The Terror: la vera storia della spedizione perduta tra i ghiacci artici

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Il passaggio a nord-ovest è la rotta navale che collega l’Oceano Pacifico a quello Atlantico, e sin dalle prime esplorazioni dell’area è divenuta ossessione di avventurieri, geografi, commercianti e politici di ogni nazione, pronti a sfidare i ghiacci e le avversità di territori selvaggi.

Una delle più popolari fu quella guidata, nel XIX secolo, da alcuni veterani di viaggi in territori ostili, capitanata da Sir John Franklin. Questa spedizione, partita dall’Inghilterra nel maggio 1845, si proponeva di forzare i ghiacci che bloccavano il passaggio artico e scoprire la mitica rotta; l’equipaggio diviso tra le due imbarcazioni, la Erebus e la Terror, contava, oltre al capitano Franklin, 128 uomini.

Una volta giunti nella baia di Baffin il successivo 26 luglio, furono avvistati per l’ultima volta da una baleniera, per poi scomparire tra i ghiacci. Poi più nulla.

Fu solo grazie alla determinazione della moglie di Franklin, a Londra, che pochi anni dopo furono organizzate spedizioni alla ricerca delle due navi e che portarono al ritrovamento di un diario di bordo, presso una comunità di eschimesi, in cui sono descritti gli avvenimenti dell’equipaggio fino all’aprile del 1848. Si apprese così che le navi rimasero intrappolate nei ghiacci tra l’isola Victoria e l’isola di Re Guglielmo, dopo aver trascorso tutto l’inverno in attesa di un disgelo. Anche se la Erebus e la Terror possedevano tecnologia avanzata, motori a vapore e una cambusa in grado di garantire provviste per circa tre anni, la scelta di affrontare il passaggio dal lato occidentale dell’isola di Re William le condusse nei ghiacci perenni; ma già mentre aspettavano la breve estate che comunque non gli avrebbe garantito la salvezza, si andava consumando la salute e i nervi di tutto l’equipaggio: come poi si scoprì, infatti, gli alimenti in scatola erano contaminati dal piombo usato per la saldatura dei coperchi; inoltre polmoniti e scorbuto intervennero a mietere le prime vittime della spedizione, tra cui lo stesso capitano Franklin.

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La spedizione Franklin: la mappa del percorso

Dalle ricerche effettuate negli anni seguenti emersero particolari alquanto scabrosi, che i giornali e i media dell’epoca tendevano a smentire, primo fra tutti gli episodi di cannibalismo. Furono interrogati diversi testimoni Inuit che raccontarono di aver visto molti uomini “bianchi” morti di stenti e malattie e quelli in fin di vita avrebbero ricorso ai corpi dei compagni per tentare di sopravvivere; in seguito furono ritrovati messaggi lasciati dal capitano Crozier e da alcuni ufficiali sotto delle pietre, nel quale si spiegava come le navi fossero rimaste intrappolate e l’equipaggio decimato avesse deciso di tentare la salvezza via terra, salvo poi lasciare una lunga scia di cadaveri tra le isole di Beechey e l’isola di Re William.

La misteriosa spedizione perduta di Sir John Franklin è incastonata nell’immaginario degli uomini e delle donne del XIX secolo, tanto che Wilkie Collins (con l’aiuto del collega e precettore Charles Dickens) dedicò un lavoro teatrale all’accaduto: The Frozen Deep conobbe un grande successo proprio perché la storia che raccontava era molto sentita dall’Inghilterra di quegli anni e la regina Vittoria in persona volle presenziare ad una delle prime rappresentazioni. Dickens in particolare fu infervorato dalla vicenda, al punto che – oltre a rimaneggiare pesantemente il lavoro del collega – allestì il primissimo spettacolo nella sua Tavistock House, interpretò il marinaio Richard Wardour e si assunse le responsabilità di tutta la rappresentazione facendo persino recitare le figlie Kate e Mary.

Pochi anni dopo anche Jules Verne, il maestro dei romanzi d’avventura ed esplorazione, scrisse Le avventure del capitano Hatteras e non si esonerò dal dimostrare tutta l’influenza che la storia di Franklin ebbe anche sulla sua penna; infatti vediamo il capitano Hatteras seguire la scia dell’Erebus e della Terror alla conquista del Polo Nord, e sulle onde malevole dell’Artico ripetersi la vicenda nota con ammutinamenti, malattie, le difficoltà ad affrontare il gelo e la costrizione a passare l’inverno tra gli iceberg (la seconda, lugubre parte del romanzo è intitolata infatti Il deserto di ghiaccio).

Giunto intatto fino ai giorni nostri, il mistero della spedizione perduta riaffiora ne La scomparsa dell’Erebus (il cui titolo originale, molto più incisivo, è The Terror), un romanzo tra l’horror e il fantasy dello scrittore statunitense Dan Simmons. Pubblicato nel 2007 (in Italia nel 2008 per Mondadori) quello di Simmons è un ambizioso crogiolo di romanzo e storia: tutti i personaggi che intervengono nel romanzo sono infatti tratti dal diario di bordo e dai documenti ufficiali di imbarco, dunque tutti realmente esistiti. Lo scrittore romanza solamente le parti che la storia e la ricerca non hanno saputo spiegare, e mette in scena uno spettacolo angoscioso tra episodi di cannibalismo, di paura verso le sconosciute popolazioni indigene, di superstizione e lotta contro uno spirito misterioso, un terribile predatore che i ghiacci partoriscono e che sembra esserene l’incarnazione di spietatezza. Proprio da questo lavoro nasce una serie tv prodotta nel 2018 dalla AMC, The Terror.

Le ricerche delle due navi possono dirsi concluse, dopo molti anni di speculazioni e fantasticherie, l’11 settembre 2014, quando una spedizione di National Geographic ha rinvenuto il relitto dell’Erebus e nel settembre 2016, a oltre 50 km di distanza ed in perfetto stato, quello della Terror, il cui albero maestro emerge di tanto in tanto dalle acque.

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