L’ultimo film incompleto di Orson Welles che verrà prodotto da Netflix

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Per certi versi, la storia dietro all’ultimo film di Orson Welles, The Other Side of the Wind, rimasto incompleto dopo la sua morte e mai uscito ufficialmente, copre un arco di tempo che dura ottant’anni. È una storia piena di aneddoti e circostanze che appartengono ai tempi che furono, in cui i grandi registi erano i dei del mondo del cinema e produrre un film era come un atto di creazione di vita. C’è un libro che ne racconta molti aspetti, Il Making Of di The Other Side of the Wind di Josh Karp uscito nel 2015, e un (lunghissimo) articolo uscito qualche tempo fa sulla sezione “Hollywood” di Vanity Fair che ne fa emergere bene i dettagli.

Il film è uno dei tanti casi in cui Orson Welles ha avuto difficoltà di produzione a causa della mancanza di finanziamenti. Le riprese del film (iniziate negli anni ’70) durarono sette anni, a più riprese, senza una vera e propria organizzazione. Gli attori che ci recitarono (tra cui figura John Huston nei panni del protagonista Jake Hannaford) non lessero mai una sceneggiatura completa. “Non abbiamo nemmeno un budget“, diceva spesso Welles sul set. Era tutto nella sua testa. Agli attori spiegava la situazione specifica in cui avrebbero recitato e gli lasciava libertà di improvvisazione. E nessuno di loro aveva idea di com’era il film nel suo complesso. In un’intervista, alla domanda “Di cosa parla The Other Side of the Wind?“, Welles una volta rispose: “Non ne ho la più pallida idea“.

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John Huston, Orson Welles e Peter Bogdanovich nel set di The Other Side of the Wind

È per quello che The Other Side of the Wind viene spesso descritto come l’8 e Mezzo di Orson Welles. Come per il celebre film di Fellini, era una storia di meta-cinema che intendeva venire fuori dalla reale mancanza degli elementi fondamentali per realizzare un film. Per Fellini a mancare era la storia, ma non i fondi. Per Orson Welles l’esatto contrario. La storia infatti, a quanto pare, c’era: raccontava di un regista nella fase finale della sua vita, intenzionato a girare un film scandaloso ed estremo, con molte scene di nudo, che nonostante fosse eterosessuale si innamora dell’attore principale del suo stesso film.

La circostanza che ha impresso l’idea nella testa di Orson Welles pare risalga a parecchi anni prima, quando nel 1937 era un attore che prometteva bene e stava recitando una parte sulla guerra civile spagnola basata su uno scritto di Ernest Hemingway. Welles si azzardò a proporre dei cambi al testo di Hemingway, facendo andare su tutte le furie lo scrittore, fino ad arrivare agli insulti e poi alla zuffa. Uscì fuori la parola “frocio” e Welles rispose col suo senso dell’assurdo, iniziando ad agire in maniera volutamente eccessiva ed effemminata verso Hemingway. “Quanto è forte lei, Mr. Hemingway! E quanto è grande!” Da lì a poco, iniziarono a volare le sedie.

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John Huston in una scena del film

La storia nella mente di Welles si trasformò in una storia di omosessualità latente e rapporto tra regista e attore come tra Dio e uomo proprio dopo la morte di Hemingway, nel 1961. Le riprese del film invece iniziarono nel 1970 e terminarono nel 1976, con un grosso quantitativo di pellicola girata, che aspettava solo di essere montata e trasformata in un film vero e proprio. Negli ultimi anni della sua vita, Welles era solito mostrare delle scene di quel film quando riceveva premi ed onorificenze, nel tentativo di convincere i produttori a finanziarlo. Tutti risultavano entusiasti del talento di Orson Welles, ma nessuno mai ha proposto un finanziamento serio e robusto che permettesse di finire il film.

Con l’avanzare dell’età, Welles aveva anche chiesto al suo fidato amico e regista Peter Bogdanovich di portare al termine il film, “in caso mi succedesse qualcosa“. Ed è qualcosa che Bogdanovich ha ancora in mente: se ne parlava già nel 2009 e c’è stata una raccolta fondi nel 2014, che però non bastò. La notizia recente, però, è che Netflix si è offerta di produrre il film, rilanciando le speranze che finalmente si riesca a vedere uno dei film più travagliati e difficili della storia del cinema. “È come un sogno che diventa realtà“, ha dichiarato lo scorso Marzo il responsabile dei contenuti Netflix Ted Sarandos, “l’idea di dar vita all’ultimo film di Orson Welles lasciando intatta la sua originale intenzione artistica è motivo di grande orgoglio per me e per Netflix. I cinefili di tutto il mondo potranno scoprire per un’ultima volta la magia genuina di Orson Welles“.

Sarà ancora presto per cantare vittoria, ma sperare non costa nulla.

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