Alice: testo e significato del brano di Francesco De Gregori

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Traccia d’apertura del primo vero album di Francesco De Gregori, Alice non lo sa, anno 1973 (il precedente Theorius Campus, del 1972, fu un progetto in condivisione con l’amico Venditti), Alice è una canzone che non si limita a raccontare una sola storia, ma tante e diverse per ogni strofa, tutte connesse da un pensiero comune alla fine di ognuna di esse: Alice non lo sa.

La protagonista sembra esser posta come osservatrice esterna degli avvenimenti degli altri personaggi (Irene al quarto piano è lì tranquilla / che si guarda nello specchio e accende un’altra sigaretta; Irene è, tra l’altro, la protagonista di un’altra canzone dello stesso disco, una delle più tristi), e viene catapultata tra una storia e l’altra, attraverso il ritornello (ma io non ci sto più / gridò lo sposo e poi) e poi di nuovo verso un altro filo conduttore: Alice guarda i gatti.

Chissà se il cantautore si riferisse ai gatti proprio come ai protagonisti delle vicende narrate. Sta di fatto che la stessa Alice li osserva, ma non giudica. Guarda lo scorrere degli eventi, tra una sposa incinta, Cesare che aspetta il suo amore sotto la pioggia (ma non arriverà mai, ispirato a una reale vicenda di amore non corrisposto del poeta Cesare Pavese), Lili Marleen (citata anche in una canzone di Leonard Cohen), un mendicante arabo con un tumore al cervello e, ancora una volta, lo sposo che non vuole quel matrimonio, pur non potendo lasciar sola la compagna incinta (ma la sposa aspetta un figlio / e lui lo sa non è così / che se ne andrà). Lo stesso cantautore ammise che questa strofa avesse dell’autobiografico: un riferimento ad una personale fuga dagli schemi prefissati del proprio percorso di crescita umana e, sicuramente, anche artistica.

Alice è un viaggio attraverso diversi ideali, imbevuti di immaginazione ed una voglia necessaria di impadronirsi della propria realtà, per poi sfuggirla. De Gregori confessò che l’immagine di Alice è ispirata alla favola di Carroll: “La verità è che venivo da un periodo in cui ero attratto da tutto ciò che nell’arte non seguiva un filo logico”; e ancora: “Alice per me è una specie di sfinge che guarda il mondo senza nessi consequenziali”.

La canzone lanciò De Gregori al grande pubblico e fu il simbolo, e ancora lo è oggi, del suo schema narrativo e compositivo, che lo ha reso un cantastorie in grado di raccontare le cose con il suo stile unico di realistica e poetica fantasia.

La canzone partecipò a Un disco per l’estate 1973. Si classificò all’ultimo posto.

Alice guarda i gatti
E i gatti guardano nel sole
Mentre il mondo sta girando senza fretta

Irene al quarto piano è lì tranquilla
Che si guarda nello specchio
E accende un’altra sigaretta

E Lillì Marlen, bella più che mai
Sorride e non ti dice la sua età
Ma tutto questo Alice non lo sa

Alice guarda i gatti
E i gatti muoiono nel sole
Mentre il sole a poco a poco si avvicina

E Cesare perduto nella pioggia
Sta aspettando da sei ore 
Il suo amore ballerina

E rimane lì, a bagnarsi ancora un po’
E il tram di mezzanotte se ne va
Ma tutto questo Alice non lo sa

Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi
Tutti pensarono dietro ai capelli
Lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
Ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
Non è così che se ne andrà

Alice guarda i gatti
E i gatti girano nel sol
Mentre il sole fa l’amore con la luna

Il mendicante arabo ha un cancro nel cappello
Ma è convinto che sia un portafortuna
Non ti chiede mai pane o carità
E un posto per dormire non ce l’ha
Ma tutto questo Alice non lo sa

E io non voglio più e i pazzi siete voi
Tutti pensarono dietro ai capelli
Lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
Ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
Non è così che se ne andrà

Che se ne andrà
Che se ne andrà
Non è così
Che se ne andrà

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