Le vicende reali che hanno ispirato Nightmare

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Nel corso della sua carriera, il compianto Wes Craven ha consegnato al cinema dell’orrore alcune pellicole memorabili e destinate a popolare gli incubi di intere generazioni: partendo dal suo esordio del 1972 con il quasi insostenibile (per l’epoca) L’ultima casa a sinistra fino ad arrivare alla celeberrima saga di Scream, una vera ventata di freschezza nel panorama slasher dell’epoca, passando per il dittico horror cannibalesco di Le colline hanno gli occhi ed alcuni esperimenti notevoli come Il serpente e l’arcobaleno (a tema zombie) e La casa nera (insolito horror sul tema della segregazione razziale).

Il film che ha consegnato Craven alla storia però è un altro: Nightmare (A Nightmare on Elm Street), il suo capolavoro del 1984 in cui compare per la prima volta Freddy Krueger, il terrificante boogeyman dal guanto artigliato che ha il potere di entrare nei sogni delle proprie vittime ed ucciderle coi metodi più atroci. Un film geniale sotto tutti i punti di vista, dalla freschezza del soggetto alla strabordante creatività della regia che ha reso indimenticabili i momenti migliori della pellicola, per non parlare dell’iconicità di Freddy, diventato da subito uno dei mostri più popolari della storia del cinema horror.

Nightmare ha generato un franchise che conta altri otto film e una serie tv, talmente popolare e conosciuto che non ha senso dilungarsi troppo: è molto più interessante scoprire invece cosa ha ispirato Craven per la stesura della trama del primo film e per la caratterizzazione del personaggio di Freddy, perché dietro a questo cult movie e a questo personaggio leggendario si nascondono due vicende raccapriccianti accadute realmente, che non tutti saranno in grado di leggere fino alla fine.


Lo strano caso dell’adolescente morto nel sonno 

Freddy Krueger è sostanzialmente un demone che ha la caratteristica peculiare di rivivere nei sogni di alcuni adolescenti, attraverso i quali può ucciderli. L’idea del mostro dei sogni si fece strada nella mente di Craven dopo la lettura di un articolo di cronaca del Los Angeles Times in cui si raccontava la storia di un adolescente di origini cambogiane, rifugiatosi negli Usa insieme alla propria famiglia per sfuggire agli orrori della guerra nel suo paese, che ad un certo punto decise di smettere di dormire a causa di un incubo ricorrente che lo tormentava.

Nei suoi sogni, il ragazzo era inseguito da un uomo terrificante e deforme che non gli dava pace, al punto da spingerlo a decidere di rimanere perennemente sveglio: dopo cinque giorni di insonnia totale il giovane ebbe un esaurimento nervoso e la famiglia decise di somministrargli un sedativo. Durante la notte, richiamati dalle sue urla, i genitori lo trovarono a letto in preda alle convulsioni. Non ci fu nulla da fare: il ragazzo morì di infarto subito dopo.

Sconvolto dalla lettura di questa vicenda, Craven decise di scrivere un film basato su un mostro in grado di perseguitare ed uccidere le proprie vittime durante i loro stessi sogni. Il resto è storia.


Albert Fish, il vampiro di Brooklyn

Albert-Fish-cover

Tutti conoscono l’aspetto iconico di Freddy Krueger (reso immortale da un grandissimo Robert Englund): cappello borsalino marrone, maglione a strisce orizzontali verdi e rosse, il ghigno beffardo, un guanto con lame affilate alle estremità delle dita e il corpo interamente ricoperto da ustioni. Quello che non tutti sanno è che per caratterizzare il personaggio (il cui nome è preso da quello di un bullo che tormentava Craven ai tempi della scuola) il regista si è ispirato alle vicende terrificanti che riguardano Albert Fish, uno dei più pericolosi serial killer che la storia ricordi. Lo stesso Craven ha ammesso di essersi ispirato alla figura di Fish per la creazione di Freddy soltanto nel 2008 e la cosa non stupisce più di tanto, dato che la vicenda reale che stiamo per vedere è decisamente più sconvolgente di qualsiasi racconto di finzione.

Nato nel 1870 e attivo tra il 1910 e il 1935 (anno dell’arresto) Hamilton Howard Fish, detto Albert, è stato il più crudele e feroce assassino di bambini del periodo: cannibale, pedofilo, stupratore, coprofago, voyer, sadomasochista, feticista, urofilo ed esibizionista, Fish fu indubbiamente il caso clinico più singolare dell’epoca, dato che permise agli psichiatri che lo ebbero brevemente in cura (prima di finire sulla sedia elettrica agli inizi del 1936) di scoprire alcune parafilie fino ad allora sconosciute, come ad esempio l’abitudine autoerotica di infilarsi aghi e spilli in varie parti del corpo (specialmente in zona inguinale).

