Brian Jones: la tragica storia del primo Rolling Stone

Posted by

Brian Jones aveva solo 27 anni quando fu trovato morto nella sua piscina: la polizia disse che era stato uno sfortunato incidente a porre fine alla vita del primo leader dei Rolling Stones.

Il chitarrista era stato determinate nell’assemblare la formazione, dandole un nome e una fisionomia musicale ben definita, oltre a trattare i primi ingaggi: in definitiva i Rolling Stones non ci sarebbero mai stati senza Brian Jones, che per sette anni fece parte del gruppo e per lungo tempo ne fu la guida, prima di venire scalzato dalla coppia formata da Mick Jagger e Keith Richards.

L’anima blues dei Rolling Stones

Il chitarrista, amante di Howlin’ Wolf e Willie Dixon, nei mesi che precedettero la nascita degli Stones condivise la casa con i futuri Glimmer Twins, sognando con loro di ripercorrere un giorno le gesta musicali dei grandi protagonisti del blues.

In quel periodo il primo embrione degli Stones si sforzava di trovare ingaggi nei locali di Londra e Brian si adoperò in tutti i modi per racimolare qualche serata. Fu sempre lui a battezzare la band, decidendo di chiamarla Rolling Stones in omaggio a una canzone di Muddy Waters.

Andrew Loog Oldham bazzicava già il loro giro e l’intuito del futuro produttore gli fece capire che era necessario far interpretare alla band un ruolo ben definito per poter emergere sulla scena inglese.

Quando a loro si unirono anche Billy Wyman e Charlie Watts, Oldham decise di puntare sull’esasperazione dell’immagine che Jones già si portava dietro, facendo vestire ai suoi clienti i panni dei “ragazzi cattivi”, in aperto contrasto con le rassicuranti facce pulite dei primi Beatles.

The Rolling Stones
I Rolling Stones con Brian Jones al centro del progetto

Brian Jones, nonostante avesse vent’anni, aveva già avuto tre figli da altrettante donne e aveva fama di anticonformista, avendo a lungo vissuto e suonato per strada: chi meglio di lui era adatto a interpretare al meglio il prototipo del perfetto “cattivo ragazzo”?

“Lascereste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?”

Lo slogan su cui Oldham costruì la fama mondiale degli Stones portò subito i frutti sperati e i Rolling Stones divennero in poco tempo i rivali designati di Lennon e compagni. La band poggiò notevolmente sulle doti di multistrumentista di Brian Jones, che fu a lungo il centro musicale dei primi album: i suoi contributi con l’armonica a bocca (fu lui ad aiutare Jagger a perfezionarsi con lo strumento) e con la slide guitar diedero forma al suono del gruppo e lo resero brillante e riconoscibile.

Fin da subito Jones divenne il punto di riferimento della stampa, essendo effettivamente il più scafato e il più cool dei suoi compagni, in anticipo di anni sugli eccentrici modi di vestire delle rockstar: né Jagger, né Richards, almeno inizialmente, erano in grado di fronteggiarlo in carisma.

Le cose iniziarono a cambiare quando Oldham decise di abbandonare gli standard blues e di far scrivere ai suoi clienti le proprie canzoni, dando maggiore rilievo alla coppia Jagger-Richards, molto più portata alla composizione di canzoni: Jones non la prese bene e, oltre a vedersi modificata la filosofia con cui aveva fondato la band, si sentì anche sottratto il suo ruolo di leader. Nonostante la nascita delle prime crepe nei rapporti con il resto degli Stones, il suo contributo non venne meno e il talento innato per gli arrangiamenti non gli fece perdere la sua posizione di direttore musicale nella band, che fu introdotta a percussioni e nuovi strumenti come il dulcimer, il flauto dolce e lo xilofono.

Il punto di non ritorno

Purtroppo l’equilibrio di Jones non durò a lungo: la dura vita on the road e le occasioni di fare nuove “esperienze” lo fecero cadere nel pericoloso abbraccio delle droghe. A un certo punto il suo interesse verso i Rolling Stones sembrò iniziare a scemare, di pari passo all’evoluzione di Mick Jagger e Keith Richards da gregari a leader, con i quali i rapporti arrivarono al minimo storico.

Nella sua vita, dopo infinite relazioni e altri figli (arriverà ad averne sei), entrò nel 1965 una nuova presenza: la bellissima e disinibita Anita Pallenberg.

2014-10-04_ent_3643654_I1
Brian con Anita

Tra litigi, violenze, riconciliazioni e droga, i due avrebbero vissuto una delle relazioni sentimentali più burrascose e celebri degli anni ’60, che andò a intrecciarsi direttamente con l’ambito lavorativo del chitarrista. Brian si stava estraniando progressivamente dagli Stones, ormai incapace di confrontarsi con la vera personalità dominante del gruppo che aveva fondato: Keith Richards (molto più di Jagger) aveva preso in mano il destino della band e il loro già difficile rapporto s’incrinò ulteriormente proprio a causa di Anita.

