Crucify: l’anima rock di Tori Amos contro chi ne chiede il sacrificio

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Every finger in the room
Is pointing at me
I wanna spit in their faces
Then I get afraid of what that could bring

Ogni dito in questa stanza
È puntato verso di me
Vorrei sputargli in faccia
Ma poi ho paura di quel che potrebbe succedere

Tori Amos stava per essere crocifissa. Ogni dito nella stanza è puntato su di lei.

Questa soffocante atmosfera è stata quella in cui si è trovata a crescere l’eroina del rock anni ‘90 dalla fulva chioma.

Sollevatele le mani, inchiodatela, crocifiggetela pure.

Cresciuta in un ambiente soffocante tra padre pastore predicatore, nonna calvinista sostenitrice della verginità femminile, Tori si sentirà oppressa da un mondo religioso che prende forma nella sua famiglia.

Ma Tori è un animale libero.

Tori è libera sessualmente, culturalmente, musicalmente. Mentre il padre teneva riunioni di preghiera lei si masturbava al piano di sopra, mentre il padre le faceva girare uno spot Kellogg’s da Cornflake Girl (uno dei suoi singoli migliori) lei si sentiva una Raisin (uvetta, o magari intendeva in elevazione) girl, più difficile da trovare in una scatola di cereali. Rara perché libera di essere se stessa. Rara perché spiritualmente consapevole di essere libera.

Ed è così che Tori lascia indietro la bambina prodigio da conservatorio, la bambina da cultura musicale classica, e si siederà al piano, ma per suonare gli Zeppelin, i Nirvana. Selvaggia, erotica. È più del sesso, dice.

Nel ‘92 esce Crucify. In questo pezzo Amos si libera dal conformismo religioso imposto dall’ambiente familiare e in generale dall’ambiente religioso americano. Tori cerca un salvatore e lo trova in se stessa.

I’ve been looking for a savior in these dirty streets

I’ve been raising up my hands
Drive another nail in
Just what God needs
One more victim

Ho cercato un salvatore sotto queste strade sporche

Ho alzato le mie mani
Conficca un altro paletto
Giusto quello di cui Dio ha bisogno
Una nuova vittima

Le percussioni nel pezzo scandiscono gli sguardi di un ambiente giudicante, mentre arriva il piano che addolcisce la situazione. Tori parla di quando cercava un salvatore sotto le lenzuola, sembra di vederla abbandonarsi con le mani all’indietro per una lenta crocifissione cui sembrava rassegnarsi. Il riff del piano ci porta nell’indagine di Tori con rabbia e la lirica si estende fino a quei vocalizzi che sembrano tanto una liberazione. Liberazione che non è dolorosa, perché è coerente con se stessa.

Tori sa chi è. Tori è rock perché si è liberata dalle catene, ha scansato la crocifissione, ha rifiutato i chiodi della stigmatizzazione bigotta e perbenista. Se l’uccello vola fuori, ragazza sei solo una gabbia, dice. Tori le catene le ha fatte saltare in aria, si è seduta al pianoforte e ha fatto Rock. Libera, naturale, selvaggia, selvatica.

Why do we
Crucify ourselves
Every day
I crucify myself

Nothing I do is good enough for you
Crucify myself
Every day
I crucify myself

And my heart is sick of being
I said my heart is sick of being in
Chains, oh oh oh
Chains, oh oh oh

Perché
Ci crocifiggiamo
Ogni giorno
Mi crocifiggo

Quel che faccio non è mai abbastanza per te
Crocifiggimi
Ogni giorno
Mi crocifiggo

E il mio cuore è stanco
Ho detto che il mio cuore è stanco
Di essere in catene, oh oh oh
In catene, oh oh oh

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Fabiana Falanga scrive storie di musica su Roses Of Rock e Auralcrave. Seguila su Instagram.

 

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