Tenet: il film con cui Christopher Nolan è andato oltre

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A qualche ora di distanza dalla visione di Tenet, le impressioni riscontrate al cinema e immediatamente dopo l’uscita dalla sala hanno adesso assoluta conferma: sì, nonostante tutto Tenet è un film grandioso.

I punti sui quali poterne disquisire sono molteplici. Siamo in un tema molto caro al nostro amato Nolan.

Il tempo. Praticamente tutto lo sviluppo della trama ruota attorno ad una tecnologia in grado di fornire agli oggetti la capacità di invertire l’incedere del tempo tramite l’utilizzo dell’inversione del flusso temporale. Però no, non siamo a Hill Valley e probabilmente le espressioni di Marty e Doc potrebbero esprimere scetticismo e confusione innanzi ad un nuovo tentativo di viaggio a ritroso.

La trama

Il protagonista è un agente della CIA sotto copertura russa chiamato a prelevare da una struttura un misterioso oggetto. Saltata la sua copertura, ingerirà una pillola per evitare di offrire preziose informazioni sotto tortura. La pillola si rivelerà non letale e al risveglio l’agente sarà ingaggiato in una nuova missione nella quale verrà messo al corrente da una ricercatrice sulla possibilità di andare indietro nel tempo.

In realtà sono dei proiettili che fisicamente hanno questa proprietà, cioè di essere “invertiti”. Da qui la ricerca del protagonista per reperire informazioni da un noto trafficante d’armi, il quale riferirà che la partita di proiettili al momento della vendita non aveva la proprietà dell’inversione e che, se avesse voluto ottenere una risoluzione avrebbe dovuto agganciare colui al quale sono stati effettivamente venduti i proiettili, tale Andrei Sator, un Kenneth Branah in stato di grazia assoluta.

Sator pur non fidandosi completamente dell’agente lo ingaggia per una missione di furto. L’oggetto da prelevare è plutonio, no non è quello per la Delorean e tra le altre cose nemmeno è plutonio, l’oggetto misterioso contenuto in una valigetta è molto simile a quello che giustifica la prima missione al teatro dell’opera con il quale si apre il film. Il piano del magnate russo è quello di ottenere gli oggetti misteriosi. Se ne contano nove nel film e, se assemblati, rivelano un algoritmo in grado di invertire il regolare flusso temporale dell’intero pianeta terra, facendolo cosi collassare. Il compito del protagonista è ovviamente quello di impedire che il piano venga attuato.

L’analisi del film

L’impressione è che anche per questa pellicola Nolan ha voluto spingersi oltre. Oltre i 169 meravigliosi minuti di Interstellar, i Wormhole e le teorie spazio temporali. Soltanto un coraggioso può addentrarsi in un’epoca dove il mainstream e la velocità impongono un intrattenimento rapido. Il coraggio di approcciarsi alla fantascienza plausibile dopo colossi come Kubrick, Scott e Spielberg. Con Inception abbiamo potuto ammirare l’incredibile controllo di idee e tematiche astratte o comunque di difficile fruizione. Il tempo ancora una volta protagonista, all’interno di un “sogno condiviso”  capace di dilatarsi da poche ore fino a interi anni. Tre le linee temporali  e narrative di Dunkirk. Mare, terraferma e aria con lo Spitfire di Tom Hardy.

 In Tenet lo spettatore viene coinvolto in uno spettacolo complesso e chiamato contestualmente alla comprensione di una trama probabilmente troppo elaborata in base alla velocità con la quale viene articolato il film. Spesso la  critica ha riscontrato nel cinema di Nolan la difficoltà nel proporre personaggi aventi identità ben delineate o comunque attori non sufficientemente efficaci nell’esprimere storie emozionanti o verosimili. 

L’efficacia del cast

John David Washington in TENET è “Il Protagonista” nel ruolo e nella realtà filmica.  È perfetto nella sua veste pulita, esecutoria. Ha sulle spalle il compito di salvare l’umanità ma il suo è un agire quasi teutonico, ricorda per questo l’impertubabile Manovratore di Inception, quasi perché lo vedremo anche emozionarsi.

Kenneth Branagh è Andrei Sator, il russo nemesi di Protagonista. Tra tutti forse il personaggio capace di incidere di più, con la sua lotta contro il tempo, ha un male incurabile e vuole portare con sé tutta l’umanità. Straordinario “buono” in Dunkirk, qui riesce effettivamente a creare spessore nelle interazioni tra i differenti personaggi.

Robert Pattinson è Neil, agente segreto e fisico chiamato a coadiuvare Washington nella ricerca dell’oggetto. Non essendo propriamente un attore di film d’azione riesce invece qui ad essere credibile, soprattutto nelle sequenze di combattimento.

Elizabeth Debicki è Kat Sator, moglie del potente Andrei. Non è una femme fatale alla Mal Cobb,disperata e bellissima. Qui la Debicki si esprime in un’insofferenza pragmatica verso il proprio compagno. Agisce e si adopera  per ostacolarlo. Il suo è anche  un ruolo fisico. Il suo impegno e amore soprattutto per il figlio aumentano  di molto la credibilità del suo personaggio e di una scrittura generale altrimenti troppo ostaggio dell’impianto visivo.