Anita lo lasciò nel 1967 per Richards, con tutte le conseguenze del caso: Keef e la Pallenberg avrebbero poi dato vita a un rapporto ancora più tormentato, che sarebbe durato anni e avrebbe lasciato segni evidenti su entrambi.

Brian Jones era sempre più isolato e ormai succube di LSD, alcol e cocaina, che chiaramente non esercitavano un’influenza positiva sulla sua vita e sulla sua già cagionevole salute: gli eccessi gli impedivano di portare avanti la sua carriera di musicista, facendogli saltare molti appuntamenti con la band, che alla fine non ne poteva davvero  più. Gli Stones iniziarono a non considerarlo più e a ignorare i suoi continui blackout (a volte smetteva all’improvviso di suonare) e mugugni in studio, fino a che Jones decise semplicemente di non presentarsi più: il suo ultimo contributo agli Stones fu in un paio di canzoni di Let It Bleed.

Nel giugno del 1969 Jagger e Richards gli comunicarono che era fuori dal gruppo: fisicamente e psicologicamente non era più in grado di garantire un contributo accettabile e probabilmente anche lui sapeva che la decisione era nell’aria: Mick Taylor era già stato contattato e avrebbe fatto il suo debutto al mega concerto di Hyde Park del 5 luglio.

Brian Jones aveva acquisito un credito enorme presso la comunità musicale internazionale e l’idea di abbandonare il baraccone Stones e di provare a fare qualcosa da solista non sembrava dispiacergli più di tanto: disse di accarezzare l’idea di nuovi progetti musicali e congedò così la parte più importante della sua vita.

La fine

La fine di Brian Jones ha molti punti oscuri: la sera del 3 luglio 1969 fu trovato morto sul fondo della piscina della sua villa, apparentemente annegato. I medici stilarono nel loro rapporto che la morte era avvenuta per “incidente” e che il suo organismo era stato profondamente messo alla prova dai continui abusi di droghe: alla fine, vista la fama che Jones si trascinava dietro, la cosa risultò sì tragica, ma allo stesso tempo niente affatto inaspettata per chi lo conosceva.

Brian soffriva di asma e si pensò che forse un attacco lo avesse colto proprio mentre era immerso nell’acqua, per cui non ci furono particolari e approfondite indagini. Nel 2000 ci fu la scioccante rivelazione di Frank Thorogood, un costruttore chiamato a fare dei lavori in casa del musicista, che confessò sul letto di morte all’autista degli Stones di essere stato lui a provocare la morte di Jones: mentre stavano scherzando a bordo piscina, Thorogood spinse sott’acqua Jones che, intontito dalle droghe e incapace di reagire, finì sul fondo e annegò dopo essere svenuto.

Sempre secondo la confessione di Thorogood, quando si rese conto dell’accaduto era ormai troppo tardi: preso dal panico non chiamò aiuto e si allontanò dalla piscina, portandosi dietro per anni il fardello della morte di Brian Jones, che forse si sarebbe potuto salvare.

Il concerto di Hyde Park: l’addio degli Stones a Brian Jones

Il concerto che avrebbe dovuto presentare i nuovi Rolling Stones, organizzato proprio due giorni dopo la morte di Brian,  divenne così un evento per celebrare il ricordo dell’ex chitarrista.

Furono migliaia i fan che intervennero e gli Stones vollero omaggiarlo con il rilascio di centinaia di farfalle bianche, che avrebbero dovuto librarsi nel cielo: purtroppo il caldo e la costrizione in gabbia ne uccisero la maggior parte, mentre le sopravvissute si spensero a pochi metri, finendo per colorare in maniera macabra il palco su cui Jagger e soci suonavano.

494defceacc3dbcd3fc6a102bf9f2dbe
Il rilascio delle farfalle a Hyde Park

Brian Jones inaugurò il famigerato “Club dei 27”, diventando il primo musicista a morire a ridosso dei trent’anni: pieno di talento e con un’indole autodistruttiva, ha rappresentato pienamente lo spirito della rockstar e, a distanza di decenni, il suo nome appartiene alla storia del rock.

Quello che avvenne davvero attorno alla piscina di Jones è ancora oggi oggetto di speculazioni e difficilmente si saprà mai cosa avvenne davvero: le farfalle di Hyde Park sarebbero diventate il tragico epitaffio del biondo chitarrista, che, come loro, non seppe spiccare il volo una volta fuori dalla gabbia dorata e opprimente dei Rolling Stones.

.

Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook, Twitter e Telegram.

 

No votes yet.
Please wait...

One comment

Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.