Led Zeppelin: la storia, il mito e gli album più importanti

Nati a Londra nel 1968, il quartetto dei Led Zeppelin, Robert Plant, Jimmy Page, John Bonham, John Paul Jones, faranno grandissime cose in una decina di anni di carriera, fino alla morte del batterista che praticamente chiude la storia.

Ogni tentativo di una rinascita della band è stato vanificato. Ci sono state selezionatissime occasioni per rivedere insieme i Led Zeppelin, il Live Aid nel 1985, e successivamente hanno fatto sognare il 10 dicembre 2007, alla O2 Arena di Londra, quando la band suona per un concerto di beneficenza dedicato a Ahmet Ertegun, primo discografico della band. Ma i fitti rumors di un clamoroso tour mondiale si riveleranno infondati.

Nati sulle ceneri degli Yardbirds, mitica formazione di cui faceva parte Jimmy Page, i Led Zeppelin affrontano la responsabilità del debutto con la disinvoltura e la sicurezza dei predestinati. Led Zeppelin è l’album d’esordio, pubblicato il 12 gennaio 1969 in America. Il nome è inventato da un gioco di parole dall’amico Keith Moon, batterista degli Who.

Sfornano una memorabile collezione di canzoni Rock-Blues, un paio agguantate da Willie Dixon. Led Zeppelin viene spesso indicato come uno dei dischi cardine dell’evoluzione del rock nel periodo a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta.

Jimmy Page diventerà uno dei chitarristi più amati ed influenti della storia del rock, mentre il talento di John Paul Jones emerge dai confini provinciali. Vengono inoltre lanciati sul panorama musicale due perfetti sconosciuti: il cantante Robert Plant e il batterista John Bonham.

Anche la copertina dell’album è passata alla storia del rock. Un’immagine rielaborata di un fotogramma del disastro del dirigibile Zeppelin LZ 129 Hindenburg avvenuto il 6 maggio 1937. Il gruppo crea subito un simbolo forte e riconoscibile, famoso in tutto il mondo, a cui si lega indissolubilmente: il fuoco e le fiamme che animano la loro musica.

Appena otto mesi dopo, in evidente stato di grazia collettivo, i Led Zeppelin fanno uscire il loro secondo album, Led Zeppelin II (1969). Ribadendo la splendida musica sprigionata con la loro nascita e raggiungendo il primo posto della classifica angloamericana, un fenomeno destinato a ripetersi per dieci anni, alla pubblicazione di ogni LP. Il disco si apre con Whole Lotta Love, una delle più grandi canzoni della storia del rock, con l’inconfondibile riff di Jimmy Page.

Thank You, è una ballata in un disco rock dedicata da Robert Plant alla moglie. Heartbreaker, invece riporta il disco sui canoni hard-rock, un altro brano leggendario. In Moby Dick il batterista John Bonham esegue un lunghissimo, stupefacente assolo che in concerto suona quasi per mezz’ora.

Led Zeppelin II raggiunse i dodici milioni di copie vendute. Page alla chitarra e Plant alla voce sono un fulmine a ciel sereno nell’ universo Rock: dimostrano di aver imparato la lezione del Blues delle radici, alternando sortite elettriche esplosive a più raccolte ballad acustiche.

Led Zeppelin III (1970) è un album di eccellenza assoluta. Immigrant song, Since I’ve Been Loving You, Gallows Pole e Tangerine sono dei classici e sigilli da capiscuola. Incanta la duttilità con cui svariano, tra atmosfere quiete e e accelerazioni veementi, che di fatto inaugurano il nuovo filone Hard Rock.

In un gruppo dominato da due personalità di spicco, fisiologicamente accentratrici come quelle di Plant e Page, il rischio è di schiacciare gli altri a ruolo di comprimari. Ma John Paul Jones e John Bonham rispettivamente basso-tastiere e batteria, spiccano per la puntigliosa presenza nella tessitura della musica dei Led Zeppelin, contribuendo anche alla composizione di alcuni brani.

Con Led Zeppelin IV (1971), riescono ancora a sorprendere gli stessi fan, centrando con un paio di ballate irresistibili il bersaglio come solo i mostri sacri e fini strateghi sanno fare.

L’album si apre con due pezzi molto duri, Black Dog e Rock and Roll.
Ma il passaporto ufficiale della band diventa ovviamente Stairway to Heaven.

Il quarto capitolo della saga zeppeliniana rafforza il mito, anche grazie ad una tournèe dal vivo in mezzo mondo.

Con Houses of the Holy (1973), i due timonieri scelgono deliberatamente di deviare dalla formula così netta e raccolgono materiale con un nuovo sound, come si sente in D’Yer Maker e The Crunge. Ma piacciono di più le classiche canzoni elettro-acustiche Over The Hills And Far Away e The Rain Song.

Non si vive di rendita e il quartetto con il loro sesto album Physical Graffiti (1975), si spalanca a sonorità e influenze nuove, come l’orientaleggiante, mistica Kashmir.

Il doppio Lp che esce per l’ etichetta fondata dagli Zeppelin e dal loro manager Peter Grant, lascia prefigurare un grande potenziale, anche oltre le barricate Rock-Blues.

Presence (1976) è un album registrato in Germania, con ottimi spunti ed esecuzioni scintillanti. Di particolare pregio la chitarra lacerante di Page. Emozionante, ma mancano i picchi estasiati del passato.

The song remains The Same (1976) è un doppio album che costituisce l’ossatura dell’ omonimo film, contorto, alchemico, denso di riferimenti biografici, destinato anche ad esorcizzare fantasmi ed inquietudini del gruppo. Nove lunghe canzoni: parzialmente sottotono.

Dopo disavventure individuali e di gruppo, gli Zeppelin, concepiscono a Stoccolma, negli studi degli Abba, In Through The Out Door (1979). Il titolo dell’album riflette il periodo difficile che la band stava attraversando. Un disco frastagliato e a tratti incongruente.

La morte di John Bonham segna di fatto il capolinea dei Led Zeppelin, che respingono ogni ipotesi di continuare senza l’amico. Coda (1982) è l’ultimo atto, un puzzle di otto tracce con inediti e rarità del periodo che va dal ’69 al ’78.

I Led Zeppelin con la loro musica hanno influenzato tantissime band, continuando a far volare il dirigibile del Rock.

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