Le meraviglie visive

In tal senso l’opera è maestosa e perfetta. Probabilmente il Nolan più muscolare di sempre. La sequenza del Boeing contro il palazzo è la quintessenza dello strapotere visivo. È perfetta sotto ogni profilo. Partendo dal presupposto che il regista britannico per Tenet  ha ridotto all’osso l’utilizzo degli effetti speciali (CGI), assistiamo ad una sequenza di straordinario e magnifico effetto visivo. Bay, Emmerich, Woo, maestri dell’action e dell’azione, fanno esplodere, coinvolgono aumentando pellicola dopo pellicola anche il coefficiente di difficoltà della scena o dello stunt. Nolan non solo fa questo ma si cimenta in un esercizio che va oltre la mera esposizione esplosiva. Nei film di Nolan vediamo e percepiamo l’azione degli oggetti in campo attraverso una descrizione fotografica e sonora mai vista prima ed è anche questo a settare i suoi film ad un livello distante rispetto gli altri cineasti. Nelle recenti trasposizioni di fumetti di universi Marvel o DC ma proprio più in generale nel cinema action moderno  vi è quasi un uso bulimico degli effetti probabilmente fine a se stesso. In Inception abbiamo amato nella sequenza di addestramento di Arianna, la sovrapposizione a Parigi di un intero quartiere su un altro. La perfezione dell’immagine, il graduale incedere dei palazzi che si piegano su loro stessi, accompagnati dai suoni e rumori ambientali che probabilmente possono simulare un movimento del genere. Il ferro e il cemento che si curvano, il loro suono, il loro impatto visivo, il ritmo della sequenza, non una scena troppo veloce, né un’ostentazione estetica, bensì la funzionalità che diventa plausibile e che si eleva ad opera d’arte.

Il 747 attraversa un parcheggio aggancia diverse auto in sosta, le porta con se cancellandole sull’asfalto, impatta sui pali d’illuminazione del parcheggio piegandoli uno ad uno. In questo passaggio lo spettatore ha una totale immersione nella scena. La descrizione sonora e fotografica sono portate ad un livello tale da disegnare nuovi livelli e orizzonti grafici. L’intera ripresa però avviene però successivamente alla presentazione estetica del velivolo stesso a mezzo inquadratura dal basso, artefizio del cineasta per saggiare il potenziale fisico distruttivo dell’oggetto.

A tre quarti del film durante un’operazione di attacco in una città sovietica vi è una vera e propria guerriglia. Il ritmo e l’equilibrio sono in linea con lo stile di Nolan, dall’attacco di Joker al portavalori nel Cavaliere Oscuro ai conflitti a fuoco contro il subconscio militarizzato di Fisher in Inception, anche per Tenet il livello è altissimo. Un palazzo distrutto, nella realtà invertita si ricompone per essere però nuovamente distrutto dal missile di un lanciarazzi. Anche qui la veste estetica e sonora sono di un pregio assoluto con la complicità di un montaggio perfetto.

Impegnato in 1917 di Mendes, Lee Smith (Inception, Il Cavaliere Oscuro, Interstellar) viene sostituito da Jennifer Lame. L’assenza del veterano non si sente affatto anzi, la Lame risponde con prontezza estrema alla chiamata alle armi di Capitan Nolan, per l’operazione di montaggio probabilmente più complessa nella storia del cinema. L’andatura del film corre sin da subito spedita ma aumenta  a dismisura a tre quarti di visione con la rappresentazione del tempo che scorre in direzioni diverse. L’effetto è quello di una disciplina impeccabile e di una padronanza cronometrica.

Le critiche al film 

L’avvicinamento a Tenet, sotto il profilo critico dovrebbe avere come filtro la conoscenza dei film e del mondo di Christopher Nolan. Avere un contatto accademico con i suoi film, specie con il sopracitato rischia di far entrare lo spettatore in un’analisi formale e classica della pellicola, prescindendo cosi dalla sfera emozionale soprattutto estetica.

Una trama complessa, magari all’inverosimile come in questo caso, oppure semplice ma resa complessa “inutilmente” (a detta di alcuni)  da Nolan, non dovrebbe costituire da elemento negativo. Cosi come la trama non lineare, personaggi funzionali ad uno schema più grande o una certa lunghezza della pellicola.

Il vero punto dolente è che purtroppo nel cinema moderno non vi è più presenza alcuna di nuove idee, nuovi soggetti e né  registi in grado di realizzarle. Gli esempi potrebbero essere innumerevoli, dalle recenti proposte di Villenueve, Blade Runner 2049 comunque bellissimo, a Dune,  fino a tutto o quasi il recente Universo cinematografico a firma Marvel. “Non è cinema“ tuona Scorsese in riferimento alle produzioni Marvel, difficile nonostante l’affetto per alcuni personaggi al proprio interno essere lontani dal pensiero del regista italoamericano.

Lo spionaggio internazionale già fiutato in Inception ci racconta della passione di Nolan per i film di genere. In Tenet assume una veste ancora più articolata ma incanta e affascina, tanto da far pensare ad una sua possibile direzione in un capitolo di Bond magari con Craig, davvero ad oggi fantascienza ma non troppo.

Insomma, dalle acrobatiche sequenze di combattimento, alle nuove e superbe visioni fino ad una scrittura multiforme, cervellotica e a tratti un po’ macchinosa, Christopher Nolan ci invita tutti ad entrare nel suo mondo senza “ cercare di capire “ ma coinvolgendoci stando al suo meraviglioso e bellissimo gioco.

John David Washington, qualche mese prima dell’uscita: “Direi che Tenet è un parente stretto, fratellastro di Inception”.  Lo spionaggio, i differenti livelli di realtà, le scene grandiose, si potrebbero essere parenti, Inception rimane il suo capolavoro assoluto, ma Tenet oltre a un film completo è un prodotto che porta avanti e di molto il livello qualitativo cinematografico attuale. Forse è troppo presto per capirlo.

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