Il padre del poliziesco, Wilkie Collins

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Sono le umide e buie strade di Londra, battute dall’incessante ticchettio della pioggia e invase dal tanfo dei rifiuti, quelle che percorre un uomo in cerca di soluzioni.

La prima, meno pressante ma professionalmente più impellente, si trova negli archivi della polizia londinese e nei racconti di chi pratica il mestiere con spietata perizia, nei giornali che raccolgono funesti particolari giudiziari e negli occhi di chi ogni giorno scandaglia i bassifondi britannici a braccetto con il peggior crimine.

La seconda porta il corpulento figuro a scendere in luoghi tenebrosi, inadatti ad una personcina tutto sommato colta e ben educata, in mezzo a straccioni e tagliagole per procurarsi ciò che la medicina non potrebbe elargire, se non sotto la blanda forma di laudano.

L’uomo in questione è Wilkie Collins, in cerca di oppio e di storie delittuose.

Questo nome, ben noto infatti agli appassionati di polizieschi e gialli, rimane per il resto piuttosto adombrato da altri grandi nomi come Poe, Agatha Christie, Conan Doyle, Rex Stout o Charles Dickens; probabilmente solo a quest’ultimo si deve la popolarità, negli anni cinquanta del XIX secolo, dell’amico e collaboratore Wilkie Collins, che figura come firma stabile nella famosa rivista diretta da Dickens, la Household Words, e successivamente consacrato come geniale autore del mistero grazie a La pietra di Luna, pubblicato a puntate (il feuilleton) sul periodico All the Year Round, sempre diretto dall’amico e collega Dickens.

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Wilkie Collins è considerato, nelle antologie e nei manuali di letteratura, come il vero padre del genere poliziesco.

Perché dunque il nostro Collins vaga per le plumbee stradine di Londra? Perché vuole documentarsi con precisione sulle indagini dei più macabri delitti, aspira a conoscere nel dettaglio i movimenti del sagace investigatore, le paure nascoste del corpulento poliziotto, il terrore negli occhi della cameriera che scopre un terribile ed inspiegabile assassinio.

Non è facile capire immediatamente l’innovazione di Collins: dopo tonnellate di carta ed inchiostro che hanno descritto felicemente i percorsi mentali e fisici di grandi investigatori – Sherlock Holmes su tutti – ci sembra tutto scontato e molto familiare, ma nell’Ottocento non era così usuale scrivere di tradimenti, furti, sparizioni, sostanze stupefacenti e torbidi crimini, riuscendo ad inserire questo funesto marasma nel quadro  di un’ottima società inglese, la cui patinata esistenza è rotta da terribili misteri.

We had our breakfasts — whatever happens in a house, robbery or murder, it doesn’t matter, you must have your breakfast.

A rendere questo contorno più veritiero si attiva la genialità di Collins, ovvero presentare uno stuolo di personaggi di ogni estrazione, con una vasta gamma di caratteri e colori, e sopratutto basare le trame ed i loro personaggi su fatti e persone reali, vicine, tanto meglio se direttamente interrogabili. Infatti Collins e l’amico Charles Dickens erano avvezzi frequentatori di detective, tanto che l’ispettore Jonathan Whicher fu preso a modello per il personaggio del sergente Cuff e La pietra di Luna come una variazione romanzata di un suo caso.

Perfino inserire nei suoi romanzi una sostanza come l’oppio qui è sintomo di “realismo”, in quanto Collins poteva condurre osservazioni privilegiate sull’uso, il consumo regolare e l’abuso di questo medicinale da parte di un paziente tenace: egli stesso. Senza farne mistero – era un uomo che oggi giudicheremmo “aperto di mente”, mentre all’epoca avrà creato un certo scandalo – lo scrittore passò dal curarsi la gotta con il laudano al procacciarsi con una certa foga dosi di oppio ben superiori alle prescrizioni mediche (si dice anche 12 volte superiori ad una normale dose), che insieme alla passione per lo champagne, i sigari ed il raffinato cibo francese, era parte integrante dell’ingegnoso quanto allucinatorio processo creativo.

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Così nasce La pietra di Luna (The Moonstone), grande successo editoriale del 1868 e fonte di ispirazione per tutti i futuri scrittori che avrebbero poi avidamente copiato la struttura e i meccanismi dell’intrigo, l’investigatore freddo e sagace, il cast di personaggi che si muovono attoniti sulla scena e la scia di indizi e rivelazioni progettate in funzione delle puntate della rivista, reinventando le modalità del romanzo del mistero. Collins crea un modello per il romanzo “giallo” che oggi ci è molto familiare: disseminare il romanzo, fin dalle prime pagine, di indizi – compresi quelli falsi e fuorvianti – utili allo stesso modo ai personaggi e ai lettori.

La regola del fair play, in cui il lettore ha esattamente gli stessi elementi e le stesse possibilità dell’inquirente di risolvere l’enigma, intavolando un testa a testa che si concluderà solo nelle ultime pagine, arriva intatta dalla metà dell’Ottocento fino alle nostre più moderne trame di serie tv e romanzi del mistero.

Most can raise the flowers now, for all have got the seed.
Molti ora possono far crescere i fiori, perché tutti hanno il seme.

The Flower, Alfred Lord Tennyson

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