Terre di Mare: la nuova canzone d’autore al Premio Tenco 2017

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Innovativo e nostalgico, collettivo e individuale, per tutti e di nessuno: solo così, sempre in balia degli estremi, potremmo definire il Premio Tenco, giunto quest’anno alla sua 41° edizione. Un evento di nicchia nel panorama della musica italiana, che dal 1976 restituisce musica buona e vento nuovo al Teatro Ariston di Sanremo, nel ricordo del grande artista Luigi Tenco.

Un’occasione che, nel tempo, è diventata anche il pretesto per esplorare, sperimentare, premiare e soprattutto diffondere un nuovo punto di vista sulla musica cantautoriale. Per creare, per emozionare, per “arrivare”, la musica deve portare con sé un racconto e una ricerca, prima ancora di una melodia: la canzone d’autore può raccontare una storia (o milioni di storie) e cercare le proprie radici, trovando forza e struttura nelle sonorità della lingua popolare – sia essa l’italiano o il dialetto.

Al Premio Tenco le logiche del mercato commerciale della musica non esistono, sono volutamente sospese, a favore di un’esplorazione profonda dei testi e dei contenuti. La musica del Tenco è musica “sartoriale”. Ha tutto il sapore della bottega, del lavoro preciso e costante, della continua ricerca, quella dell’artigiano – musicista e cantautore – che si sporca le mani con la materia prima a lui così cara: note e parole.

Dal 19 al 22 Ottobre, in tre grandi serate, condotte come sempre con maestria dall’irriverente Antonio Silva, sul palco dell’Ariston si sono avvicendati artisti e musicisti in grado di esplorare il tema di questa edizione del Premio Tenco: le Terre di Mare. Porti, sponde, rive: spazi di partenze, di attese, di ritorni, quelli di ieri e quelli di oggi, così attuali nella cronaca delle nuove migrazioni.

Terre come approdi dolci o come ardite lotte: i luoghi che si affacciano sul mare sono il completamento dell’acqua ma anche in sua eterna opposizione. Le terre, con il loro limite concreto, danno senso al viaggio, lo collocano in un tempo e nello spazio, lo definiscono nel flusso continuo di un costante vagare.

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Giuliano Sangiorgi

Il viaggio nelle tre serate del Premio inizia, giovedì 19 Ottobre, con l’omaggio in apertura a Luigi Tenco: la voce di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro apre la scena con delicatezza, accompagnando le note di Lontano, Lontano e incantando la platea con l’anima genuina del cantautore nostalgico.

A rovesciare le mappe dei naviganti ci pensa subito dopo Lastanzadigreta, gruppo di giovani musicisti torinesi, premiati al Tenco 2017 come Opera Prima per il lavoro Creature Selvagge. Un progetto fiabesco che esplora la musica nella sua radice primaria: il suono, generato dagli strumenti più improbabili (giocattoli di legno, bidoni, drum machine e oggetti recuperati), diventa particella che può essere condivisa e messa in circolo. La musica de Lastanzadigreta è per questo musica democratica e bambina, una musica per tutti, che si fa con gli altri, in grado di suscitare quello stupore per le piccole cose, in un’infanzia perenne. Ecco perché, al Premio Tenco, Lastanzadigreta non ha esitato a coinvolgere i “bambini-adulti” – un po’ canuti – seduti sulle comode poltrone rosse dell’Ariston.

Ricerca meticolosa, sperimentazione e arrangiamenti sono anche alla base del lavoro di Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro, Targa Tenco 2017 per la migliore produzione in dialetto: nati e cresciuti nel folk e nella musica urbana napoletana, il loro progetto Canti, Ballate e Ipocondria d’Ammore cercano la via più essenziale per rivisitare la tradizione, con il giusto peso alle parole e alla forma. La stessa forma così cara a Ginevra Di Marco, Targa Tenco 2017 come Migliore Interprete. Nel suo ultimo lavoro, La Rubia canta La Negra, Ginevra interpreta le opere della cantante argentina Mercedes Sosa, regalando – con la sua voce rotonda e pulita – una dimensione quasi aulica alla musica popolare argentina, a testimonianza del fatto che è nelle radici di qualsivoglia cultura che si nasconde la forza comune dei messaggi universali.

