Essi Vivono: la feroce metafora anti-capitalista di John Carpenter

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Questo articolo rivela la trama e la spiegazione di Essi Vivono di John Carpenter, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

“Incredibile, siamo governati da teste di morto!”

John Nada

In un suo intervento pubblico per la presentazione del film L’uomo che uccise Don Chisciotte, il regista Terry Gilliam, discutendo col pubblico riguardo la natura profetica di certi film, ha detto che i registi definiti “profetici” dagli studiosi di cinema non hanno particolari capacità divinatorie ma, più semplicemente, sono in grado di cogliere certi elementi dell’attualità prima che essi si tramutino in grandi argomenti del dibattito pubblico. Gilliam in quel momento parlava del suo capolavoro Brazil e di come avrebbe volentieri fatto causa a George W. Bush e al Partito Repubblicano degli Stati Uniti per avere quasi reso realtà quel film nel post-11 settembre, ma questo discorso può essere tranquillamente esteso anche a John Carpenter e al suo grandioso Essi Vivono, un film uscito nel 1988 mascherato da pellicola di genere (un mix di fantascienza e azione, pane per i denti del regista di 1997: Fuga da New York) e che invece urla a pieni polmoni, nel caso non fosse già emerso abbastanza chiaramente dai film precedenti, il pensiero politico non proprio conciliante del proprio autore.

Visto oggi, Essi Vivono potrebbe quasi sembrare (come anche Matrix delle sorelle Wachowski) una specie di “manuale del perfetto complottista”, ma sarebbe un errore piuttosto grossolano analizzarlo in maniera così superficiale, senza capire che quella di Carpenter è una sintesi estrema ed estremamente efficace di un problema concreto (il capitalismo senza freni che rende la vita impossibile alla parte debole della popolazione) che di lì ad appena vent’anni sarebbe esploso in una crisi economica di proporzioni mondiali con conseguenze di ogni tipo, dalla nascita di Occupy Wall Street all’ascesa di Donald Trump.

La trama

“Chiudono un sacco di fabbriche e noi li vediamo scorrazzare con le loro limousine di merda…”

Frank Armitage

Essi Vivono è la storia di John Nada (Roddy Piper, che sostituisce l’abituale Kurt Russell perché Carpenter voleva un volto meno noto), un operaio abituato a lavorare duramente nei cantieri e rimasto vittima di una grave crisi economica, che prima ha fatto fallire numerose banche a Denver e in seguito ha portato alla chiusura dell’impresa presso cui lavorava, costringendolo a trasferirsi a Los Angeles coi suoi attrezzi di lavoro. Nada è un uomo buono, che crede nel sogno americano e sa aspettare l’occasione giusta armato di tanta buona volontà.

Dopo aver trovato lavoro in un nuovo cantiere, Nada stringe amicizia con Frank Armitage (Keith David), un collega afroamericano che gli offre alloggio in un campo di baracche alla periferia della città, vicino ad una chiesa, dove vive una piccola comunità di poveri ed emarginati. La comunità è molto ospitale, ma al suo interno accadono cose molto strane: uno dei gestori è un predicatore cieco che fa strani discorsi invitando la gente a “svegliarsi” dal torpore che la avvolge, i programmi in televisione sono interrotti dalle strane apparizioni di un uomo che parla di una sorta di invasione e all’interno della chiesa, anziché le prove del coro, i gestori tengono strane riunioni e preparano misteriose scatole dal contenuto sconosciuto.

L’amico Frank è molto meno ottimista di Nada rispetto alla loro condizione sociale ma è anche molto meno curioso di lui, tanto da non volere immischiarsi negli affari privati di chi gli offre un letto e un riparo. Una sera, mentre Nada continua ad indagare, la polizia irrompe nella baraccopoli con una violenza inaudita, attaccando chiunque provi a scappare e manganellando ferocemente i gestori. Il giorno dopo Nada trova una delle misteriose scatole, sopravvissuta indenne all’incursione della notte precedente, la apre ed è molto stupito di trovare al suo interno solamente occhiali da sole. Le cose cambiano completamente quando il protagonista decide di indossarne un paio: a mezz’ora dall’inizio del film scopriamo che il mondo come lo intendiamo è una truffa e che la nostra realtà è dominata da una disgustosa razza di alieni ricchissimi, che hanno sottomesso la razza umana grazie al capitalismo e al consumismo.

Il filtro delle lenti permette di vedere il mondo com’è realmente: ogni pubblicità nasconde un messaggio subliminale (celeberrima la scritta “OBEY” che troneggia sui cartelloni pubblicitari) e su ogni banconota è scritto “THIS IS YOUR GOD”. Questi strani esseri dal volto scheletrico e gli occhi enormi sfruttano la terra come gli occidentali hanno sfruttato per secoli il terzo mondo e gli esseri umani sono soltanto la manodopera a basso costo di questi alieni, i veri potenti (il Presidente degli Stati Uniti non a caso è uno di loro).

