TeneT: perché l’ossessione di Nolan per il tempo è un’arma a doppio taglio

Nolan è un regista che nel bene e nel male riesce sempre a far scalpore, dividendo spesso il pubblico tra chi lo ama e chi non lo apprezza. La sua ossessione per montaggi particolari lo rendono da una parte un visionario e dall’altra un autocelebrativo. Tenet è stato un film molto atteso, complice la chiusura dei cinema. Vediamo passo per passo se in quest’ultimo lavoro è riuscito a far centro o meno.

Tenet è un film ambizioso da una parte e molto modesto dall’altra. L’ambizione più grande è senza dubbio la (solita) manipolazione del tempo e il montaggio particolarissimo che, più o meno da sempre, caratterizza il cinema di Nolan. Ma arrivando poi al nocciolo del film – la trama – è oggettivamente fin troppo semplice e poco originale, può tranquillamente essere accostata a uno 007 qualsiasi, anzi in quest’ultimo i personaggi sono probabilmente caratterizzati meglio.

Questo è il primo problema del film, non tanto la storia comune, quanto invece i personaggi asettici che non riescono a far affezionare lo spettatore. Durante la visione si ha l’impressione che hanno la mera funzione di portare avanti il corso degli eventi, come fossero semplici marionette di un autore che si vuole concentrare più su altri aspetti. Quali? Beh, sicuramente il montaggio e tutto ciò che gli può girare intorno. Infatti il regista inglese riesce a rendere complicata una storia di per se – come già accennato – molto semplice. Viene quindi da chiedersi se ha senso utilizzare un espediente che rende complessa una cosa solamente per il gusto di farlo. Se in Inception la difficoltà risiedeva in un meccanismo che per lo meno nel patto narrativo aveva senso, era fondamentale e spiegato bene, in Tenet invece questa peculiarità non convince mai, sembra utilizzata principalmente per una sorta di autocelebrazione, come se Nolan volesse dimostrare a se stesso di cosa è capace.

A supporto di quanto appena detto, basti pensare che inizialmente Tenet ci viene spiegata come un qualcosa che si basa su un “reverse” temporale che concerne gli oggetti e le armi, ma non ci viene accennato che potesse estendersi al tempo stesso, diventando di fatto un “normale” meccanismo di viaggi nel tempo. Il termine “normale” è da intendersi come “già visto”, come nel finale – e qui facciamo uno spoiler per cui se non hai visto il film passa al paragrafo successivo – che si scopre che il protagonista è stato mandato e “utilizzato” dal lui stesso del futuro.

Per tutto il film non si riesce a capire quanto estendibile è questo “potere” temporale, però al tempo stesso lo spettatore viene farcito di spiegoni poco chiari che più che schiarire le idee, fanno il contrario.

Arriviamo dunque ad un altro problema della pellicola, i dialoghi. Principalmente possiamo dividerli in due, spiegoni e discussioni botta e risposta classiche dei film di azione. Questo contribuisce a non creare un’adeguata caratterizzazione dei personaggi che a parte qualche frase fatta d’effetto e qualche domanda/spiegazione non fanno. Sembra proprio che l’unico compito che hanno è l’essere funzionali nel portare avanti la trama. Gli attori, nonostante ciò, sono promossi, riescono nell’impresa di recitare al meglio un ruolo senza molta anima. L’emblema di quanto appena argomentato risiede nel fatto che il protagonista fa cose veramente assurde e le compie con una freddezza e un distacco emotivo che non ha senso, cioè come se viaggiare nel tempo fosse una cosa normale.

Veniamo al montaggio, che dovrebbe essere la parte più forte e solida del film. Sicuramente non si può considerare un punto debole del film, ma anche questo aspetto non è pienamente riuscito siccome se da una parte contribuisce a pieno nella trama nel vero senso della parola grazie al meccanismo del reverse e quant’altro, dall’altra durante la visione troppo spesso percepiamo una sensazione di taglia e incolla tra una scena e l’altra, che risultano poco coese tra loro. Poi, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, le scene in reverse potevano essere ideate in maniera diversa, cioè va bene tutto, però doversi rivedere diversi pezzi prima “in avanti” e poi “indietro” dopo un po’ stanca, un film di due ore e mezza poteva durare due ore se non ci fosse stato l’utilizzo di questa atipica tecnica (ma voglio anche sottolineare che se mai questo può essere inteso come un aspetto negativo, è in fondo alla classifica dei problemi, quelli elencati prima sono più nevralgici).

Passando invece agli aspetti positivi, è da promuovere senza dubbio la colonna sonora che riesce a imprimere una giusta epicità in linea al contempo con il taglio freddo del film, l’assenza del solito Hans Zimmer non ha quindi inficiato le musiche, Goransson l’ha “rimpiazzato” molto bene.
Anche la regia e la fotografia sono più che riusciti. Non che ci fossero molti dubbi su questo dal momento che nessuno ha mai criticato Nolan nella forma e nella messa in scena. Certo non raggiunge la performance registica di Dunkirk ad esempio, ma ripeto che entrambi questi aspetti sono ben riusciti.
Infine è da lodare senza pensarci troppo anche la scenografia e il comparto estetico che sono curati e rendono epico il film.

Diciamo quindi che visivamente, tralasciando la sostanza e l’anima del soggetto in questione, il film funziona. Appena però si entra leggermente più nel profondo iniziano ad emergere i difetti. Nolan ha voluto ampliare e portare ancora più all’estremo la sua concezione di cinema, forse scivolando un po’ sotto certi aspetti, ma riuscendo a regalare allo spettatore emozioni comunque forti. Non è un film da bocciare in toto, ma non si può neanche elogiare a grande opera poiché alcuni difetti sono piuttosto evidenti e condivisibili anche da parte di chi ha apprezzato molto la pellicola.

Da un film di questo calibro non ci si aspetta una cosa del tipo (sempre parlando del finale del film, quindi spoiler allert): “ma l’hai ucciso prima del tempo stabilito” (cosa che avrebbe dovuto comportare la fine della nostra linea temporale), risposta: “non ho resisito”. Cioè, c’era in gioco l’umanità e per tenere lo spettatore con un minuto di suspence in più hanno scelto di far compiere un’azione stupida a un personaggio nel momento fondamentale, senza ripercussioni ovviamente, perché tutto va comunque per il meglio. Infine anche l’utilizzo dei nomi del quadrato del Sator è abbastanza superficiale dal momento che fungono solamente da nomi propri per dei personaggi/organizzazioni… La mitologia e il simbolismo non entrano in gioco veramente e approfonditamente, se non per il fatto che sia il quadrato del Sator sia Tenet sono entrambi degli enigmi. Ma forse ci sbagliamo e ci sono spiegazioni più profonde.

Tirando le fila di questa recensione il consiglio è di vedere Tenet senza farsi influenzare, perché nel bene e nel male è un viaggione di due ore e mezza che riesce a trasmettere sensazioni ed emozioni forti e contrastanti. Alcuni momenti sono senz’altro buoni, ma quando ad un film manca l’anima non potrà mai essere perfetto. Questa comunque non vuole essere una bocciatura completa, piuttosto una presa di coscienza verso la concezione di cinema di un regista sicuramente importante ma che forse troppo spesso si fa prendere da un’ossessione che è di difficile gestione. Concludendo possiamo dire che per chi adora Nolan questo potrebbe essere un film imperdibile e tendente al capolavoro, per chi invece guarda il cinema in maniera più distaccata e “oggettiva” forse vedrà i problemi riscontrati in questa recensione.

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