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Brunori Sas

Il messaggio a volte diventa un pretesto per raccogliere a mani piene frammenti di quotidianità, per raccontare personaggi così comuni e così “antieroici” che è impossibile non riconoscersi, almeno in un istante, anche solo in uno di essi. È ciò che succede nella musica di Brunori Sas, all’anagrafe Dario Brunori, lucido osservatore dei nostri tempi, abile cantastorie e ritrattista in note. Un’umanità quasi calviniana popola i suoi brani, non ultimo La verità, Targa Tenco 2017 come Migliore Canzone. Brunori Sas, quando sale sul palco di Sanremo srotola di fronte ad ognuno di noi un pezzo di verità, che è – ahimè – così tristemente dolceamara.

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Carmen Consoli

Carmen Consoli a chiudere la prima serata del Tenco. La “cantantessa” ci porta nella sua Sicilia, “Terra di mare” per eccellenza. Lo fa nella sua lingua, il dialetto catanese, che racconta con sfumature sottili e sonorità imprescindibili, una terra di contrasti, dove il mare è metafora di tumulto interiore, di lotta contro il Fato, di caparbietà accesa e di destino avverso. Il mare che porta via la Provvidenza dei Malavoglia è forse lo stesso sul quale si affacciano i personaggi di Carmen, così tenaci e fragili al tempo stesso. Ascoltare Carmen è restare sospesi nel tempo e nello spazio, accompagnati dal profumo delle mandorle, cercando di non perdere, l’approdo limpido e sincero della sua musica.

La seconda serata del Tenco si apre con le corde della chitarra di Flaco Biondini, cantautore argentino, da più di 40 anni in Italia: il suo carattere cosmopolita e girovago regala liaison inaspettate tra i generi in pezzi da solista costruiti sui passi del tango e contaminati dal jazz. Solo con lui, con le sue note così “calienti” ed eleganti al tempo stesso, può andare d’accordo, in un incontro improvvisato e inatteso, Peppe Voltarelli, grande artista calabrese, già Targa Tenco nel 2010 come Miglior Album in dialetto (con Ultima Notte a Malastrana) e Targa Tenco come Miglior Interprete nel 2016 (per il progetto Voltarelli canta Profazio).

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Peppe Voltarelli

Uomo del sud, naufrago “terrestre” sempre in cerca di approdi, per l’edizione del Tenco 2017 Voltarelli si imbarca sulle navi che arrivano a Nord, non dell’Italia, ma dell’Europa stessa. Le grandi città portuali si aprono allo spettatore, rivivono nella voce poderosa di Voltarelli, in grado di squarciare il velo ghiacciato con cui Amsterdam, Amburgo e Ostenda si nascondono nella nebbia e nell’oblio. La sua reinterpretazione in italiano delle canzoni di Brel e Ferré rivela viaggi e marinai, passi persi e attese, spese nei porti del Nord ad aspettare il nuovo appuntamento con il mare.

Uomo di mare è anche Camané: portoghese, fadista doc, è la sua opera a rendere sempre attuale il Fado portoghese. Elegante e drammatico al tempo stesso, Camanè racconta la vita quotidiana e ci fa innamorare della sua Lisbona.

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I Dinatatak

Ad arricchire ulteriormente il panorama internazionale della seconda serata ci pensano gli euforici Dinatatak, gruppo eclettico di Barcellona, in grado di passare dal tap al flamenco nel giro breve di un ritornello. Colore e musica, calore e poesia: al Tenco nulla cade inaspettato. Così come l’opera di Massimo Priviero: uomo di mare, di Jesolo per l’esattezza, menestrello rock del nostro tempo, in grado di parlare delle storie di oggi (come il triste avvenimento del Bataclan di Parigi) con poesia e semplicità, in modo intimo e privato.