Tutto questo per Nada non è tollerabile: nel giro di pochi minuti l’eroe proletario del film capisce che tutta la sua vita è stata una truffa e per questo, dopo essere stato aggredito da due poliziotti (in realtà alieni, dal momento che essi controllano ovviamente anche le forze dell’ordine) ed averli uccisi, scoprendo che anch’essi sono vulnerabili come noi, decide di armarsi con un fucile a pallettoni e cominciare ad eliminarli uno dopo l’altro.

Da quel momento in avanti il film diventa la fuga di Nada, prima in solitaria (prova a rapire una donna e a cercare rifugio presso casa sua, ma lei riesce quasi ad ucciderlo e a metterlo in fuga) e poi con l’amico Frank (che dopo una lunghissima scazzottata si convince ad indossare gli occhiali), in cerca di chi ha fabbricato gli occhiali nella speranza di formare una piccola resistenza. Dopo aver ritrovato l’ex leader della loro comunità, i due scoprono che esiste fortunatamente un piccolo gruppo pronto a combattere gli alieni (che si mimetizzano perfettamente tra la popolazione grazie ad un segnale inviato da un’antenna che è in grado di ingannare ogni occhio e ogni apparecchio umano) e Nada ritrova la donna che lo aveva quasi ucciso, Holly (Meg Foster), che scopre far parte della ribellione.

La riunione è però purtroppo interrotta da un nuovo e ancora più violento attacco della polizia. Durante la fuga, grazie ad uno degli orologi d’oro degli alieni (che in realtà è in grado di aprire un portale) Nada e Frank si ritrovano nel rifugio sotterraneo dove alieni ed umani corrotti organizzano i loro piani d’azione e tengono le loro riunioni sui risultati ottenuti. Grazie alla guida di un ex abitante della baraccopoli (in realtà un collaborazionista degli alieni) convinto che anch’essi si siano uniti alla causa degli invasori, i due eroi scoprono il porto di arrivo e partenza degli alieni e, soprattutto, l’ubicazione dell’antenna che trasmette il segnale in grado di alterare la percezione umana, situata in cima all’edificio che ospita lo studio televisivo di Canale 54 e che si trova esattamente sopra di loro.

Gli ultimi minuti del film mostrano la folle corsa dei due per raggiungere la cima dell’edificio, armati di mitragliatori e inseguiti dagli alieni. Nada ritrova Holly, ma appena i tre raggiungono la cima si scopre che la donna è l’ennesima spia degli alieni. Armata di pistola, Holly uccide Frank ma viene a sua volta uccisa da Nada, che riesce a sacrificare la propria vita (un elicottero della polizia lo abbatte con una raffica di proiettili) distruggendo l’antenna. L’inganno è stato smascherato e gli alieni sono ben visibili da tutti anche ad occhio nudo: uno di loro sta attaccando i film di George A. Romero in televisione per la loro violenza mentre, da qualche parte della città, una giovane donna si rende conto di stare consumando un rapporto sessuale con uno di loro. L’ultima guerra è cominciata.

Significato e stile

Con Essi Vivono il regista utilizza una metafora di facilissima comprensione (gli alieni che hanno conquistato il mondo importando il capitalismo e sottomesso la razza umana col consumismo di massa) e una serie di simboli immediati (gli occhiali per vedere la realtà, gli orologi costosissimi sia status symbol che mezzo di comunicazione/trasporto per i ricchi alieni) per parlarci di come il capitalismo selvaggio è in grado di sfruttare le masse, accecate da un benessere più virtuale che reale, con il solo scopo di ottenere un vantaggio che non verrà mai redistribuito equamente: il sogno americano e la possibilità di raggiungere qualunque obiettivo solo coi propri mezzi sono mere illusioni per l’uomo comune (il famoso 99%), che al massimo può arrivare molto vicino al vero potere e alla vera ricchezza (gli alieni), ma non farà mai veramente parte del “mondo che conta” perché da esso è escluso alla base.

Carpenter con questo film compie un passo ulteriore (dopo capolavori come La Cosa e Il Signore del Male, prima di concludere il discorso col seminale Il Seme della Follia) nella sua esplorazione delle possibilità di manipolazione della realtà, parlandoci di come sia facile distrarre ed orientare le masse (quanto abbiamo discusso, in tempi recenti, di agenda setting e della propaganda senza controllo sui social) e di come chi detiene il maggior potere sia sempre più o meno in grado di farsi acclamare dalla folla, di presentarsi in maniera accettabile e di creare ad arte degli spauracchi per distogliere l’attenzione da sé e dal proprio inganno.

I temi di Essi Vivono fanno oggi parte dell’ordine del giorno e in questo film, che nonostante tutto non dimentica mai di restare ancorato al genere, emergono più dalle azioni e dal contesto che non dai pochi dialoghi tra i protagonisti. L’alieno del film, trasposto nel mondo reale, è tutto ciò che pone barriere al pieno raggiungimento del vero benessere: l’alieno è il raccomandato che ruba un posto di lavoro, l’uomo che controlla la (o meglio parte della) comunicazione di massa, il politico arrivista che indossa la maschera di “uomo del popolo”. Roddy Piper fa nel film quello che Carpenter vorrebbe (e naturalmente non può) fare nel mondo reale: prende un fucile e comincia ad ucciderli.