Segnato da un’infanzia difficile passata in orfanotrofio, dove cominciò a mostrare segni di piacere sessuale nei momenti in cui subiva percosse, Fish cominciò a prostituirsi nella città di New York all’età di vent’anni, dopo aver iniziato a praticare la coprofagia e a frequentare i bagni pubblici della città (dove amava spiare i ragazzi). È in quel periodo che iniziano le prime aggressioni sessuali ai danni di ragazzi più giovani di lui (o mentalmente ritardati) ed è sempre intorno a quel periodo, dopo una visita in un museo di statue di cera in cui ammira la sezione longitudinale di un pene, che Fish inizia a sviluppare fantasie sadiche legate alla castrazione (inizia ad immaginare di castrare il suo attuale amante).

Durante il 1898 Fish viaggia da una parte all’altra degli Stati Uniti lavorando come imbianchino: successivamente racconterà agli inquirenti di aver molestato oltre cento bambini in quel periodo. Nello stesso anno si sposa con una donna di nove anni più giovane di lui dalla quale avrà sei figli, prima di essere lasciato da lei nel 1917. Le sue aggressioni a bambini, sconosciuti ed amanti occasionali, diventano sempre più violente finché nel 1910 non inizia a commettere i primi omicidi. Perseguitato a suo dire da una serie di visioni mistiche, Fish (che nel frattempo comincia anche a bere sangue umano) era convinto che le sue violenze su se stesso e sugli altri fossero una sorta di atto di purificazione voluto da Dio.

I casi di omicidio più sconvolgenti, tra quelli accertati, commessi da Fish sono quelli di due bambini, Bill Gaffney e Grace Budd. Bill fu rapito l’11 gennaio 1927 mentre giocava sulla veranda di casa sua con un amico: condotto da Fish in una casa abbandonata, il bambino fu torturato in modo atroce dall’uomo, che in seguito lo cucinò e lo mangiò. La stessa sorte toccò l’anno dopo a Grace Budd (quattro anni), rapita da Fish dopo che egli aveva conquistato la fiducia della famiglia della bambina fingendosi un ricco industriale di Farmingale intenzionato ad offrire un lavoro al fratello maggiore di Grace, Edward (diciotto anni): il piano iniziale di Fish era quello di rapire Edward, legarlo e farlo morire dissanguato dopo averlo castrato, ma dopo aver conosciuto Grace il maniaco cambiò idea e decise di rapire con una scusa la bambina.

Anni dopo, nel novembre del 1934, Fish scrisse una lettera anonima indirizzata alla madre di Grace, nel cui testo delirante confessava l’omicidio della piccola. Ci vollero mesi per risalire all’autore, ma nel marzo del 1935 Fish fu finalmente arrestato. Dopo un processo ed una lunga serie di perizie psichiatriche fu condannato a morte, che avvenne nel 1936 mediante esecuzione con la sedia elettrica: le cronache raccontano che Fish fosse entusiasta all’idea di morire in quel modo, tanto da offrirsi di aiutare le guardie carcerarie che lo stavano legando alla sedia, per accelerare il momento dell’esecuzione. Ancora oggi, ad oltre ottant’anni dalla morte di Albert Fish, è difficile trovare altri casi altrattanto disturbanti.

freddy-krueger

Da Albert Fish il personaggio di Freddy Krueger riprende parte della follia e il sadismo: nella finzione della saga di Nightmare, infatti, Freddy era in vita un torturatore e assassino di bambini, dato alle fiamme dei genitori delle piccole vittime e ritornato sotto forma di demone dei sogni alcuni anni dopo. Ci sono anche notevoli differenze tra Krueger e Fish: il Freddy interpretato da Englund nelle serie classica non era infatti un pedofilo, cosa che invece è stata aggiunta a quello interpretato da Jackie Earl Haley nel discutibile remake del 2010 diretto da Sam Bayer. Nei film della saga di Nightmare, inoltre, non c’è traccia di tutte le numerose parafilie di cui era affetto Fish, nonostante spesso (durante i sogni delle sue vittime) Freddy si autoinfligga tagli e torture di vario tipo.

Partita nel 1984 e proseguita per dieci anni fino allo splendido e metacinematografico Nightmare – Nuovo Incubo (diretto da Craven, che appare anche nel film nel ruolo di se stesso insieme a parte del cast originale) la serie classica di Nightmare (escludendo il crossover Freddy vs Jason del 2003 è il remake del 2010) ha toccato numerosi alti e bassi durante gli anni ’80, e se alcuni dei suoi sette capitoli sono sicuramente dimenticabili nel complesso (con un Freddy sempre meno spaventoso e sempre più divertente), vale comunque la pena segnalare l’ottimo Nightmare 3 – I guerrieri del sogno (diretto da Chuck Russell nel 1987) che vede il ritorno della protagonista del film originale Heather Langenkamp e la presenza di Craven alla sceneggiatura. Al netto delle cadute di stile però, i sei sequel del grandioso primo episodio sono film ancora oggi  molto godibili, con schiere di appassionati in ogni angolo del pianeta e meritevoli di essere riscoperti da chi se li è persi o li ha dimenticati.

La prossima volta che vi capita di rivederlo, pensate a quanto di reale è successo dietro a quel film. Sarà un’esperienza ancora più coinvolgente.

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