Carrie: la storia del primo romanzo di Stephen King

Siamo nell’estate del 1972 e il professor Stephen Edwin King, neo marito e papà, sempre in bolletta, tanto da doversi vendere la macchina, sta lavorando ad un racconto. In precedenza ha già provato ben quattro volte a sfondare nel mondo letterario ma nessun tentativo si è rivelato degno di nota. Dicevamo, siamo nel 1972 e tra problemi economici e di salute, Stephen King sta lavorando ad una storia che ha come protagonista un adolescente che, con la comparsa delle mestruazioni, vede (ri)comparire un aspetto della sua persona che aveva sepolto tra i meandri della propria memoria.

Ad un certo punto, durante quella prima stesura, King si accorge che quella storia non ha nulla di eccezionale decidendo così di cestinare il tutto.

“Devo essere sincero: non mi aspettavo molto da Carrie. Pensavo: ‘Chi vorrà mai leggere un libro su una poveretta afflitta da problemi mestruali?’ Non riuscivo a credere di essere al lavoro su una storia del genere.”

S. King

Qui entra in gioco Tabitha, sua moglie, o per chi ha letto il breve romanzo, Tabby, persona a cui è dedicato il lavoro.

“A Tabby, che mi ha fatto entrare in questo incubo, e poi ne me ha fatto uscire.”

Dedica dell’autore.

Infatti, se Tabby non fosse stata perseverante nell’incoraggiare il marito a continuare la storia e poi farla visionare, probabilmente nessuno di noi avrebbe mai letto o visto Carrie.

2.500. È questa la cifra in dollari che la Doubleday paga per comprare i diritti del romanzo, un affare per l’editore! Penserete col senno di poi, ma inizialmente, “Carrie” vendette solo 13.000 copie in tutta l’America. Bisognerà aspettare l’edizione tascabile e soprattutto il film per vendere il milione di copie.

Intanto grazie ai diritti delle vendite cartacee e a quelli della trasposizione cinematografica Stephen King abbandona l’insegnamento e gli alti lavoretti extra per dedicarsi esclusivamente alla scrittura.

Ma Carrie chi è? Carrie, come accennato ad inizio articolo è un adolescente, adolescente presa di mira dai suoi coetanei per via dello stile di vita, diverso da quello degli altri, imposto dalla madre, Margareth. Le fonti di cui King si è servito per creare il personaggio sono state: una sua ex compagna di classe e un’allieva a cui insegnava.

Il tutto viene raccontato attraverso repentini cambiamenti narrativi; le sensazioni e le azioni dei protagonisti si alternano a stralci di articoli, interviste, relazioni e interrogatori riguardanti gli eventi avvenuti a Chamberlain in quella allegra e festosa serata di fine maggio.

La prima edizione del libro

La genialità e la lungimiranza del romanzo, probabilmente, sono rappresentate proprio dallo stile narrativo: oltre ad offrire al lettore diversi punti di vista e stati emotivi, sempre grazie agli estratti di articoli e interviste inserite nel mezzo della narrazione, King fa raccontare ai media un fatto di cronaca proprio come tv e giornali se ne occupano oggi. E questa particolarità la si trova già nell’incipit:

Notizia di cronaca riportata dal settimanale Enterprise di Westover (Maine) il 19 agosto 1966:

PIOGGIA DI PIETRE

Ci viene riferito che una pioggia di pietre è caduta da un cielo perfettamente sereno su Carlin Street, nella cittadina di Chamberlain, il 17 agosto. Diverse persone ne sarebbero state testimoni. Le pietre sono cadute sulla casa della signora Margaret White, rovinando gravemente il tetto e sfondando due grondaie e un tubo di scolo per un danno di circa 25 dollari. La signora White, vedova, abita nella casa di Carlin Street con la figlioletta di tre anni, Carrie.

Non si hanno commenti diretti, perché non è stato possibile avvicinare la signora White.

Nessuna delle ragazze fu realmente sorpresa quando accadde: non realmente, non nel subconscio, dove allignano le cose oscure. In superficie, le ragazze nella sala docce erano eccitate, sconvolte, indignate, disgustate, o semplicemente contente che quella merdosa della White l’avesse presa in quel posto un’altra volta. Qualcuna dichiarò più tardi di esser stata sorpresa: ma non era vero, naturalmente. Alcune erano state compagne di classe di Carrie fin dalla prima, e tutto era cominciato già da allora, ed era poi cresciuto, lentamente e costantemente cresciuto secondo le leggi che governano la natura umana, con l’ineluttabilità di una reazione a catena, fino al punto di esplosione.

Quello che nessuna di loro sapeva, ovviamente, era che Carrie White era telecinetica.

“Carrie”, prima opera di uno dei più grandi scrittori viventi, è stato bollato fin da subito come romanzo di genere Horror, ma in realtà, come in tanti altri romanzi, Stephen King anche in questo si è servito del macabro per raccontare aspetti della realtà non sovrannaturali ma non per questo meno inquietanti.

Infatti, a far rabbrividire non è l’aspetto sanguinario o sovrannaturale ma l’atteggiamento mostruoso e privo di empatia delle masse, composte da persone, nei confronti del diverso.

Nel caso di Carrie, per gli alunni della scuola di Chamberlain ogni occasione è buona per burlarsi brutalmente del brutto anatroccolo della situazione. Proprio per questo, alla luce dei fatti di cronaca riguardanti il bullismo, Carrie potrebbe avere un grande valore pedagogico.

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