La musicalità nascosta di W. B. Yeats

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Il poeta simbolo d’Irlanda William Butler Yeats si definisce, insieme con T. S. Eliot, Ezra Pound e James Joyce uno degli “ultimi romantici”. Figlio di John e fratello maggiore di Jack Butler Yeats, entrambi pittori, cresce a stretto contatto con l’ambiente preraffaellita e durante la giovinezza si avvicina all’esoterismo. I suoi componimenti risentono delle immagini della pittura del padre, ma anche delle suggestioni dell’occulto, del simbolismo francese e, in alcuni casi, del suo coinvolgimento politico.

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É proprio nell’ambito del movimento nazionalista irlandese che intorno al 1890 conosce Maud Gonne, attrice e patriota. L’amore mai corrisposto per questa bellissima donna è protagonista di molte delle sue opere più affascinanti e appassionate. Il suo struggimento proseguirà fino (e forse anche dopo) al matrimonio con la moglie Georgie, avvenuto quando Yeats aveva ormai 52 anni, rassegnato dall’ennesimo rifiuto di Maud. Il tormento si riflette nelle poesie a lei dedicate, come No Second Troy, in cui è paragonata ad Elena di Troia per l’amore distruttivo che provoca:

Why, what could she have done, being what she is?
Was there another Troy for her to burn?

Perché, cosa avrebbe potuto fare essendo quella che è?
C’era forse per lei un’altra Troia da bruciare?

Molti musicisti, da Dolores O’Riordan ad Angelo Branduardi (che gli dedica un intero album, Branduardi canta Yeats, 1989), si sono ispirati alla poetica di Yeats per comporre canzoni. Tutta la sua opera è infatti permeata da una musicalità ancestrale che spinge in modo spontaneo alla cantillazione. In questa registrazione possiamo sentire il poeta leggere The Lake Isle of Innisfree con una cadenza da poeta beat, quasi un Allen Ginsberg del primo Novecento.

I versi cesellati, le parole unite ai silenzi formano dei contrappunti ora armoniosi ora dissonanti. L’impalcatura perfetta dei suoi componimenti è il riflesso della concezione cosmologica a cui è legato il poeta dublinese, descritta nel trattato A Vision.

Intrise di esoterismo e sensualità, alcune delle ultime liriche sono chiamate programmaticamente Canzoni. Le tre Canzoni dell’ancella, la Canzone dell’amante e le due Canzoni del ciambellano sono un breve compendio di immagini senza tempo e di una dolcezza inquietante per il modo diretto con cui ci arriva, in una melodia silenziosa, ogni singolo verso.

The Lady’s Third Song

When you and my true lover meet
And he plays tunes between your feet
Speak no evil of the soul,
Nor think that body is the whole,
For I that am his daylight lady
Know worse evil of the body;
But in honour split his love
Till either neither have enough,
That I may hear if we should kiss
A contrapuntal serpent hiss,
You, should hand explore a thigh,
All the labouring heavens sigh.

Quando tu e il mio amante fedele v’incontrate
Ed egli nel tuo grembo intona melodie
Non dir male dell’anima,
Né credere che il corpo sia tutto,
Poiché io, sua signora di giorno
so del corpo mali peggiori;
Ma con onore dividi in due l’amore
Sí che ciascuno non abbia abbastanza dell’una e dell’altro,
Ed io senta se ci baciamo
A contrappunto il sibilo del serpe,
E tu senta se una mano ti esplora la coscia
Il sospiro di tutti i cieli in travaglio.

(trad. Giorgio Melchiori, da Quaranta poesie di W.B. Yeats)

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