La Corrispondenza: l’improbabilità di un amore visto da Giuseppe Tornatore

Questo articolo racconta il film La Corrspondenza di Giuseppe Tornatore in un formato che intende essere più di una semplice recensione: lo scopo è andare oltre il significato del film e fornire una analisi e una spiegazione delle idee e delle dinamiche che gli hanno dato vita.

Nell’epoca della presunta comunicazione assoluta, dove i nostri rapporti sociali dipendono sempre più da ammennicoli tecnologici, ci può essere ancora spazio per un certo tipo di tenerezza? A quanto pare secondo Giuseppe Tornatore sì. Grazie all’adattamento del suo stesso romanzo, La corrispondenza, curiosamente scritto dopo la pellicola, come a volere aggiungere ulteriori elementi postumi al film, il regista di Bagheria mette da parte la sua nota inflessibilità dei sentimenti per abbandonarsi ad un tema molto ostico: quello dell’amore oltre la perdita.

Una storia d’altri tempi, anche se perfettamente a suo agio in questa epoca, che proseguendo nella narrazione incespica un po’ lasciando spazio all’irrazionale, ma d’altronde cos’ha di razionale l’amore? Dopo La Migliore Offerta che trattava in modo più asettico la voglia di amare di una persona in debito d’affetto, in questa opera del 2016 il regista si abbandona di più al sentimento, mantenendo comunque un velo quasi di thrilling e chiaramente con un ampio aspetto di drammaticità. Tornatore, che si è occupato personalmente di sceneggiatura e soggetto, indaga a fondo sulla fugacità dei sentimenti, facendo tesoro di quei piccoli istanti di felicità magari rubati ad una giornata difficile o guadagnati con fatica lontano da occhi indiscreti. Il bello è che oltre ad usare quelli che oramai sono i canonici mezzi di comunicazione, si lascia spazio anche alle più intime lettere, dando qualcosa di più percepibile all’amore. Perché la lettera è un po’ come il vinile o il compact disc, dona il tangibile all’intangibile, quasi a carpire il fondamento di chi la redige.

La profonda sorpresa, pur apprezzando il sempre composto ed a suo agio in questi ruoli da gentiluomo Jeremy Irons, è Olga Kurylenko. Abituata a ruoli da femme fatale e più di azione, l’attrice ucraina, naturalizzata poi francese, prende di petto un ruolo così interiormente drammatico, tanto da riuscire nella immedesimazione perfetta nel personaggio di donna ferita, pregna di una rara delicatezza figlia di un animo profondo che va oltre la prova attoriale.

Molto probabilmente ai posteri risulterà un lavoro minore del regista siciliano, rispecchiando comunque l’enorme maestria dell’uomo di cinema, grazie a delle riprese figurativamente ammalianti per un certo tipo di pubblico: dal bluastro cielo della Capitale scozzese al “Borgo ventoso” italiano, che corrisponde all’isola di San Giulio sul Lago d’Orta. Il clima certamente influenza il temperamento della pellicola, dandole quel tocco di umoralità che avvalora le tesi Tornatoriane. La profondità della storia innegabilmente influenza lo spettatore, donandogli qualcosa su cui riflettere, anche grazie alla colonna sonora curata dal maestro Ennio Morricone, in una insolita veste elettrica da ricordare una delle più grandi band inglesi di sempre, e con una fotografia asciutta e di gran classe come quella di Fabio Zamarion che aveva già lavorato con il regista in due occasioni, vincendo anche un David di Donatello per la migliore fotografia con “La sconosciuta”. 

Il professore di astrofisica Edward “Ed” Phoerum/Irons, ed il suo ramo di studi, fanno da apripista alla piena sintassi dell’opera introducendo un concetto tanto elucubrativo nella storia come quello della Nebulosa del Granchio. Proprio perché quest’ultima a più di un secolo dalla sua scoperta è ancora visibile nonostante sia un corpo celeste oramai morto. Questo particolare fenomeno, chiamato resto di supernova è ricchissimo di seduzione, proprio perché nonostante la sua incontrovertibile fine sembra sia destinato ad essere visibile per sempre. Così come l’amore tra il professore e la studentessa fuori corso Amy Ryan/Kurylenko. L’opera potrebbe rappresentare il seguito ideale de La migliore offerta, per le diverse strade intraprese per raggiungere lo stesso tema universale, (l’amore). Approfondendo anche il mestiere che Amy fa per mantenersi, la stuntwoman, dove rischia la vita fingendo addirittura di morire, per poi lasciarsi al sollievo di una continua nuova rinascita, anche così il regista ricongiunge la psicologia dei due amanti. Tutto ciò in una comunione continua di intenti rappresenta il sentimento assoluto: quello che alimenta l’arte da sempre, oppure fa affrontare prove indicibili.

La connessione mentale, condita dalla illusione della continuità a tratti è struggente, anche se la studentessa nonostante i frequenti spostamenti, non sembra mai essere realmente sola, accompagnata dalla presenza costante dell’amato che riesce ad intessere una intricata trama fatta di comunicazione e sfoghi continui. Il sigillo della perennità che le stelle possiedono, è più di una ispirazione per Tornatore, in questo continuo inseguimento spirituale della coppia, così profondamente unita da immaginare vividamente i propri sentimenti rendendoli eterni. In sintesi, La corrispondenza così come si affaccia sull’Astrofisica, può rappresentare l’essenza stessa della Filosofia, ammiccando al mistero dell’universo, che alla fine rispecchia l’arcano stesso delle relazioni umane. 

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