Lunga vita alla Regina: in memoria di Aretha Franklin

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La morte di Aretha Franklin ha privato il mondo della musica di un talento straordinario, che ha segnato in maniera indelebile la storia del Soul.

La Regina del Soul era nata nel 1942 a Memphis, luogo che sarà la culla delle carriere di molti altri artisti illustri dello scorso secolo, come John Lee Hooker, Al Green, Tina Turner, Isaac Hayes, B.B. King, Johnny Cash e soprattutto Elvis Presley, con cui Aretha condividerà d’ora in poi anche il giorno della morte.

La sua infanzia è tutt’altro che semplice e spensierata: sua madre fa la cantante gospel e se ne va quando lei ha solo sei anni, costringendola a trasferirsi a Detroit con il padre, predicatore battista.

La giovane Aretha si appassiona al canto e diventa una corista nella chiesa del padre, sognando un giorno di poter anche lei diventare una cantante: Detroit, patria della Motown, è il luogo ideale per farsi notare, anche se al corteggiamento di Berry Gordy preferirà la visibilità pop della Columbia.

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Aretha da giovane

I primi anni da professionista non sono molto fortunati (anche per colpa del repertorio) e Aretha decide di non rinnovare con la sua casa discografica, evidentemente incapace di valorizzarla.

Passa nel 1967 alla Atlantic, dove finalmente trova la sua dimensione in album che le permettono di imporre tutta la sua passione e personalità e la rendono una delle star più amate della storia della musica.

Artefici di questo risultato furono i produttori Jerry Wexler e Arif Mardin, che seppero individuare il modo per far brillare di luce propria la giovane musicista: Aretha non poteva e non doveva essere ingabbiata in uno stile, ma doveva spaziare, lasciando scorrere negli album tutto il suo incredibile talento.

Dalla metà degli anni ’70 la sua stella sbiadisce e come tanti altri suoi colleghi deve fare i conti con la Disco Music, che impone nuovi ritmi e temi, a cui decide di non piegarsi.

Nel decennio successivo, dopo l’apparizione con Think nei Blues Brothers, il pubblico si accorge che la Signora del Gospel ha ancora intatta tutta la sua grinta, mentre la sua meravigliosa voce non teme le mode ed è ancora pronta a far sognare.

Gli anni che seguono sono quelli di un’artista che non deve dimostrare più niente a nessuno e la portano a pubblicare dischi in cui, oltre al gospel e al pop, si apre anche alle nuove tendenze hip hop, a dimostrazione che quando vuole può abbracciare ogni genere.

La sua ultima esibizione è avvenuta nel novembre del 2017, quando ormai il cancro al pancreas con cui combatteva da anni l’aveva debilitata, ma non piegata del tutto.

Icona assoluta della cultura afroamericana, è stata la colonna sonora per più di una generazione, che si è emozionata e ha sognato sulle note di Natural Woman, Respect e I Say A Little Prayer For You.

Ogni cantante ha dovuto fare i conti con un “prima” e un “dopo” la venuta della ragazza di Memphis: la morte di Aretha Franklin non cambia le cose, perché lo stile con cui affrontava ogni canzone ed esibizione non verranno mai cancellati.

La sua impareggiabile voce, così forte e allo stesso tempo delicata, è destinata all’immortalità: la Regina del Soul è morta, lunga vita alla Regina.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook, Twitter e Telegram.

 

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