Le migliori canzoni per (ri)scoprire Francesco De Gregori

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Non mi piace quando dicono che sono poesie. La poesia è ben altro e se leggi La donna cannone senza pensare alla musica, è una boiata pazzesca, non sta in piedi. Nemmeno degli autori più famosi si può leggere il testo come una cosa autonoma, nemmeno Bob Dylan.

Queste le parole rilasciate in un’intervista da Francesco De Gregori, quel Principe della musica italiana (soprannome creato dal caro amico Lucio Dalla durante il tour di Banana Republic, 1979) umile e un po’ schivo, che mai ha amato i grandi riflettori, il successo, le prime pagine.

Eppure, De Gregori e la poesia, oltre alla letteratura, hanno davvero tanti punti in comune. E non c’è bisogno di indagare, spiegare o argomentare la sua produzione lirica: è sufficiente ascoltare una qualsiasi delle sue canzoni, tratta dalle prime incisioni insieme a Venditti e poi Alice non lo sa, fino a più recenti lavori, come Sulla strada o Pezzi; o pescando dal mucchio, una a caso, da un Rimmel, un Titanic, un Canzoni d’amore qualsiasi, per catapultarsi in un mondo capace di far volare oltre la soglia stessa della fantasia, in una dimensione di emozioni, riflessioni e visioni che riscaldano l’animo, come a sentirsi sempre a casa durante l’ascolto, anche quando lasciano i graffi sul cuore o fanno riemergere il passato con le proprie ferite e sentenze che si pensava fossero andate in prescrizione. Qualcuno chiamerebbe tutto ciò cantautorato, ma fa differenza se ribattezziamo ogni canzone, frase, verso, ritornello, giro di chitarra, piano, violino e cantato di questo artista, tanto erudita quanto sensibile, come pura produzione poetica?

Lui, che approccia alla musica grazie ai miti di De André (col quale ha collaborato nel 1975 per l’album Volume 8) e di Bob Dylan (oramai storico il suo omaggio in cover di De Gregori canta Bob Dylan, 2015), è diventato nel tempo stesso (senza impiegarci poi troppo: Rimmel è il terzo album della sua produzione solista, 1975) un gigante mitologico di quella musica di qualità, spesso ma non sempre e mai forzatamente impegnata (e per questo verrà spesso accusato dalla sinistra politica) con la quale ha saputo educare intere generazioni, riuscendo a non ripetersi, nonostante un’ampia discografia e, anzi, a rinnovarsi e ritrovarsi musica facendo.

De Gregori, per brevità chiamato artista, è un patrimonio culturale nostrano: che sia un poeta, un letterato o un semplice cantautore, e che i suoi testi vengano sminuiti senza la controparte strumentale (ma nessuno ci crede, tranne lui) quel che è certo è l’impossibilità a rimanere immuni ad almeno una delle sue canzoni, a quelle parole capaci di buttare il proprio cuore tra le stelle, per renderle poi come dei magici contenitori, capaci di assorbire, e di far rivivere momenti, incontri, passioni e malinconie del cammino di una vita intera o di storie di ieri.

Per tutte queste ragioni, Francesco De Gregori rimane e rimarrà attuale, sempre e per sempre insostituibile nel suo ruolo di Principe, poeta e narratore: per tale ragione, queste 10 canzoni, sono solo un piccolo omaggio, ma anche un invito ad un nuovo, ennesimo o primo ascolto, di uno dei più grandi artisti che abbiamo avuto la fortuna di ascoltare e che è bene ricordare e tramandare.

Alice (da Alice non lo sa, 1973)

De Gregori sul suo primo grande successo: il personaggio dello sposo ha qualcosa di sicuramente autobiografico. No, non perché volessi sposarmi, ma fuggire. Una fuga che era probabilmente dalla vita cui ero predestinato da studente universitario, fare l’insegnante come mia madre o il bibliotecario come mio padre. Ma forse fuggire anche dal mondo della musica per cui ero uno strano.

Ma io non ci sto più, e i pazzi siete voi

Rimmel (dall’omonimo album, 1975)

Punta di diamante del repertorio del Principe, che racconta la fine di una storia d’amore con una ragazza (la stessa di Bene), il quale confessò: Rimmel come il trucco che usano le ragazze, quello per gli occhi. Rimmel nel senso di trucco, di qualcosa di artefatto, ma questo disco è fatto per smascherarli, per metterli in evidenza. De Gregori conobbe la ragazza sventando un furto, in una giornata ventosa a cui fa riferimento nel testo.

Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi se per caso avevo ancora quella foto, in cui tu sorridevi e non guardavi

Santa Lucia (da Buffalo Bill, 1976)

Racconta il cantautore: Mia madre, che è leggermente miope, quando cercava qualcosa e non riusciva a trovarla, quando la trovava diceva ‘Santa Lucia, santa Lucia, non l’avevo vista’. La canzone è nata così, questa è una canzone per tutti quelli che non vedono. Non debbo vergognarmi di aver usato questa mediazione cattolica. Se le critiche sono rivolte solo al fatto che si nomina una santa, non me ne vergogno.

Santa Lucia per chi beve di notte e di notte muore e di notte legge e cade sul suo ultimo metro

Generale (da De Gregori, 1978)

Generale è figlia di un mondo letterario che parte soprattutto dal romanzo di Hemingway, ‘Addio alle Armi’, dove c’è una figura di un’infermiera dolcissima che comunque fa l’amore con un protagonista. Così dice lo stesso De Gregori, per quello che è un messaggio di pace universale, un canto per un’umanità più umana.

