In ricordo di Dolores O’Riordan, la voce del rock irlandese

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Questo non vuole essere il solito articolo che tratta della scomparsa di una celebrità: i media si sono scatenati già abbastanza sulla questione della morte di Dolores O’Riordan, la cantante irlandese leader dei Cranberries che ci ha abbandonati il 15 gennaio 2018. Senza analizzare troppo a fondo la questione, tutto quello che possiamo dire su questa triste vicenda è che Dolores era una persona fragile e forte al tempo stesso, una donna che amava i tre figli avuti da Don Burton, ex-manager dei Duran Duran, che aveva sposato nel 1994. Non vogliamo soffermarci troppo nemmeno sulla strana situazione per cui le autorità accorse sul luogo, un hotel su Park Lane a Londra -dove la cantante si trovava per una breve sessione di registrazioni con la sua band- abbiano in un primo momento dichiarato di trovarsi di fronte a una “morte inspiegabile”, per poi ritrattare il tutto e liquidare la cosa come “morte non sospetta”.

Il vero obiettivo a cui tende questo articolo è piuttosto il ripercorrere, seppur brevemente, la storia di questa artista. Una artista che ha dato una voce potente al rock irlandese e che ha saputo interpretare brani ricchi d’emozione, nati da un misto di elementi autobiografici, di temi sociali e molto controversi.

Dolores Mary Eileen O’Riordan nasce nel 1971 a Limerick, da una famiglia cattolica, ed è la più piccola di sette fratelli. Ha un’infanzia tormentata, soprattutto tra gli 8 e i 12 anni, a causa degli abusi da parte di un amico di famiglia, trauma che la segnerà anche negli anni a venire, tanto da portarla a soffrire di depressione e di gravi disturbi alimentari. La tragedia sarà poi d’ispirazione per la composizione del brano Ode To My Family (qui sopra).

Tuttavia è proprio dalla giovane età che Dolores comincia ad avvicinarsi alla musica, scrivendo le sue prime canzoni. Nel 1990 arriva la vera svolta nella sua vita: partecipa a un’audizione indetta da un gruppo chiamato The Cranberry Saw Us, di cui fanno parte come membri fondatori i fratelli Noel e Mike Hogan (rispettivamente alla chiatarra e al basso) e Fergal Lawler (alla batteria), e che sono in cerca di un valido sostituto per il cantante Niall Quinn, deciso ad abbandonarli. È lo stesso Quinn a segnalare la giovane Dolores ai suoi compagni, determinando così l’inizio della sua avventura con quelli che da lì a poco cambieranno il loro nome in The Cranberries.

Siamo quindi dei primissimi anni ’90, in un’Irlanda che vede, così come il resto del mondo, un radicale cambiamento della scena musicale: si scoprono nuove tendenze come l’artenative rock e, in contemporanea, ci si lascia influenzare dal grunge, sconfinado in quello che viene definito come post-grunge. In un’epoca di transizione come quella, i Cramberries, capitanati da un’energica Dolores O’Riordan, trovano l’ambiente adatto per emergere grazie a un primo brano, Uncertain, che ottiene un enorme successo e che darà il nome a un successivo EP. Poco dopo, nel ’93, il gruppo si trova a fare da sostegno agli Suede in un tour in America e, nello stesso anno, si prepara al debutto con l’album Everybody Else Is Doing the Same, So Why Can’t We?. Da quel momento in avanti, tutto il modo apprende dell’esistenza dei Cranberries: Dolores è un’artista carismatica, che canta con passione e che -cosa più importante di tutte- sa come trasmetterla al pubblico.

Negli album successivi, la band azzarda temi molto forti nelle sue canzoni, comprendendo quale sia il vero potere comunicativo della musica. Per esempio in No Need To Argue (1994) è contenuta la canzone Zombie, che propone una cruda -e probabilmete tanti di voi ricorderanno il video- riflessione sulle conseguenze del conlitto nell’Irlanda del Nord. Quella stessa Irlanda che è terra di tradizioni in cui i Cranberries affondano le loro radici per esplorare i confini del celtic rock. Ma il successo non è tutto per Dolores: nel portare avanti la sua lotta contro la depressione, la cantante si affida alla musica, oltre che alla religione, dimostrando un’affezione particolare per papa Giovanni II -che avrà l’occasione di incontrare di persona al concerto di Natale nel 2001 – evento a cui prenderà parte anche nel 2005 e 2013.

Nonstante le numerose pubblicazioni di successo, nel 2003 Dolores si allontana dalla band e ricerca una sua strada, dando inizio alla propria carriera solista che la vede impegnata nell’incisione di due album –Are You Listening? (2007) e No Baggage (2009). Una decisione sbagliata, comunque, su cui presto farà marcia indietro, e che termina di lì a breve con la reunion del gruppo (2009) e la successiva uscita dell’album Roses (2011).

Nel frattempo, Dolores porta avanti altri progetti come il super trio new wave/electronic dei D.A.R.K., nato nel 2016 dalla collaborazione con il bassista Andy Rourke (The Smiths) e il produttore Olé Koretsky. Il primo full-lenght dei D.A.R.K. viene registrato a Ontario, Canada e si intitola Science Agrees.

Arriviamo, però, ai tempi più recenti: la nostra cantante soffre ormai da tempo di bipolarismo, di instabilità nell’umore e di una forte depressione -dalla quale non sembrerebbe essersi mai del tutto liberata. Dopo un’aggressione nei confronti di una hostess e un poliziotto all’aeroporto di Shannon, Dolores rischia di essere arrestata, ma viene poi rilasciata a causa delle sue precarie condizioni di salute mentale.

Questa spiacevole situazione di infelicità la trascina sempre più verso l’orlo di un baratro oscuro dal quale nemmeno i suoi affetti sembrano poterla salvare. Insomma, la sua morte parrebbe essere stata determinata proprio da questi fattori, anche se nulla può ancora darsi per certo: quello che è sicuro è che il mondo della musica ha perso tragicamente un’icona del rock, un personaggio che ha segnato un’epoca e dato voce a una band determinata e coraggiosa nella proposta dei suoi pezzi. E noi vogliamo ricordarla così.

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