Escher in Technicolor: il genio dell’impossibile nell’immaginario musicale moderno

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M. C. Escher è stato uno dei più grandi geni artistici nel Novecento, e di tutti i geni del secolo scorso è forse quello la cui iconografia ha una fama che precede il nome dell’artista stesso. I suoi paradossi prospettici, i giochi con le forme, i colpi di genio concettuali, tutta l’opera dell’artista olandese ha fatto enorme presa sull’immaginario moderno, in tutti gli ambiti in cui la genialità visiva può avere spazio: musica, cinema, spot pubblicitari, cartoni, fumetti, ogni prodotto di massa della cultura moderna ha di fatto attinto dalle sue idee.

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Pink Floyd ‎– On The Run – The Live Biography Volume Three (1987)

Molte delle comparse di Escher nel mondo della musica, però, sono andate perdute nella storia e nel tempo, ricordate solo da pochi e rintracciabili solo da operazioni di ricerca impegnata. Per fortuna ci ha pensato la direzione artistica del Palazzo Reale di Milano, che nella mostra dedicata a Escher (durata fino a gennaio 2017) è riuscita a mettere insieme diversi momenti perduti in cui la musica ha voluto sposare le sue immagini. A volte fallendo nel tentativo e rivelando per certi versi che l’amore non era corrisposto, come han potuto constatare i Rolling Stones quando si son visti declinare da Escher in persona l’offerta di disegnare la copertina dell’album del 1969 Let It Bleed (quello che poi diverrà comunque famoso per la torta multistrato sul vinile). Altri invece andarono sul sicuro e scelsero di inserire i suoi dipinti più famosi direttamente nelle copertine dei propri LP, come fecero i Pink Floyd col suo dipinto Relatività in The Live Biography Volume Three (qui sopra) o gli Scaffold con Ascendente e Discendente dentro L The P (sotto).

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Scaffold – L The P (1969)

Altri ancora fecero un passo successivo e procedettero a reinterpretare le intuizioni di Escher nelle loro artwork. Ian Hunter prese l’estetica del ritratto di Escher in Legame Senza Fine (Bond Of Union) la riempì di colori e oggetti della modernità e ci fece la copertina del suo album di debutto, nel 1975. È quella che trovate qui sotto, e che per certi versi può sembrare dissacrante come quei mascalzoni che dipingono la sigaretta in bocca alla Gioconda. Ma con Escher è diverso. Escher è figlio e padre della modernità e l’irriverenza dell’era moderna può andarci d’accordo senza mancargli di rispetto. Tutt’altro.

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Ian Hunter – Ian Hunter (1975)

Tra le varie altre presenze di Escher tra le copertine dei vinili del rock si possono trovare in The Sun And The Moon, Mott The Hoople e persino nei nostri Nomadi di Quasi Quasi. E poi c’è la dimensione video, ovviamente, quella che può rendere i paradossi impossibili di Escher nel modo più spettacolare. Nel 2000 gli Incubus facevano partire il videoclip del loro singolo Drive con le famose Mani Che Disegnano, dando vita e movimento all’affascinante idea di autogenerazione. L’anno prima invece erano stati i Red Hot Chili Peppers col video di Otherside (lo trovate più sotto), astratto e surrealista, con un paio di scene ambientate in una versione stilizzata della stanza di relatività. Passando ai giorni nostri si parlò di Escher per il video di Still Pretending di Prefuse 73, nel 2015, ma pare che in quel caso l’ispirazione provenisse dalla Chinatown di New York dove lui viveva. Meno dubbi invece si hanno per Wait For A Minute, il video del 2013 di Tyga e Justin Bieber con quelle architetture piene di scale tipicamente escheriane.

Tutto questo solo parlando di musica, senza contare le incursioni nel cinema, nelle pubblicità e in tutti gli altri prodotti estetici dell’era moderna (trovate una lista parziale su wikipedia). La chiamano Eschermania e la ragione è quel suo spiccato orientamento verso le realtà parallele, le visioni paradossali, la fisica impossibile, che risponde all’esigenza moderna di andare oltre il mondo visto dai nostri occhi. È fantascienza ante-litteram, se vogliamo, o per certi versi l’arte più spendibile nel mondo della prossima realtà virtuale. C’era una longevità impressionante in certa arte prodotta il secolo scorso, ed è un piacere vederla ricomparire a intervalli regolari nelle produzioni contemporanee.

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