M. C. Escher: la vita, le opere, il significato della sua arte

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“Adoriamo il caos perché amiamo produrre l’ordine”

Questa celebre frase di M. C. Escher spiega già molto della sua filosofia. Non a caso è stata scelta in apertura della mostra a lui dedicata al Palazzo delle Arti di Napoli, tra il 2018 e il 2019.

L’ordine geometrico e matematico, permette all’uomo di muoversi nello spazio, realizzarlo, pensarlo, crearlo. Escher passa dall'”adorazione” del caos, come si adora un Dio immanente, all’amore della geometria, che invece è proiettivo, personale e si muove in esso.

Volendo introdurre Escher dovremmo partire dal simbolo del cerchio, che ricordano le cupole moresche che tanto amava nei paesini della Sicilia.

La circonferenza è formata da infiniti punti, che ricorsivamente si susseguono secondo una legge di pari distanza prestabilita: è quello il suo seme, a cui tutti i punti obbediscono. Non ha un orientamento e con il suo pigreco, composto da un numero infinito di cifre, la circonferenza può essere il paradigma della poesia di Escher.

M. C. Escher, Heaven and Hell, 1960

Disegnatore geniale, amato prima di tutto dai matematici, poi dal mondo hippie, ma solo in tarda età dai critici d’arte.

La personalità di Escher non è stata eremitica ed isolata, tipica di un pensatore, dello studioso, ma fu un grande viaggiatore curioso, la cui evoluzione artistica fu ispirata dai luoghi in cui visse e che visitò.

Completati gli studi in Olanda, dopo un primo viaggio nel 1922 in Italia, Escher si trasferì nel 1923 e visse per 12 anni a Roma viaggiando molto. Fu ammaliato in maniera particolare dai paesaggi dell’Italia del Sud: Campania, Calabria e Sicilia, con visite a Malta e soprattutto la più significativa a Granada al Palazzo di Alhambra, colpito dalle sue architetture moresche.

In questi paesaggi le architetture ricche di contaminazioni greche, normanne, moresche, latine, barocche, mostrano il confronto perenne e simbolico tra razionalità e spazio, tra Natura e stili architettonici, rendendo un unicum ogni palazzo, ogni cittadina della Costiera Amalfitana, tanto amata, o della Sicilia.

M. C. Escher, Waterfall, 1960

Fu un’esperienza visivo culturale, fondamentale per Escher e la sua produzione artistica ritrae l’incanto di questi volumi, delle ombre, incastonati in bellissimi scorci naturali.

Questi paesaggi con le forme geometriche così seducenti, integrate nella natura e dalla luce, per dirla come Battiato in una sua canzone dedicata al Sud, esaltano un “qualche cosa di astratto” (s’impossessava di me).

Ci si chiede, a questo punto, il senso del “genius loci”, lo spirito del luogo, di cui Escher fu interprete e delle culture del Sud, che ne sono inconsapevolmente imbevute. Un immaginario collettivo caratterizzato da una visione più astratta, astorica, aforistica, ideale, forse meno narrativa, più filosofica, base fondamentale per un’ analisi esistenziale, meno ideologica, ma più ironica.

Una sensibilità comune, restando nella musica leggera, non solo a Battiato, ma anche in Pino Daniele, in forme più barocche, in Rino Gaetano, più ironiche.

Questo rapporto tra artista e luogo di ispirazione, ci suggerisce anche l’idea, che gli artisti sono interpreti, attraverso il loro genio, dello Zeitgeist: lo spirito del tempo, ma anche dello “genius loci”, i luoghi hanno un’anima da cui sviluppano le loro idee.

M. C. Escher, Hand with Reflecting Sphere, 1935

Ma questo periodo italiano, nel 1936 terminò. Il fascismo in Italia, divenne per Escher insopportabile e ritornò nei Paesi Bassi, in Belgio prima ed in Olanda definitivamente dopo.

Lì  ritrovò un paesaggio meno ricco e la sua attenzione si rivolse al suo interno, alle immagini interiori, come lui stesso affermò. Ma la lezione visiva e culturale ricevuta nei Paesi del Sud divenne la chiave della sua nuova ricerca.

Nei suoi nuovi lavori scorge anche un significato esistenziale, come inevitabilmente la sua ricerca avrebbe indotto, possiamo oramai pensare.

In questo periodo artistico la prospettiva, l’ultima invenzione geometrica in pittura, fu da lui superata fino alla distorsione e per questo aspetto Escher piacque al mondo hippie, ma da cui prese le distanze come molti sanno.

Lui preferiva la ricerca con importanti matematici, ricambiandone l’attenzione e si negò perfino alla richiesta di collaborazione con i Rolling Stones, per la realizzazione della copertina di Let It Bleed.

M. C. Escher, Print Gallery, 1956

Nelle opere di Escher ritroviamo in chiave estetica, formule matematiche, l’infinito attraverso definizioni grafiche ricorsive, ci ricordano gli algoritmi, le trasformazioni geometrico-matematico, la futura realtà virtuale.

In armonia con l’idea di un moderno design, Escher immagina dalla forma di una scacchiera lo sviluppo di una città, da un cono un becco, da un rombo una foglia e mostra la quintessenza del disegno: il viaggio, il confrontarsi con lo spazio.

Il suo disegnare è un’esperienza di vita. Ogni disegno è parte della biografia interiore di ogni artista.

Attraverso le sue opere ci mostra l’infinito che ci circonda, che è presente in ogni forma geometrica, misterioso ideale per decifrare il mondo.

Una figura geometrica: un cubo, una piramide, un cilindro, rappresenta il limite e lo strumento dell’uomo, ciò che lo separa tra sé ed il mondo.

Escher ne è stato il poeta e la sua opera descrive il mistero delle forme geometriche e del pensiero umano.

La Geometria e l’Algebra sono la siepe che negava l’orizzonte a Leopardi, lasciandoci scorgere e cogliere il senso di infinito.

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