Il suono della dignità: quando Ennio Morricone si raccontò a Giuseppe Tornatore

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Certi libri sono scritti in una maniera tale che la storia sembra essere raccontata dall’autore davanti a te.
Uno di quelli è il libro di Giuseppe Tornatore ed Ennio Morricone, Ennio, un Maestro, dove il compositore si raccontò a colui che fu più di un amico, e un regista, ma un vero e proprio “figlio”. Basti pensare a come negli ultimi tempi Morricone si sia dedicato solo ed esclusivamente alla “musica assoluta”, ma se Peppuccio avesse voluto fare un film, non si sarebbe sottratto dal musicarlo; come un buon padre lo avrebbe lasciato libero, ma all’occorrenza sarebbe stato pronto a dargli una mano.

Nel libro si tocca con mano il racconto della vita di Ennio e come abbia faticato per trovare la sua strada nonostante la scelta di dedicarsi alle colonne sonore fosse stata considerata di “serie B” – a fronte della musica assoluta. Del rapporto con Sergio Leone, di come non gli permise di realizzare le musiche di Il Padrino di Francis Ford Coppola e tanti altri meravigliosi aneddoti. La ragione per cui Ennio Morricone è stato così amato dal pubblico si trova nell’amore che ha riversato nella sua arte, nella sua vita e per sua moglie Maria, che con quel sorriso fu capace di scioglierlo durante la consegna dell’oscar alla carriera ricevuto da Clint Eastwood, ma non prima di aver ribadito come quel premio fosse un punto di partenza e non arrivo.

Ma prima di raggiungere il successo ne ha passate tante, ha fatto anche l’arrangiatore per brani pop, come Se Telefonando di Mina, Sapore di Sale di Gino Paoli e tanti altri, poi arrivò il successo con Per un Pugno di Dollari, con quel tema di tromba.

La tromba è stato lo strumento che gli ha permesso di avvicinarsi alla musica. Suo padre, Mario, era un trombista, un lavoratore instancabile che pur di portare il pane a casa, oltre a svolgere i suoi due turni lavorativi: dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 19, la sera andava a suonare al Florida per arrotondare perché i soldi a casa non erano mai abbastanza, ma alla fine la famiglia Morricone riusciva a sopravvivere.
Intanto Ennio, all’età di 11 anni nonostante avesse delle “aspirazioni da medico”, iniziò a suonare obbligato dal padre la tromba al conservatorio di Santa Cecilia, lì però fece uno di quegli incontri in cui il destino ci mette lo zampino. Infatti per ottenere il diploma di tromba, Ennio dovette frequentare il corso complementare, e lì il suo maestro Roberto Caggiano si accorse che era portato per la composizione.

Ma nel frattempo l’Italia era entrata in guerra e, come racconta nel libro scritto con Tornatore, Ennio non l’ha mai sofferta se non per la mancanza di cibo. E allora, pur di mangiare, andava con il padre a suonare per i tedeschi al Florida, lo stesso locale in cui Mario ci suonava da uomo libero. Mentre quando arrivarono gli americani, Ennio e Mario andavano a suonare all’Hotel d’Azeglio, ma per entrambi i schieramenti suonare la tromba era una sofferenza, perché pur di mangiare a volte si metteva la dignità sotto i piedi.

In quelle occasioni Mario portava con sé una borsa per arraffare quanto più cibo possibile, ed è per questo che Ennio pur avendo un’alta considerazione della tromba, iniziò a covarne un certo risentimento.
La suonò anche durante il servizio militare, quando già era fidanzato con Maria, la quale all’inizio neanche lo sapeva. Per Morricone lo strumento era il simbolo della sua sofferenza: gli ricordava il periodo della guerra, e quindi Ennio per non dare nell’occhio se la portava in giro dentro una valigetta normale, ma Maria aveva già capito tutto.

Poi però, anni dopo, la tromba ritorna prepotentemente nella sua vita, Per Un Pugno di Dollari e quel suo tema leggendario che portò Ennio al successo.

Perché questa storia? Beh perché dietro a quella sofferenza c’è stata una vita di sacrifici, di dedizione che lo hanno portato ad essere uno dei più grandi compositori di colonne sonore che siano mai esistiti. Grazie a quella tromba è nata la sua cultura del lavoro, la scoperta della sua attitudine alla composizione e tante altre cose che hanno portato un uomo semplice come Ennio Morricone ad avere una carriera straordinaria.

Grazie Maestro.

Dedico questo articolo a mio padre che con il suo amore per i film western mi ha fatto conoscere il suo genio, e ai miei amici con cui ho condiviso il piacere e la gioia di vedere il maestro e soprattutto di trascorrere due giornate indimenticabili grazie alla loro compagnia.

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