Another Brick in the Wall: il significato del brano dei Pink Floyd

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Pochi album nella storia della musica hanno esplorato l’universo dei sentimenti umani come The Wall, l’undicesimo lavoro dei Pink Floyd, uscito nel 1979. Traumi infantili, rabbia, disperazione e senso di vuoto: sono questi i vissuti e le emozioni con cui Pink, il protagonista della storia, costruisce il muro intorno a sé. Pezzo dopo pezzo, le pareti si estendono, isolandolo sempre più dal mondo.

Una volta che il processo di costruzione della barriera è cominciato, ogni esperienza negativa diventa il mattone che, unito agli altri, fa da scudo contro una realtà ostile.

In Another Brick in The Wall, uno dei brani più famosi del gruppo, il distacco di Pink ha già una forma, ed è il titolo stesso a suggerircelo: qualunque tragedia, ingiustizia o sopruso non potrà che essere “un altro mattone” in un muro in parte già esistente. Se nella prima delle tre parti che compongono la canzone troviamo il ricordo doloroso di un bambino cresciuto senza un padre morto in guerra, nella seconda si fa riferimento alle situazioni inaccettabili che Pink, futura rockstar, è costretto a vivere a scuola.

Un coro di protesta si alza e si rivolge direttamente contro i prepotenti di turno:

We don’t need no education
We don’t need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers, leave them kids alone
Hey, Teachers, leave them kids alone

Non abbiamo bisogno di istruzione
Non abbiamo bisogno di controllo del pensiero
Di oscuro sarcasmo in classe
Maestri, lasciate in pace i bambini
Ehi, maestri, lasciate in pace i bambini

Una domanda potrebbe sorgere spontanea in un ascoltatore che si fermasse all’apparenza: siamo di fronte a una canzone che nega l’importanza dell’istruzione? No, certamente no. Si tratta, semmai, di una critica a un sistema educativo che, invece di guidare i giovani verso la scoperta delle proprie capacità e inclinazioni, troppo spesso ne soffoca la creatività con l’imposizione di insegnamenti schematici che rischiano di ritardare lo sviluppo di un pensiero critico e personale. Per non parlare delle umiliazioni pubbliche da parte di certi professori che minano la già bassa autostima degli allievi più in difficoltà.

Quando entri nella fase della pubertà e cominci ad essere spocchioso, sarebbe bene che tu avessi un adulto vicino che ti dicesse “parliamone”, anziché “stai zitto, a nessuno importa di quello che hai da dire”

Roger Waters

Il nostro Pink, tuttavia, con un passato alle spalle tanto breve quanto doloroso, sembra avere già una qualche consapevolezza della propria esistenza, come mostrano i due versi successivi:

All in all it’s just another brick in the wall
All in all you’re just another brick in the wall

Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro
Tutto sommato siete solo un altro mattone nel muro

L’atmosfera è tesa. La chitarra di Gilmour, che alla fine si libera in un grande assolo, contribuisce a renderla tale. Ma se la rabbia dovuta ai comportamenti autoritari di chi dovrebbe essere un esempio è quasi tangibile, lo è altrettanto la disillusione nei confronti di un possibile cambiamento. Ecco, allora, che gli insegnanti non possono non rappresentare per Pink un motivo in più per starsene chiuso nel rifugio.

In realtà, Another Brick in The Wall non è una mera considerazione sull’istituzione scolastica, come tiene a precisare Waters:

L’aspetto più importante della canzone non è il rapporto tra insegnanti e studenti. Credo sia stata la prima cosa che ho scritto circa l’idea di come ci si possa costruire un muro con tanti mattoni diversi che, messi insieme, formano qualcosa di impenetrabile

Con queste parole, il leggendario bassista sta evidentemente parlando di se stesso. Il brano, così come l’intero album, è una messa a sistema di esperienze da lui vissute, il grido esistenziale di una persona invisibile, la cui condizione è riconducibile a difficoltà talvolta insormontabili nella comunicazione con gli altri:

Ho scritto una storia sulla mia esperienza personale e su come mi isolavo perché avevo paura. Di conseguenza era difficile per me comunicare con le persone

È proprio la paura la chiave di volta della canzone: la paura sfruttata dai superbi come strumento di controllo e di dominio su chi non ha potere, che sia un popolo, una comunità o una classe di studenti; la paura che costringe al silenzio e al ritiro in se stessi e non ammette alternative.

Coloro che decidono di organizzarci in gruppi internazionali, religiosi o ideologici usano la paura per controllarci

Roger Waters
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2 comments

  1. I Pink Floyd iniziai ad ascoltarli nel 1987 e da allora non ho mai smesso di ascoltarli.

    Mia madre amava i Pink Floyd, quanto i Metallica

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