Dirt: l’album che consacrò gli Alice In Chains

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Il grunge ha fatto sognare ogni adolescente, o quasi, del pianeta, prima di trasformarsi e diventare qualcos’altro. Quelli erano anni d’oro e spensierati in cui iniziavano ad affiorare le problematiche più futili della vita, dove il male di vivere prendeva sempre più possesso di quei corpi giovani trasformandoli in quello che siamo diventati oggi: un popolo di pessimisti cronici.

I gruppi più influenti del grunge sono quelli che trovate qui: molti sono i personaggi degni di nota, artisti che hanno contribuito alla nascita, alla storia e alla decadenza del movimento, dando il giusto supporto e soprattutto la propria arte. Uno di questi, è fuor di dubbio Layne Staley che ha dato il suo contributo con ben due progetti: i Mad Season e gli Alice In Chains.

Quest’ultimo progetto l’ha portato al successo, ovviamente non da solo. Il contributo reale l’hanno dato anche Jerry Cantrell, che alla chitarra è stato sempre considerato uno dei maestri assoluti, Mike Starr al basso e Sean Kinney alla batteria.

Gli Alice In Chains hanno realizzato ben 15 album. Si formarono nel non troppo lontano 1987 e sono attivi ancora oggi, sebbene per molti la fine della formazione originale ne ha segnato il decesso nel 2002, dopo la scomparsa di Layne. Dopo quell’anno ognuno intraprese progetti separati, ma nel 2005 tornarono a suonare in alcuni festival insieme. La vera e propria scossa che riuscì a far smuovere gli animi di molti amanti del genere fu nel 2009, con la realizzazione e produzione di un nuovo album, da cui ne seguirono altri due con l’aiuto della voce di William DuVall, frontman dei Comes With The Fall.

Dirt è il secondo album degli Alice in Chains e per molti il loro capolavoro. Si distacca molto dal primo Facelift, grazie alle atmosfere più cupe e malinconiche, e tende ad avvicinarsi alle sonorità dello sludge e stoner metal. Forse proprio per questo motivo ha avuto un forte impatto all’orecchio dell’ascoltatore che ha intravisto una sorta di maturità rispetto al primo album, magari più semplice e ancora un po’ troppo immaturo. Dirt è considerato l’album più vicino al cantante, dal punto di vista testuale: i testi raccontano la sua storia e il suo rapporto con l’eroina.

Are you happy? I’m, man
Content and fully aware money, status, nothing to me
’cause your life is empty and bare.”

La qualità che prevale negli Alice, è la loro versalità nei testi. Non si parla sempre di droga, basta ricordare la meravigliosa Rooster, in cui si racconta della guerra del Vietnam e dell’esperienza del padre e del chitarrista Cantrell, a cui avevano dato proprio questo nomignolo.

“Here they come to snuff the rooster,
yeah here come the rooster.”

Con Dirt gli Alice In Chains hanno consolidato la loro cifra stilistica verso gli ascoltatori: un gruppo che fa delle sensazioni istintive il loro punto di forza, conquistando lo stomaco di chi li scopre senza troppe filosofie o tecnicismi.

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