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Carrie su Prime: il nuovo finale e come Mike Flanagan ha reinventato la storia per oggi

📌 In questo approfondimento

La serie Carrie di Prime Video firmata da Mike Flanagan ripensa il romanzo del 1974 di Stephen King introducendo i personaggi inediti di Emaline e Adelaide per costruire un universo psichico più ampio. Se il libro si chiude con una tragedia definitiva e la morte di Carrie, la serie modifica il finale per gettare le basi di una seconda stagione. Questo articolo esplora le principali differenze con il libro, le motivazioni nascoste dei nuovi personaggi e le esperienze personali di bullismo scolastico che hanno ispirato sia King che Flanagan.

Questa analisi è disponibile anche in inglese: Carrie on Prime: The New Ending, and How Mike Flanagan Reinvented the Story for Today

Quando Mike Flanagan reinterpreta una storia di Stephen King, è sempre un fenomeno degno di attenzione: il regista americano ha già dimostrato una particolare passione per l’autore, le sue due prove precedenti con Il Gioco di Gerald e Doctor Sleep hanno dimostrato di saper cogliere alla perfezione le profondità cerebrali delle storie originali, e le sue abilità nel rendere libri su schermo si sono confermatre anche con operazioni più ambiziose, come con La Caduta della Casa degli Usher e il confronto con le opere di Edgar Allan Poe.

Ma con Carrie, possiamo dire che Flanagan si è superato. È il primo romanzo di Stephen King, una storia che si apre e si chiude nel giro di una manciata di pagine e che non era stata pensata con possibilità di estensioni. Eppure, la serie su Amazon Prime riesce a ridirigerla in territori nuovi, introducendo nuovi personaggi, cambiando il finale e lasciandoci tutti a chiederci se davvero potrebbe esserci una seconda stagione.

Chi sono dunque Emaline e Adelaide in Carrie, cosa vogliono e da dove vengono? Quali sono le differenze tra la serie su Prime e il libro di Stephen King? Ed esistono esperienze personali che hanno ispirato King o Flanagan a ritrarre il tema del bullismo a scuola in maniera così tragica ed efficace? Dietro a ognuna di queste domande si nasconde la possibilità di cogliere la bellezza unica di questa storia, che affascina lettori e spettatori da anni.

Carrie su Amazon Prime: il finale della serie e le differenze col libro

La storia di Carrie è nota sia ai lettori fedeli di Stephen King che ai cinefili che hanno già visto il film di Brian De Palma del 1976: una ragazza vittima di una dimensione familiare claustrofobica che ha reso impossibile la sua integrazione a scuola. I compagni la deridono, la prendono di mira, Carrie è incapace di difendersi da tanta cattiveria, e la sua rabbia verso la madre e il mondo esterno la portano a scoprire dei poteri straordinari, che vengono fuori proprio quando perde il controllo. Spostare gli oggetti diventa presto un’abilità che Carrie impara a esercitare volontariamente, e quando gli eventi degenerano, la userà per vendicarsi di tutti quelli che le hanno rovinato la vita.

La serie di Mike Flanagan fa crescere la storia con lentezza, mostrandoci la crudeltà a cui Carrie è sottoposta sia a scuola che a casa. Da spettatori, abbiamo una voglia sempre più forte di vedere una forma di rivalsa per la protagonista, che ci appare fragile e disperatamente bisognosa di aiuto. La scena finale, con Carrie che viene eletta regina del ballo e poi ricoperta di sangue dall’ultima bravata di Chris, è visualmente vivida e proviene direttamente dalle pagine del libro.

Carrie – Official Trailer | Prime Video

Il finale, però, è completamente differente. Nella serie su Prime, Carrie lascia scendere tutta la sua ira sulla scuola, per poi tornare a casa ed affrontare la madre, improvvisamente decisa a volerla uccidere. Nel romanzo di Stephen King, Carrie finirà per morire dopo la lotta con la madre Margaret: la vicenda termina con Carrie che emana l’ultimo respiro tra le braccia dell’amica Sue Snell e le investigazioni che succederanno a quella notte.

Era il primo romanzo di Stephen King, un’opera che ha rischiato di non nascere mai e che invece ha preso vita grazie all’insistenza della moglie Tabitha, che ha convinto l’autore a riprendere in mano la vicenda dopo averne bruciato i primi tentativi. Tabitha aiuterà Stephen King a sviluppare la storia offrendo il punto di vista femminile, il romanzo vedrà la luce nel 1974 ed avrà un sorprendente successo già nel primo anno. Per Stephen King, l’obiettivo era portare a termine il suo primo romanzo completo, quindi la sua storia termina con le complesse investigazioni dopo la strage al ballo e con una lettera scritta da una madre scollegata dalla vicenda, che allude all’esistenza di altre bambine con poteri telecinetici simili.

