Ten Walls, il nuovo singolo e la revirgination mediatica

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Ecco un plateale caso di revirgination mediatica, tentata dai protagonisti di una delle peggiori “gaffe” (se così si può chiamare) dell’elettronica recente: Ten Walls ha pubblicato ieri il nuovo singolo Shining, in free download sul sito dell’associazione nazionale LGBT lituana, con tanto di parte vocale offerta dal cantante transgender Alex Radford. Lo trovate qui sotto.

Piccolo passo indietro: Ten Walls è un produttore house lituano parecchio apprezzato dal pubblico europeo per aver pubblicato una manciata di tracce di ottimo livello quali Gotham e Walking With Elephants. Apprezzato almeno fino a quest’estate, quando il ragazzo ha avuto la bella idea di scrivere una serie di post acidissimi contro gli omosessuali e in generale la comunità LGBT (appunto), definiti “individui di una razza diversa” che “una volta venivano messi a posto nel modo giusto“. Serie di post che ovviamente son stati cancellati immediatamente, ma che son stati subito coperti dalle testate giornalistiche (qui una delle tante) e che ha causato l’indignazione dell’intera comunità elettronica, compreso immediato annullamento delle partecipazioni ai festival che si sarebbero tenuti nei mesi a venire. Insomma, una vera e propria catastrofe per l’immagine pubblica di un artista, catastrofe a cui è stato impossibile rimediare nonostante i ripetuti post di scusa venuti subito dopo.

Ora, sei mesi dopo, l’artista ci riprova, con un’operazione che intende riconciliarsi con la stessa comunità che aveva preso di mira in precedenza. E ovviamente nessuno di noi è stupido al punto da non capire che non si tratta di un provvidenziale ravvedimento verso posizioni più equilibrate, ma semplicemente di un tentativo di riconquistare i media con una mossa ad effetto. Mossa che in effetti può dirsi riuscita, visto che praticamente tutti i magazine specializzati esteri hanno coperto la notizia (Mixmag, RA, Fact, Vice, insomma nessuno escluso).

Va condannato? L’embargo mediatico e di fruizione che si è sviluppato quest’anno è qualcosa da continuare con tenacia? Beh, magari no, non più. Nel senso che Ten Walls sarà pure un integralista con posizioni estreme e incapace di comunicare a un mondo – quello dance – da sempre vicino alla comunità omosessuale e alla libertà di epsressione individuale. Ma d’altro canto, Ten Walls non è né nostro fratello, né l’amico con cui condividiamo le conversazioni sui temi d’attualità di fronte a un bicchiere di vino. È un artista che seguiamo perché fa musica compatibile ai nostri gusti, tutto qua. Quindi i tempi sono maturi abbastanza da chiudere un occhio sul suo aspetto umano (visto che di grandi artisti che umanamente erano grandi stronzi è piena la storia, e visto anche che lui ha già pagato a caro prezzo la sua uscita infelice) e rifocalizzarci sul Ten Walls artista. Che in fondo è il vero motivo per cui io, voi e tutti gli altri abbiamo un rapporto di un certo tipo con lui.

D’altronde, il ragazzo è ancora in grado di offrire qualità musicale, come si vede anche dal pezzo in questione, che ha anche introdotto una parte vocale promettente per il suo sound. Il pezzo vale l’ascolto e vale anche la meritata copertura mediatica, come li valgono anche gli eventuali prossimi pezzi che pubblicherà, se la qualità è confermata. Senza che questo significhi aver “perdonato” quel che ha combinato. Si sposta semplicemente il focus sull’unico motivo per cui Ten Walls può ancora risultare interessante a noi, ossia la musica. Per i dibattiti sociologici vale la pena dedicarsi ad altre sedi ed altre posizioni.

Per inciso: se l’articolo che avete appena letto avesse presentato una posizione di ostilità netta contro questa operazione (e siam sicuri che qualcuno da qualche parte lo farà), state sicuri che avrebbe avuto un impatto più efficace sul pubblico di lettori, in termini di condivisibilità e potenza social. Perché siamo e restiamo comunque nell’era delle posizioni inflessibili e della condivisione di pancia. Il pensiero equilibrato mediaticamente “non tira”. Eppure è la vera cosa che il sistema giornalistico ha bisogno per gestire questi tempi dominati da estremismo e meccanismi di azione-reazione automatici. Almeno è questo ciò di cui da queste parti siamo fermamente convinti. Indipendentemente dai click.

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