Album: Brunori Sas – A Casa Tutto Bene

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Va ammesso, abbiamo approcciato l’ascolto di questo disco con una certa curiosità e anche con un certo timore. Perché Dario Brunori si può ormai considerare uno dei “grandi vecchi“, se così si può dire, del movimento indie italiano, oramai sempre meno musica di nicchia. Correva infatti l’anno 2009 quando il cantautore calabrese presentava il suo Volume 1, nel quale raccontava, con un velo di malinconia e sprezzante genuinità, storie che erano le sue, ma anche anche quelle di noi cresciuti negli anni ’80 e ’90, arricchendole di un sound e di un’estetica molto vintage, a rimarcare l’operazione nostalgia. Al debutto sono seguiti poi i Volume 2 – Poveri cristi e Volume 3 – Il cammino di Santiago in taxi, nei quali il suo cammino artistico del nostro è stato accompagnato da un’evoluzione nelle musiche e nei testi, meno “intimisti” e più rivolti verso temi sociali e di attualità, pur mantenendo il punto di vista leggero dei primi pezzi e la giusta dose di cinismo.

Sono passati 3 anni esatti dall’ultima pubblicazione, periodo durante il quale il movimento indie ha visto un proliferare di nuovi artisti e una crescente esposizione mediatica, grazie ai primi passaggi nelle radio e all’utilizzo sempre più diffuso di piattaforme di streaming come Spotify che permettono una fruizione della musica più a 360 gradi. È lecito dunque chiedersi dove si ponga Brunori Sas in questa nuova realtà.

L’album si apre con il primo singolo estratto, La Verità, pezzo che anticipa i contenuti che verranno poi trattati nel proseguio dell’ascolto, dove Brunori, come di consueto, filtra attraverso ironia e disillusione argomenti anche di un certo peso. Ecco che troviamo quindi L’uomo Nero, sul razzismo, o Colpo di Pistola, che riprende il tema delle violenze domestiche attraverso una chiave simile a quella sentita in Pornoromanzo, nel disco precedente. Anche le sonorità sottolineano una crescita, che continua il percorso già iniziato nel Volume 3 verso arrangiamenti e produzioni di alto livello, abbandonando quelle più scarne e basilari dei primi lavori.

I due pezzi centrali sono forse i più interlocutori dell’album, La Vita Liquida e Diego e Io, mentre nel finale spiccano l’esperimento sonoro de Il Costume da Torero, accompagnata da un coro di bambini e che a tratti ricorda addirittura il primo Vasco di (Per quello che ho da fare) Faccio il militare, e Secondo Me, un pezzo tra i più riusciti dell’intero disco, quello che più rappresenta l’incontro tra il “vecchio” ed il “nuovo” Brunori. A completare il quadro non mancano i brani di critica ai vizietti del nostro belpaese, come Lamezia Milano, Sabato Bestiale e Don Abbondio.

In definitiva A Casa Tutto Bene suona come una conferma, e lo fa continuando un lavoro di crescita e di affinamento, nei suoni e nei contenuti, che il cantautore sta portando avanti sin dal debutto, mantenendo però intatta quella genuinità che lo ha sempre contraddistinto. Un disco che non tradisce i fan di vecchia data e ci riconsegna un Brunori in gran forma, pronto a capitanare la crescita dell’indie italiano con un lavoro che dimostra maturità. Maturità che potrebbe aiutarlo a raggiungere magari anche coloro che fino ad oggi non avevano avuto l’occasione di conoscere la Sas cosentina.

7,5 / 10

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