La serie, invece, non solo permette a Carrie di sopravvivere, ma ne prolunga la storia attraverso la fuga organizzata da Emaline, lo spirito guida che l’ha accompagnata per otto episodi. Margaret morirà dopo essere stata interrogata da Adelaide, Carrie si allontana in auto con Emaline, piena di domande senza risposta, e a noi lettori tocca cercare di capire cosa sta accadendo. È questo il territorio nuovo in cui ci porta la serie, perché Emaline, Adelaide, e il finale con Carrie ancora in vita, sono tutti elementi originali introdotto da Flanagan, lontani dalle vicende raccontate nel libro originale di Stephen King.

Chi sono Emaline e Adelaide in Carrie su Amazon Prime?

Emaline è il personaggio che attrae più domande. Appare abbastanza presto nella storia, come una figura affine a Carrie, che ha vissuto esperienze simili e che sembra volerla guidare nel graduale processo di presa di coscienza che la renderà capace di usare i suoi poteri nel totale controllo. All’inizio sembra una studentessa della scuola, poi Carrie finirà per convincersi che non è reale, dopo aver visto le riprese di lei parlare da sola, senza nessuno intorno. Nel finale della serie, però, Adelaide è in effetti una ragazza in carne e ossa, che salva Carrie dopo il crollo di casa sua e la porta via in auto.

Come spiega Adelaide, Emaline è una ragazza che possiede un altro tipo di poteri: è un “proiettore astrale,” quindi una persona che può far apparire la propria proiezione lontana dal proprio corpo. Fino al salvataggio finale, dunque, Emaline aveva interagito con Carrie semplicemente come proiezione, ma si tratta di una ragazza reale, che riesce finalmente a raggiungerla in auto alla fine della serie.

Emaline seduta vicino a Carrie nella serie Prime

Emaline sembra avere a cuore il destino di Carrie. Non solo la aiuta a padroneggiare i suoi poteri, ma la guida nei momenti più difficili, fino a spingerla a vendicarsi alla fine liberando i suoi poteri senza controllo. Nella scena finale, Emaline e Carrie sono in macchina, in viaggio verso una meta sconosciuta, e Emaline rifiuta persino di condividerne i dettagli con Carrie per paura che le altre donne con poteri possano leggerle la mente e rintracciarle.

Adelaide, invece, sembra essere la leader del gruppo di “donne speciali” che stanno cercando di entrare in contatto con Carrie. Le loro intenzioni non sono ancora del tutto chiare: nella scena del ballo, vediamo le altre due donne del gruppo fermare l’intrusa che sta cercando di sparare a Carrie, quindi sembra chiaro che la vogliano viva. Adelaide ucciderà la madre di Carrie dopo l’interrogatorio, così da non avere sorprese per i suoi piani futuri. In base alle sue parole, il gruppo sta cercando di raggiungere Carrie, perché da sola, lì fuori, potrebbe non essere al sicuro. Ci tocca però valutare la possibilità che queste donne vogliano usare Carrie per altri scopi. Emaline, invece, sembra intenzionata a nascondersi da quel gruppo e aiutare Carrie autonomamente.

Di Emaline, Adelaide e delle altre donne del gruppo non c’è assolutamente traccia nel libro originale di Stephen King. Questi personaggi sono stati creati da Mike Flanagan e dal team di scrittori per estendere la storia, pescando da altre storie dell’universo di Stephen King (come il gruppo di bambini speciali ne L’Istituto, il romanzo del 2019) e dandole la possibilità di continuare per un’eventuale seconda stagione. Carrie è ancora viva, ed è ora coinvolta in un reticolo di intenzioni misteriose di altre donne dai poteri straordinari, che vogliono proteggere o usare Carrie per fini non ancora chiari.

Mike Flanagan ha scelto di far interpretare il personaggio di Adelaide a Kate Siegel, che è stata la protagonista centrale ne Il Gioco di Gerald e La Caduta della Casa degli Usher, quindi l’intenzione di dare a questo personaggio un respiro più lungo è ormai chiara. Il regista ha persino dichiarato di aver pensato Carrie come un progetto di tre stagioni: è ovvio quindi come la serie sia ben più di una storia su una bambina speciale vittima di bullismo a scuola, ed i fan ora stanno solo aspettando di capire se un sequel ci sará o no.

