanno rovinato lo spirito e la percezione che di questo genere si ha oggi“. Che è storicamente una delle critiche più stupide e banali che si possano fare quando i tempi cambiano. Quel che accade è che la house negli ultimi anni si è mostrata la più flessibile e intelligente delle arti dance, lavorando sì sul proprio carattere club ma sapendo accogliere con astuzia una nuova attitudine che l’ha (ri)avvicinata al grande pubblico. Cosa che invece la techno non ha saputo fare, chiudendosi anzi in una torre di isolamento da cui iniziare la predica del purismo (ne riparleremo, tranquilli).

Tutto questo, poi, mentre lo zoccolo duro dell’underground intransigente si è scagliato in attacchi feroci e resistenze ai limiti dell’ossessivo, prendendo di mira personaggi come i Disclosure (o Claptone, per toccare un altro dei momenti migliori di quest’anno) che 1) non hanno mai forzato la mano, 2) han sempre espresso un’esigenza esistente nel pubblico e 3) han sempre offerto qualità indiscutibile. Al netto della malafede, ovvio. Quest’anno Caracal è stato l’album che ha saputo confermare il buono del precedente Settle, inclusa l’efficacia di singoli come Omen qui sopra, e tutti a storcere il naso giudicandolo o scialbo o sfacciato. I Disclosure intanto incassano consensi e se la ridono. E fanno benissimo.

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