A chiudere la serata ci pensa il Massimo nazionale, Massimo Ranieri, premiato con la Targa Tenco dell’operatore culturale 2017. Infaticabile e indomabile, istrione moderno, interprete unico, l’apoteosi dell’uomo da palcoscenico: accompagnato dal maestro Mauro Pagani e dal suo “magico violino” sul palco di Sanremo si ripete il miracolo della canzone Napoletana in grado di raccogliere il cuore prima ancora degli applausi del pubblico.

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Massimo Ranieri e Mauro Pagani

Il mare, i suoi nodi e i suoi approdi, sono i protagonisti della serata finale: ad alternarsi sul palco i giovani talenti e i saggi musicisti, in un passaggio di testimone che non è nostalgico ma smaccatamente energico. Ad abbassare la media anagrafica ci pensa Alessio Arena, enfant prodige della canzone melodica, bravo a respirare note a metà strada tra la sua Napoli e una nuova Barcellona.

A “suonarle” dopo di lui arriva Gualtiero Bertelli, che invece abita il mare del Veneto e parla delle sue emozioni con sapienza e soprattutto con la sua fisarmonica, lieto di inebriare tutti con i suoni della lingua della Laguna.

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Gli Ex-Otago

A far da contrappeso, a riportarci sulla costa tirrenica, è Bobo Rondelli, menestrello scaltro, compagnone toscano, voce che graffia come la sua chitarra e la sua ironia spavalda. Poco più su, sulle sponde di Genova, nasce invece l’indie-pop degli Ex-Otago, giovani liguri dannatamente bravi, capaci di raccontare cosa succede a Marassi e di farci muovere senza sosta sui piedi, con un ritmo nuovo e non banale di cui sentivamo il bisogno, nel panorama attuale della musica italiana.

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Sergio Cammariere

La longevità e la sincerità del Premio Tenco concedono poi una grazia ai veri artisti: il beneficio della scoperta e della consacrazione. Così è accaduto a Sergio Cammariere: dopo una prima volta nel 1997 al Premio, artista ancora sconosciuto, ritornò sullo stesso palco qualche anno dopo, come vincitore della Targa Tenco Opera Prima nel 2002 con Della Pace del Mare Lontano, lavoro delicato e introspettivo, che lo portò al successo meritato. Torna ospite acclamato nel 2017, a raccontarci la sua esplorazione musicale: navigando con il suo pianoforte come barca solitaria e indomita, la musica italiana può scoprire oggi anche orizzonti lievi e lontani.

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Vinicio Capossela

Navigatore e naufrago esperto è anche l’artista con cui la rassegna si chiude: Vinicio Capossela riceve il Premio Tenco alla Carriera 2017, l’Oscar della musica cantautoriale italiana. A cercare bene, nelle sue origini irpine o tra le città della sua biografia (Hannover, Reggio Emilia e Milano) del mare non v’è traccia. Eppure, ad ascoltare i suoi album, come Marinai, Profeti e Balene o il più recente Canzoni della Cupa, è quasi impossibile non avere nostalgia (o paura) del mare “ampio e smisurato”. Sul palco che l’ha reso famoso (Capossela vinse la Targa Tenco Opera Prima nel 1991 con l’album d’esordio All’una e Trentacinque Circa) era d’obbligo consacrarlo ancora una volta, in un’edizione dedicata alle Terre di Mare: in oltre vent’anni di carriera le sue note hanno esplorato le terre dei greci, i porti del mondo e i miti di Melville per portare noi tutti in un viaggio indispensabile, quello che ogni giorno ci fa riscoprire le bonacce e le intemperie delle nostre emozioni più profonde.

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