Carpenter appartiene a quella schiera di registi che non hanno mai scelto la strada più facile: dopo il successo di Halloween avrebbe potuto tranquillamente dedicarsi al cinema slasher fino al ritiro dalle scene, rimanendo comunque un maestro, ma ha preferito invece non rilassarsi presso porti sicuri e continuare ad esplorare il genere horror (con qualche clamorosa incursione in altri generi) quasi sempre con una diversa declinazione ad ogni nuovo titolo, effettuando svolte clamorose ogni volta che il successo di pubblico bussava alla sua porta. Con Essi Vivono mantiene lo stile finto-minimalista che caratterizza i suoi film migliori (la regia sembra invisibile, ma i movimenti di macchina sono sempre raffinatissimi), compone una colonna sonora lenta ed ossessiva che commenta alla perfezione il ritmo del film e, ancora una volta, si conferma impeccabile sul piano formale.

Il montaggio di Essi Vivono sembra non voler mai cercare un ritmo veloce se non negli ultimi minuti, dove Carpenter rispolvera il suo amore per un tipo di azione che deriva dal Western classico (John Ford e John Wayne sono forse i veri idoli del regista) e per spiegare questo tipo di approccio è emblematica la scena dello scontro fisico tra Piper e David, che ha la durata spropositata di cinque minuti e mezzo e che nonostante questo non dà mai la sensazione di essere tempo sprecato. I segmenti migliori, dal punto di vista squisitamente estetico, rimangono comunque le scene in cui i protagonisti vedono il mondo attraverso le lenti speciali: l’ottima fotografia in bianco e nero, l’idea geniale dei messaggi subliminali nascosti ovunque e i volti cadaverici degli alieni sono quelle trovate che imprimono definitivamente il film nella memoria e la scelta finale di mostrare il mondo reale a colori (perché non è più visto attraverso un filtro) è ciò che dà senso a tutte le altre scelte cromatiche viste fino a quel momento.

A parte l’ironia nerissima delle ultime due inquadrature del film è notevole anche il riferimento immediatamente precedente, quando vediamo un alieno scagliarsi contro il cinema di Romero: con questa scena brevissima Carpenter non solo omaggia l’amico e collega a lui più vicino (i due hanno stili diversi ma entrambi fanno film dai messaggi politici evidentissimi), ma si scaglia anche contro quella critica politicizzata che con la scusa del contenuto violento ha creato non pochi problemi ai due registi.

Quando arrivò nelle sale Essi Vivono fu un flop di pubblico, ma col tempo e le edizioni per l’home video ha conquistato il cuore degli spettatori e oggi è meritatamente considerato un grande classico della fantascienza: un film indubbiamente imperdibile e destinato ancora per molto tempo a far riflettere chi lo guarda.

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3 comments

  1. Disamina del film perfetta per la quale non ho nulla da obiettare, tranne due cose…
    1)
    La scena della lotta tra John e Frank in realtà dura oltre 7 minuti ed è un omaggio al film di John Ford “Un Uomo Tranquillo” con John Wayne.
    2)
    Alla fine del film, quando gli alieni sono visibili a tutti perché John ha distrutto l’antenna, in TV c’è un dibattito contro il cinema violento e i nomi dei registi accusati sono George Romero e John Carpenter.
    Nella versione italiana, il direttore del doppiaggio ha avuto la brillante idea di storpiare (inspiegabilmente) il nome di Carpenter in Cochran.
    Non è quindi corretto affermare che Carpenter abbia voluto omaggiare Romero.
    Semplicemente Carpenter ha voluto denunciare pubblicamente il vergognoso atteggiamento denigratorio che lui e Romero hanno spesso subíto dalla critica americana.

    1. 1) Dal primo all’ultimo pugno sono poco più di cinque minuti e mezzo
      2) In originale cita anche sè stesso, ma l’attestato di stima nei confronti di Romero c’è, appunto, nell’attacco a quella critica che demonizzava entrambi, qui rappresentata da uno degli alieni. A mio parere è una strizzata d’occhio molto affettuosa 😉

  2. 1)
    Credo che la differenza sia dovuta al fatto che un film su pellicola viene proiettato con un minutaggio diverso (ma più reale) rispetto alla versione riprodotta in DVD e BLU-RAY. Ricordo ancora che in sala molti storsero il naso dinanzi a quella famosa scena, considerata eccessiva. A me invece piacque un casino!
    2)
    Certo che una strizzatina d’occhio al suo amico George, con il quale ha condiviso il proprio malessere difronte ai sicofanti della produzione (John li definisce ancora oggi così) e all’intero establishment hollywoodiano. Ma per dovere di cronaca mi sembrava corretto ricordare che nel film l’accusa del critico alieno è contro entrambi.

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