Album: Audion – Alpha

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Gli è sempre stata addosso in maniera impeccabile, l’etichetta di pop sperimentale d’avanguardia su Matthew Dear. Ci ha costruito una carriera fatta di dischi sghembi e inafferrabili, cinque album ufficiali dal 2003 ad oggi, partecipando intanto allo sviluppo della sua Ghostly International, e non è un caso che il producer statunitense abbia deciso di non sviluppare troppo il suo moniker Audion nei ultimi anni: al di là dei molti EP pubblicati nel tempo, era dal 2005 che non sentivamo un vero e proprio album dell’alter ego techno di Matthew Dear.

Il problema è quello noto, e delicatissimo, che conosciamo bene: al giorno d’oggi, essere originali con la techno è missione quasi impossibile. Persino lui, con suo background di artista che sa guardare oltre, per metà del nuovo album fa un’enorme fatica a distinguersi dagli altri. Perché la techno oggi è inserita in una cornice di aspettative ben precisa e farne parte significa continuare il proprio giro di ossessioni oscure in loop che da essa tutti vogliono. Lui il suo carattere ce lo mette nell’uso implacabile delle derive acid, ma la verità è che l’unico vero tratto distintivo di Audion a questo giro è l’aver voluto inserire alcune fragranze più morbide, più ariose, più house, come nel singolo qui sopra. Ma è una cosa impercettibile. Troppo poco per poterlo definire un disco differente. Cosa che, di fatto, non è.

6,5 / 10

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