“Wish You Were Here”: quando l’assente è più che presente

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“L’assenza è presenza”

Pio XIII, The Young Pope, Paolo Sorrentino

Prologo

Sono solo quattro parole.
Quattro.
“Wish You Were Here”. Vorrei tu fossi qui.
David Gilmour, Richard Wright, Roger Waters, Nick Mason.

Londra, 1974/1975

Con The Dark Side Of The Moon i Pink Floyd avevano raggiunto un successo aldilà di ogni aspettativa. L’assenza di stimoli divenne palpabile, come la pressione dei discografici, in quel momento più che mai, con il fiato sul collo. Come se non bastasse, Il fantasma del loro vecchio amico e fondatore della band, Syd Barrett, aleggiava su di loro, alimentando così i rimorsi per non aver fatto abbastanza nei suoi confronti.

La realizzazione del successore di The Dark Side Of The Moon si presentava così più difficile del previsto.

Per di più, a questo quadro clinico si aggiungeva la crescente leadership di Roger Waters, sempre più deus ex machina del gruppo, elemento destabilizzante che minava il già precario equilibrio della band.

L’assenza diventò sempre più presente. Tale da essere riversata in quello che diventò poi l’album successivo. Wish You Were Here.

5 Giugno 1975, Londra, Abbey Road Studios

Il gruppo era in studio per gli ultimi ritocchi, quando a un certo punto si presentò un signore obeso, senza sopracciglia, che avvolto in un impermeabile reggeva due buste della spesa.

Il primo e l’unico a riconoscerlo immediatamente fu David Gilmour.

“Non lo riconosci?”,  disse a Mason.
“No”, rispose il batterista.
“È Syd”, disse Gilmour.

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L’aspetto di Syd Barrett nel 1975

Waters scoppiò a piangere. Aveva visto Syd, o meglio il suo fantasma, dallo sguardo fottutamente assente.

12 Settembre 1975

L’album era uscito, e per sottolineare ancora di più la presenza dell’assenza, il disco viene venduto dentro una busta nera asettica, tipo quelle della spazzatura. L’unica eccezione è un’applicazione di un adesivo, dove due mani robotiche si stringono con lo sfondo dei quattro elementi: acqua, fuoco, terra e aria.

Wish You Were Here è stato uno degli album più difficili da realizzare per i Pink Floyd, ma forse per tutto queste ragioni, uno dei più belli. L’unico difetto di questo lavoro risiede nell’essere il successore di uno degli album più famosi della storia del Rock, per il resto nulla da dire.

Shine on You Crazy Diamond, Welcome To The Machine, Wish You Were Here.

Non serve aggiungere altro.

Oggi

Sono passati più di quarant’anni dall’uscita dell’album.

E pensare che quel disco era sul punto di non venire alla luce, se non fosse che i Floyd non potevano concludere così la loro carriera. Apparentemente mancavano i presupposti per andare avanti, ma questa assenza divenne la forza e il nucleo di Wish You Were Here, un album che riportò i Pink Floyd più presenti che mai.

Lo dovevano anche a quel signore calvo e grasso che era andato a trovarli. In quell’occasione disse loro: “Se volete posso suonare la chitarra.”

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