Jean-Michel Basquiat: le migliori opere e il loro significato

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Jean-Michel Basquiat si firmava con lo pseudonimo SAMO (Same Old Shit) per taggare nelle strade di Manhattan.  Attraverso le pareti e le metropolitane di New York, i graffiti carichi di messaggi poetici, mettevano in discussione il capitalismo, l’avidità e il nepotismo che alimentano il mondo dell’arte. Il suo gusto per la mescolanza culturale e il suo odio per il razzismo danno vita a un’opera neo-espressionista a volte oscura e angosciata.

Nel 1978 Jean-Michel vende a Warhol alcune cartoline da lui illustrate in un ristorante di Manhattan. I due avevano un’idea comune dell’arte intesa come “aperta, popolare, pubblica” e non elitaria. La Pop Art parla infatti un linguaggio che tutti conoscono, quella dei mass media, e trasforma oggetti comuni, come la lattina di Coca Cola, il barattolo della zuppa Campbell, il detersivo Brillo, in immagini artistiche, rendendo icone immortali personaggi celebri come Marilyn Monroe e John & Jacqueline Kennedy. 

La svolta nella vita di Basquiat inizia proprio da questo incontro con Warhol, che in seguito lo accoglie nella sua factory diventandone il nume tutelare. Poeta, musicista e prodigio di graffiti, alla fine degli anni ’70 aveva perfezionato il suo stile pittorico di scarabocchi ossessivi, simboli e diagrammi inafferrabili e immagini di maschera e teschio, sviluppato a partire da quando aveva 20 anni.

Non era fan di interviste, ma in una aveva dichiarato: “non penso all’arte mentre lavoro, penso alla vita”.

Basquiat trasse i suoi soggetti dalla sua eredità caraibica – suo padre era haitiano e sua madre di origine portoricana – e una convergenza di storie culturali afroamericane, africane e azteche con temi classici ed eroi contemporanei come atleti e musicisti. Spesso associato al neo-espressionismo, Basquiat ha ricevuto grandi consensi in pochi anni, mostrandosi al fianco di artisti come Julian Schnabel, David Salle e Francesco Clemente.

Di seguito una selezione delle opere più significative dell’artista.

Il Duce (1982)

Basquiat l’ha dipinto in modo molto efficace. Il graffitista infatti è riuscito a rendere con pochi tratti l’imponenza fisica del duce ed anche la grande veemenza che egli metteva nei suoi discorsi. La sua proverbiale energia visibile dalla presenza delle violente pennellate riflettono la sua cruda visione del mondo.Curioso è il fatto che Basquiat cerchi anche di scrivere nella lingua della nazione cui si riferisce, cosicché noi possiamo leggere lo stentato italiano del pittore.

Discography two (1983)

Elemento originalissimo è la scrittura, Basquiat, infatti, riempie ogni sua tela di innumerevoli parole che diventano un vero e proprio elemento compositivo del quadro

A volte l’artista scrive solo il titolo dell’opera, ma più di frequente troviamo elenchi lunghissimi spesso coperti con poderose pennellate. Non è ben chiaro perché il pittore abbia effettuato una tale scelta espressiva, ma senz’altro ogni parola aggiunge particolari indispensabili per il significato complessivo dell’opera e questo nuovo modo di fare arte ci fa riflettere sull’estetica della scrittura, che così non è più solo significato ma anche armonia di suono e di forma.

Man from Naples (1982)

Dei suoi passaggi in città, al seguito di Andy Warhol e insieme all’amico Francesco Clemente, è rimasta un’opera straordinaria oggi conservata al Guggenheim di Bilbao. Jean-Michel Basquiat dedica alla città Partenopea il suo Man from Naples, dipinto all’epoca del suo primo viaggio in Italia (1982). Il muso di un asino, il mitico “ciuccio” mascotte della squadra di calcio della città, campeggia attorniato dai consueti graffianti tag dell’artista. Con tanto di refuso: ecco che da “prosciutto” si passa a “proscuitto”.

Il titolo del dipinto deriva da una frase scritta sopra la testa di un maiale rosso che, sebbene circondato da innumerevoli iscrizioni, schizzi di colore, incroci e segni elementari, domina la composizione come un’immagine totemica. Umorismo, ironia e primitivismo definiscono questo dipinto forte e rappresentativo.

Pollo Frito (1982)

In quest’opera il pittore rivela abilità pittoriche virtuosistiche: Basquiat costruisce strati intricati di olio, smalto e acrilico sulla superficie di (senza titolo) Pollo Frito, e poi li attraversa con incisioni brucianti, lavorando positivamente e negativamente per creare una superficie incredibilmente densamente lavorata. Il dipinto è pieno dell’iconografia chiave di Basquiat, tra cui le potenti teste del cranio, la corona a tre punte e la fitta rete di ripetuti riferimenti testuali che ricorrono nelle opere più significative di Basquiat. La sua abilità di colorista è anche in mostra, con la tela quasi completamente ricoperta di sfumature incendiarie di arancione, rosso e giallo.

In Italian (1983)

Questo dipinto mostra molti dei simboli che Basquiat ha usato nelle sue opere. Non si sa il motivo di questo nome, poiché solo una parola del dipinto è in realtà in italiano, Sangue, che viene barrato e al suo posto è scritta la parola latina per sangue (“Sangre”). Appaiono le parole “Corona di spine”, con “Spine” barrate, un riferimento comune nel lavoro di Basquiat. Un diagramma del cuore che pompa il sangue e la parola Corpus o corpo rimanda all’incidente che ebbe da bimbo. Inoltre, Basquiat utilizza grandi macchie di verde menta, azzurro e rosa come sfondo generale, che sembrano strati di vernice che si staccano da un edificio. I numerosi strati di significato e combinazione di colori creano un pezzo affascinante e dettagliato.

* * *

Dopo la morte di Warhol nel 1987, il giovane artista diventa sempre più depresso e paranoico. Il 12 agosto 1988, a soli 27 anni, muore nel suo loft newyorkese per un overdose.

Fred Braithwaite lo ricorda così:

“Jean-Michel visse come una fiamma. Bruciò luminosissimo. Poi il fuoco si spense. Ma le braci ardono ancora.”

E in effetti così è, si continua ad ammirare questo “analphabet artist”, come era solito definirsi.

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