Eden: la Storia secondo Rancore, il significato del testo

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Quando inizio a scrivere è appena passato Febbraio, la mia provincia è sui titoli di tutti i giornali e si parla di focolaio, di un’epidemia. Alcune amiche sono già in quarantena.

Che ingenua, mi dicevo accendendo il pc, quando programmavo le prossime settimane come se non esistessero fattori esterni.

Pensa, solo qualche settimana fa Rancore si presentava al Festival nazionale con un testo sull’incidente che ti cambia la vita. Il simbolo, una mela che ripercorre la storia.

Rancore, cioè Tarek Iurcich, ha esordito come rapper quando ancora non era maggiorenne. Scrive per sé prima che per il pubblico: è il suo modo per leggersi e per analizzare la realtà.

Cresciuto in Italia da genitori stranieri è un outsider da sempre, per scelta: ha deciso che non ha bisogno di consensi oltre a quelli sinceri. Così ha scelto, ancora giovanissimo, di non semplificare il livello dei testi per renderli accessibili a un pubblico più vasto.

Neanche quando per la prima volta, nel 2019, si presenta a Sanremo con Daniele Silvestri.

Scrivo testi matrioska, dice in un’intervista.

Quest’anno ha deciso di portare sul palcoscenico più famoso d’Italia un testo molto complicato arrangiato da un produttore, Dardust, che lo rendesse più semplice da ascoltare.

È stato premiato come miglior testo dell’edizione.

Intervistato dal Corriere della Sera disse:

«[Questo] rappresenta una duplice rottura degli schemi perché dimostra come sia possibile portare il rap su un palco tradizionale e, al tempo stesso, come un palco tradizionale, quale l’Ariston, sia in grado di capire accettare e premiare questo linguaggio».

Il tema è: l’imprevisto che cambia la Storia.

L’11 settembre ti ho riconosciuto
Tu quando dici, grande mela è un codice muto
Tu vuoi nemici, sempre, se la strega è in Iraq

Già l’11 settembre ci getta nel vivo della canzone: suona nelle orecchie come uno sparo, come, in un certo senso, una perdita di innocenza.
Sarà la chiave di lettura di tutto il testo.

Biancaneve è con i sette nani e dorme in Siria

Rancore gioca da sempre con le favole (è del 2018 l’album Musica per bambini).

Chi più di Biancaneve, la principessa bambina che non se l’era cercata, impersona il candore? Eppure qui è affiancata alla Siria.

Quella mela che è caduta in testa ad Isaac Newton
Rotolando sopra un iPad oro per la nuova era
Giù nel sottosuolo o dopo l’atmosfera

Scienza e tecnologia uniti da un simbolo che attraversa i secoli e cambia la Storia: la mela di Newton riporta alla scoperta della gravità che ha squarciato la visione corrente dell’Universo; mentre contestualizzata negli anni 2000 rimanda all’invenzione dello smartphone, della tecnologia che diventa presenza quotidiana costante.

Amati
Carica
Amore e pace, spari e guerra si rincorrono veloci, la musica incalza.
Quante favole racconti che sappiamo già tutti
Ogni mela che regali porta un’intuizione
Nonostante questa mela è in mezzo ai falsi frutti è una finzione

Ma ora, scrive Rancore, la nostra realtà sta per essere sconvolta di nuovo, perché siamo arrivati a un punto limite per il Pianeta e dunque per la nostra Storia.

Noi stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra
Tanto siamo sempre ospiti in qualunque nazione
Chi si limita alla logica è vero che dopo libera la vipera alla base del melo che vuole

La logica è quella del consumo. Come nel caso del serpente, avvelena la fonte da cui si nutre.

E ora il pianeta Terra chiama destinazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione
**
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito

Il focus si sposta dall’uomo al pianeta.

Anche la Terra sembra aver perso il suo stato di equilibrio originario:una violenza ha trasformato l’Eden in un territorio vietato, dai frutti falsi. Ora dobbiamo chiedere il permesso per uscire di casa, respirare il Sole, immaginare il futuro.

Ora abbiamo paura di ciò che un tempo ci avrebbe fatto bene.

Si, solo di favole ora mi meraviglio
Vola La freccia vola
Ma la mela è la stessa
Che resta in equilibrio
In testa ad ogni figlio

Amaro, cita il figlio di Guglielmo Tell come esempio universale: ognuno di noi, scrive, è destinato a diventare adulto dopo una freccia. Tutti ci scopriamo uomini dopo che abbiamo vissuto la paura.
La mela è l’imprevisto, la mela è anagramma di male, ciò che ci sbarra la strada o la fa esplodere.

Stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara
Stacca, mordi, spacca, separa

Ma la mela fa la storia.

Come prima quando tutto era unito
Dov’è lei?
Ora, dov’è lei?
Se ogni scelta crea ciò che siamo
Che faremo della mela attaccata al ramo?

Questo passo è rivoluzionario. Non è vero che siamo noi con le nostre scelte a definirci: ci si mette la vita di mezzo con i suoi terremoti, con i suoi imprevisti.

Misurandosi con l’ostacolo l’uomo scopre se stesso, scriveva Saint Exupery.
L’idea é: dove sta la nostra possibilità di scelta se va tutto bene, se non siamo provocati?

Se tu fossi qui
Cosa ti direi
C’è una regola
Sola
Nel regno umano
Non guardare mai giù se precipitiamo

Credo che questo apra a una riconciliazione con sè stessi.
Oggi ancora di più abbiamo l’impressione di subire la Storia. C’è frastuono fuori edentro la canzone: colpi, spari, granate, paura. È proprio ora che conosciamo la nostra personale reazione quando trema il terreno sotto i piedi.

E se potessi parlare con lei da solo cosa le direi
Di dimenticare quel frastuono
Tra gli errori suoi E gli errori miei
E guardare avanti senza l’ansia di una gara
Camminare insieme sotto questa luce chiara

Sentirsi vittime ci paralizza. La conclusione è: dobbiamo andare avanti senza continuare a guardare cosa ci stiamo lasciando alle spalle.

Dimenticare non è ignorare cosa sta succedendo qui fuori ma liberarci dalla sensazione che tutto dipenda da noi; accettare che siamo parte di una comunità e di una Storia e non isole di un’altro pianeta, smettendo di ragionare come se fossimo soli.“Camminare insieme”, appunto.

Il testo è stato scritto prima di questo tsunami storico ed è valido fino alle radici di ogni cambiamento che stiamo vivendo. Finchè tutto era perfetto, e la mela attaccata al ramo, si stava come nell’Eden. Quando tutto va bene non serve prendere decisioni nè scegliere da che parte stare. Piuttosto è l’incidente e come scegli di rispondere che ti definisce.

Per questo viene citato l’uomo di Magritte con una mela sul volto: senza cicatrici tu non sei tu, non ti conosci, non sai neanche che volto hai. La ferita diventa parte della tua storia, ti incide prima che tu lo capisca. E se non puoi decidere cosa ti succede, la tua libertà è come reagire, come rispondere a quell’onda gigantesca.

Ma serve uno strappo, una cesura, la morte di qualcosa che ti appartiene.

Forse per questo la canzone si conclude con uno sparo.

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