Queste cinque lacrime sulla mia pelle, che senso hanno dentro al rumore di questo treno

Viva l’Italia (dall’omonimo album, 1979)

De Gregori sulla canzone: Ogni volta che canto quella canzone sento che ogni parola di quel testo continua ad avere un peso. ‘L’Italia che si dispera e l’Italia che s’innamora’. L’Italia che ogni tanto s’innamora delle persone sbagliate, da Mussolini a Berlusconi. E poi ancora: Poi c’è stato questo fatto antipatico che questa canzone l’hanno voluta usare un po’ tutti, dai comizi dei partiti più svariati ai filmati in televisione sulla Nazionale di calcio ai tempi del Mundial; insomma, un sacco di cose avrebbero potuto portarmi ad odiare questa canzone che invece continuo ad amare così come continuo ad amare quella parte, non piccola, di ‘Italia che resiste’.”

L’Italia liberata, l’Italia del valzer e l’Italia del caffè, l’Italia derubata e colpita al cuore

La leva calcistica della classe ’68 (da Titanic, 1982)

Ballata delicata e commovente, che racconta del provino per una squadra di calcio di un giovane dodicenne, Nino, pieno di paure nell’affrontare un passo per lui così importante. Quel rigore da tirare da fa metafora ad un’intera vita di scelte, di aspettative da rispettare, di errori da cui riprendersi, di giocatori che non hanno vinto mai che altro non possono fare che fallire, cadere, rialzarsi e, alla fine senza timore, riprovare.

Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia

La donna cannone (dall’omonimo EP, 1983)

Ispirata al trafiletto di un articolo di cronaca, La donna cannone, con una delle introduzioni più famose della nostra musica, è un inno alla libertà ad ogni costo: oltre il volere dei superbi, oltre gli sguardi di accusa della società, l’unico obbiettivo è il cammino verso un’idea, un amore, in grado di far volar via, sopra un cielo nero, senza guardarsi indietro, non preoccupandosi della destinazione.

E senza fame e senza sete e senza ali e senza rete, voleremo via

La storia (da Scacchi e tarocchi, 1985)

Confessato dallo stesso artista: Una mattina, uscendo da casa, ho visto che il marciapiede era pieno di siringhe. Ho pensato: ‘Non mi riguarda finché mio figlio non si punge lì, giocando’. Così è nata ‘La Storia’, pensando che se non siamo noia a fare la storia è lei che fa noi, che ci toglie la sedia da sotto il culo, brucia le nostre stanze, ci dà ogni giorno torto o ragione. Ecco tutto: c’è un disinteresse che la gente crede di potersi permettere, ma poi si scopre sempre che non è vero.

Siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere

Il bandito e il campione (dall’omonimo live album, 1993)

Scritta dal fratello Luigi, si ispira alla reale amicizia tra Costante Girardengo, famoso ciclista della prima metà del ‘900, e Sante Pollastri, feroce bandito e assassino. Entrambi di Novi Ligure ed appassionati di ciclismo, sono segnati da due destini diversi: la canzone delinea come basti una storia avversa, per passare dal mito al bandito, il quale si vocifera si diede al crimine per via di un’adolescenza difficile e per finanziare, in tempo di guerra, i movimenti antifascisti, soprattutto anarchici. Sempre quel destino beffardo, volle farlo arrestare a Parigi, durante una gara del vecchio amico d’infanzia Girardengo.

Fu antica miseria o un torto subito, a fare del ragazzo un feroce bandito

Sempre e per sempre (da Amore nel pomeriggio, 2001)

Dichiarazione d’amore per eccellenza del grande cantautore, il quale cerca di focalizzare i punti di perdita, ma anche di ritrovo, delle relazioni: le diversità, proprio come la pioggia e il sole; i problemi e il tendere la mano a mani vuote; il cambiare nel mezzo e vedersi diversi. Ma il vero amore persiste, più forte di ogni diversità, problema, di ogni nascondino o confusione. Per chi lo conosce e lo vive, saprà sempre dove ritrovarlo, dove ritrovarsi.

E con le stesse scarpe camminare per diverse strade, o con diverse scarpe su una strada sola

Bonus track: Non dirle che non è così (da De Gregori canta Bob Dylan- Amore e furto, 2015)

Riproposizione di If you see her, say hello di Bob Dylan (1975), in cui l’allievo supera il maestro: magistrale arrangiamento che accompagna il ricordo di un amore distante, non per questo passato, ma vivo sia nel rimpianto che nella sua gloriosa grandezza, con quel pizzico di malinconia che si insinua tra le note, tra il non voler e non poter tornare indietro, lasciando però aperta una porta sul retro del cuore, la possibilità di un ritorno, di un nuovo incontro che, comunque, anche se non avverrà, rimarrà vivido nel ricordo.

Se tornasse da queste parti, il mio indirizzo la gente lo sa, tu dille che può cercarmi, se trova il tempo mi troverà

E se non fosse abbastanza (e mai lo è, quando si parla del Principe), ecco una playlist di alcuni tra i suoi più grandi brani: dai primi successi, fino alle ultime pubblicazioni.

Nel mezzo: poesia.

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