A cosa è ispirata la storia di bullismo di Carrie? Le esperienze personali di Stephen King e Mike Flanagan

Gli atti di bullismo di cui è vittima Carrie sono ritratti in maniera così crudelmente realistica da spingere a chiederci se sono state esperienze personali ad ispirarla. Stephen King ha parlato in effetti di cosa ha ispirato Carrie nel suo libro “On Writing,” pubblicato nel 2000, ed è possibile leggerne l’estratto qui su reddit. Carrie incrocia le figure di due compagne di classe di Stephen King ai tempi della scuola, che nel libro chiama “Sondra” e “Dodie”: la prima gli era rimasta impressa per il rigore religioso con cui era stata cresciuta (King ricorda l’enorme crocifisso in casa sua e la sua domanda, “tu sei stato salvato da Cristo?”), mentre la seconda era diventata vittima sistematica della derisione e dell’odio dei compagni perché veniva vestita ogni giorno sempre allo stesso identico modo.

In quelle pagine, Stephen King ha ammesso di non aver fatto abbastanza per difendere Dodie dal bullismo, finendo a volte persino per unirsi al gruppo che derideva lei e suo fratello. A sedici anni, è difficile prendere posizione contro il gruppo di tendenza di una classe, ma quando l’autore ha ricordato quegli eventi prima di scrivere Carrie, si è reso conto della complessità di quelle dinamiche, e di come sia le vittime che gli autori di quegli atti siano semplicemente dei ragazzi che non hanno ancora gli strumenti necessari per fare ciò che è giusto.

Tristemente, Sondra e Dodie non ce l’avevano fatta: entrambe erano morte prima che Carrie vedesse la luce, vittima di un attacco epilettico la prima, e morta per suicidio la seconda. Le cronache diedero la colpa del suicidio di Dodie alla depressione post-parto, ma Stephen King sospettava che le vicende accadute a scuola avessero giocato un ruolo.

Anche Mike Flanagan ha parlato del suo punto di vista verso il bullismo mentre lavorava su Carrie, in questa intervista su iHorror. Il regista ha ammesso di aver vissuto pressioni di matrice bullista da piccolo, ma si è anche reso conto che gli adolescenti di oggi sono sottoposti a una situazione molto peggiore: mentre prima il bullismo restava un fatto che iniziava e finiva tra le mura delle aule scolastiche, oggi essere vittima di bullismo significa venire perseguitati anche nei social network e sui gruppi accessibili con gli smartphone. È una dinamica che non ha confini, e da cui è molto più difficile difendersi, perché le implicazioni si estendono alla vita di quei studenti fuori dalle scuole.

Per la serie Carrie su Prime, l’dea era di raccontare qualcosa di nuovo, ed è per questo che Flanagan ha deciso di ambientare la storia nel mondo contemporaneo, a differenza della storia originale che era uscita negli anni ’70. In questo modo, non solo la serie riesce a rappresentare come i tentacoli del bullismo ti perseguitano anche fuori dalla scuola, arrivando a genitori, professori ed eventi sociali lontani, ma ne spiega anche l’origine psicologica: i ragazzi oggi giustificano quei comportamenti come dei “semplici scherzi,” una spiegazione che sentiamo più volte per bocca di Chris nella serie. L’incapacità di comprendere la gravità di quegli atti è uno degli aspetti più preoccupanti del bullismo oggi: non solo i ragazzi non sono in grado di prendersi la responsabilità delle loro azioni, ma non riescono nemmeno a capirne gli effetti e la serietà delle ripercussioni.

La serie Carrie dunque raggiunge diversi scopi. Da un lato, un grande classico di Stephen King torna in TV in una forma aggiornata per il pubblico moderno, dall’altro la storia si estende per coinvolgere le dinamiche del bullismo nella società odierna e allungare la vicenda della protagonista, che ora è circondata da altri individui speciali con delle intenzioni non ancora del tutto chiare. Messa così, impedirne una seconda stagione sarebbe proprio un crimine.

Carlo Affatigato

Carlo Affatigato

Carlo Affatigato è il fondatore e Direttore Editoriale di Auralcrave. Ingegnere di formazione con un background in psicologia e life coaching, è analista culturale e scrittore professionista dal 2008. Carlo è specializzato nell'estrarre significati nascosti e intenzioni umane dalle storie globali di tendenza, unendo il rigore scientifico a una lente umanistica per spiegare l'impatto psicologico dei nostri momenti culturali più significativi.View Author posts